Centri di aggregazione per giovani in periferia resistono solo gli oratori

Lo spunto ci viene dal questionario del quartiere Po, di un paio di mesi fa. In cosa vorreste che il vostro quartiere migliorasse, di quali servizi avreste bisogno?
Le risposte sono state diverse e articolate con argomenti condivisibili.
C’è chi ha suggerito un centro prelievi, un parco giochi per i bambini, la sistemazione di strade e marciapiedi, un centro di aggregazione per gli anziani. Il questionario era anonimo, ma le risposte lasciano intendere che la partecipazione sia stata solo di adulti e anziani.
Non c’è traccia di un’esigenza giovanile. Del resto, cosa fanno i quartieri per i giovani?
«La gran parte dei giovani del quartiere Po va all’oratorio di Cristo Re», spiega Giuseppe Viero, vicepresidente del comitato di quartiere.
«E’ un oratorio grande e aperto che offre una moltitudine di opportunità. C’è anche una sala riservata agli anziani. Ecco, forse è questo che è emerso: ci siamo preoccupati di quegli anziani che hanno bisogno di un luogo d’incontro e per varie ragioni, non intendono andare all’oratorio. Ma ad un centro di aggregazione giovanile fuori dall’oratorio non abbiamo pensato».
Emanuele Re, presidente del quartiere Zaist, lo ritiene invece un’esigenza: «Da sempre ci sono ragazzi che non frequentano l’oratorio e che potrebbero essere interessati ad una proposta, diciamo così, più laica. E’ vero, però, che su questo aspetto i comitati di quartiere sono fermi, non hanno iniziative. Ogni tanto mi raccontano di quando funzionavano i centri di aggregazione giovanile. Da noi, allo Zaist, c’è ancora il polo Ghisiotto. Ma ho provato ad andare a vedere. Tutto chiuso, non c’è l’annuncio di un’iniziativa, solo dei numeri di telefono da contattare. Certo, se la disponibilità di fondi è uguale a zero, è inevitabile che il locale resti chiuso. Però è un peccato non sfruttarlo».
Le risposte sono state diverse e articolate con argomenti condivisibili.
C’è chi ha suggerito un centro prelievi, un parco giochi per i bambini, la sistemazione di strade e marciapiedi, un centro di aggregazione per gli anziani. Il questionario era anonimo, ma le risposte lasciano intendere che la partecipazione sia stata solo di adulti e anziani.
Non c’è traccia di un’esigenza giovanile. Del resto, cosa fanno i quartieri per i giovani?
«La gran parte dei giovani del quartiere Po va all’oratorio di Cristo Re», spiega Giuseppe Viero, vicepresidente del comitato di quartiere.
«E’ un oratorio grande e aperto che offre una moltitudine di opportunità. C’è anche una sala riservata agli anziani. Ecco, forse è questo che è emerso: ci siamo preoccupati di quegli anziani che hanno bisogno di un luogo d’incontro e per varie ragioni, non intendono andare all’oratorio. Ma ad un centro di aggregazione giovanile fuori dall’oratorio non abbiamo pensato».
Emanuele Re, presidente del quartiere Zaist, lo ritiene invece un’esigenza: «Da sempre ci sono ragazzi che non frequentano l’oratorio e che potrebbero essere interessati ad una proposta, diciamo così, più laica. E’ vero, però, che su questo aspetto i comitati di quartiere sono fermi, non hanno iniziative. Ogni tanto mi raccontano di quando funzionavano i centri di aggregazione giovanile. Da noi, allo Zaist, c’è ancora il polo Ghisiotto. Ma ho provato ad andare a vedere. Tutto chiuso, non c’è l’annuncio di un’iniziativa, solo dei numeri di telefono da contattare. Certo, se la disponibilità di fondi è uguale a zero, è inevitabile che il locale resti chiuso. Però è un peccato non sfruttarlo».
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