Tutta la verità sul Col del Lys A quasi settant’anni dall’eccidio, il gip Salvini ordina nuove indagini

8 NOV 13
Ultimo aggiornamento: 16:3416 MAG 25
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Il caso, in realtà, è tutt’altro che chiuso, nonostante siano trascorsi settant’anni da quei fatti. L’ultimo ad occuparsene è stato il Gip Guido Salvini, in seguito al procedimento penale nato dalla querela per diffamazione presentata dai congiunti di Aldo Protti nei confronti del figlio di Enrico Fogliazza e del giornalista cremonese ritenuto colpevole di aver offeso la figura morale e l’immagine del loro congiunto. La querela ha al centro la figura di Protti, baritono di fama internazionale cui il Comune ha dedicato nel 2010 via Lungastretta, decisione che ha suscitato polemiche e proteste in ragione della militanza di Protti, in gioventù, nelle formazioni armate della Rsi, soprattutto in occasione degli eventi più cruenti della guerra di Liberazione, tra cui l’eccidio al Colle del Lys.
I padri si sono scontrati sulle montagne della Val di Susa, i figli, settant’anni dopo, nelle aule di un Tribunale. Ma una parola definitiva sul caso “Protti” è ancora lontano dall’essere pronunciata. Neppure il giudice Guido Salvini se l’è sentita di chiudere definitivamente questa pagina dolorosa. Troppo sangue, troppi dubbi, troppo rancore.
La Resistenza, per il comandante “Kiro” non è mai finita. Per tutta la vita ha avuto davanti agli occhi l’immagine di quei corpi martoriati al Col del Lys ed ha cercato invano di scacciare i fantasmi in uniforme della Guardia Nazionale Repubblicana. L’ex sergente Aldo Protti si è sempre proclamato innocente, messa da parte la divisa di quegli anni maledetti, si è dedicato ad una folgorante carriera artistica da baritono che lo ha portato a calcare i palcoscenici di mezzo mondo. E’ scomparso nel 1995, Kiro gli è sopravvissuto, e la pena è diventata struggimento quando il Comune di Cremona, nel 2010, ha dedicato una via all’eterno nemico.
Il giudice Salvini non ha potuto non tener conto di quelle proteste e polemiche, della vasta eco che ancora adesso la vicenda continua ad avere nelle parole del figlio Deo, deciso a sostenere le ragioni del padre, e della vedova Protti, Tanako Masako, e i figli Takayuki e Takanori protesi a difendere la memoria del loro congiunto. E di fronte alla richiesta di archiviazione del Pm nel processo penale per diffamazione intentato nei confronti di un giornalista cremonese e dello stesso Deo Fogliazza, il giudice ha capito l’importanza di cercare definitivamente la verità su quei tragici fatti.
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