Banche, in provincia scendono filiali e dipendenti

Il sindacato dei bancari a congresso. La Fabi (Federazione Autonoma dei Bancari Italiani) ha infatti in programma questa mattina, alle 10 presso Palazzo Trecchi, il XIX Congresso Provinciale sul tema “Giovani e ‘non’ lavoro: solo colpa della crisi?”.
I rappresentanti degli iscritti provenienti dalle banche della città e della provincia eleggeranno i dirigenti del Consiglio direttivo provinciale e i delegati al Congresso Nazionale per i prossimi quattro anni.
Il Sindacato Autonomo dei bancari di Cremona rappresenta il 68% dei lavoratori del credito in provincia con 1150 iscritti su circa 1700 addetti. Dal 2009 al marzo 2013 gli sportelli bancari della nostra provincia sono passati da 297 a 279 con un decremento di 18 unità operative e il numero dei dipendenti sono passati da 1920 nel 2009 a 1703 a fine 2012, con una diminuzione del personale di 217 unità, secondo i dati Banca d’Italia.
Tra i lavoratori che aderiscono alla Fabi è in crescita la presenza femminile. E, ricordano i vertici, «dobbiamo sempre essere aperti al dialogo e al confronto, accettando punti di vista diversi, facendo sintesi di proposte e posizioni differenti, che hanno come obiettivo la valorizzazione e il miglioramento dello stato morale e sociale del dipendente bancario. Con la consapevolezza che il nostro impegno per la categoria dovrà difendere il mantenimento del Contratto Nazionale per garantire i diritti dei lavoratori, mantenere il Fondo di Solidarietà, il nostro ammortizzatore sociale di categoria, che ha permesso e permetterà l’uscita volontaria di circa 68.000 colleghi entro il 2020. Ma il nostro impegno è anche per far fronte alla crisi economica con un modello di banca attento alla clientela, ai territori, ai lavoratori e alle loro famiglie, affrontare e risolvere il problema della disoccupazione giovanile mediante i contratti a tempo indeterminato, stabilizzando i contratti flessibili e porre fine agli sprechi e agli stipendi faraonici dei top manager nelle banche». Tra i temi sotto la lente anche «l’individuazione di un’equa redistribuzione della produttività aziendale e un’azione contro le pressioni commerciali che hanno raggiunto livelli insostenibili».
I rappresentanti degli iscritti provenienti dalle banche della città e della provincia eleggeranno i dirigenti del Consiglio direttivo provinciale e i delegati al Congresso Nazionale per i prossimi quattro anni.
Il Sindacato Autonomo dei bancari di Cremona rappresenta il 68% dei lavoratori del credito in provincia con 1150 iscritti su circa 1700 addetti. Dal 2009 al marzo 2013 gli sportelli bancari della nostra provincia sono passati da 297 a 279 con un decremento di 18 unità operative e il numero dei dipendenti sono passati da 1920 nel 2009 a 1703 a fine 2012, con una diminuzione del personale di 217 unità, secondo i dati Banca d’Italia.
Tra i lavoratori che aderiscono alla Fabi è in crescita la presenza femminile. E, ricordano i vertici, «dobbiamo sempre essere aperti al dialogo e al confronto, accettando punti di vista diversi, facendo sintesi di proposte e posizioni differenti, che hanno come obiettivo la valorizzazione e il miglioramento dello stato morale e sociale del dipendente bancario. Con la consapevolezza che il nostro impegno per la categoria dovrà difendere il mantenimento del Contratto Nazionale per garantire i diritti dei lavoratori, mantenere il Fondo di Solidarietà, il nostro ammortizzatore sociale di categoria, che ha permesso e permetterà l’uscita volontaria di circa 68.000 colleghi entro il 2020. Ma il nostro impegno è anche per far fronte alla crisi economica con un modello di banca attento alla clientela, ai territori, ai lavoratori e alle loro famiglie, affrontare e risolvere il problema della disoccupazione giovanile mediante i contratti a tempo indeterminato, stabilizzando i contratti flessibili e porre fine agli sprechi e agli stipendi faraonici dei top manager nelle banche». Tra i temi sotto la lente anche «l’individuazione di un’equa redistribuzione della produttività aziendale e un’azione contro le pressioni commerciali che hanno raggiunto livelli insostenibili».
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