Tele e sculture ringiovaniscono nel laboratorio del restauratore

10 DIC 13
Ultimo aggiornamento: 14:43 | 16 MAG 25
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La bellezza è qualcosa da riscoprire con pazienza, dolcezza, rispetto. È un’impressione che affiora tra le pieghe di un panneggio o sul volto di un dipinto crettato, patinato dal tempo, pronto a destare nuova meraviglia. Un compito fatto di precisione e passione, che ogni giorno impegna lo studio di restauro in via Robolotti a Cremona, dove da oltre vent’anni lavorano Luciana Manara ed Enrico Perni. Si occupano di tele, tavole, sculture e manufatti lignei di artisti più o meno noti, che talvolta svelano colori insospettabili, firme nascoste o preziosi dettagli storico-artistici. «Ogni opera ha una storia a sé – spiega Luciana –. Alcune entusiasmano per la qualità pittorica, altre sono una sfida tutta da recuperare». Così è stato per la Sacra Famiglia nella chiesa di Sant’Abbondio, restaurata nel 1992 e oggi collocata presso il Museo Lauretano. Tre figure lignee realizzate da Giacomo Bertesi nel XVII secolo e ricoperte da una patina brunita, quasi fosse bronzo. Nulla di più distante dall’aspetto originario: «Già in laboratorio avevamo intuito la policromia delle statue, ma nessuno immaginava un simile stato di conservazione», afferma la restauratrice. Diversi mesi di lavoro hanno riportato alla luce pigmenti vivaci e dettagli, prima oscurati da fumo di candela, oliature e ridipinture. «Il restauro coniuga tanti aspetti, dalla chimica alla storia dell’arte – spiega Enrico –. Al di là della manualità è un lavoro più scientifico che creativo, tutto parte da osservazione e diagnosi».
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