Crema, Comune e Provincia rotta di collisione su Charis

5 NOV 13
Ultimo aggiornamento: 20:39 | 17 GIU 26
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«Per il cantiere Valcarenga il Comune ha già svolto un ruolo di facilitatore ma non posso sostituirmi alla Provincia. D’ora in poi spetta a Salini accordare o negare le richieste dei creditori del campus». E’ questa la linea espressa dal sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, al termine dell’incontro che si è tenuto ieri pomeriggio in Comune insieme al liquidatore della Charis, Alessandro Bani, le aziende creditrici, il direttore lavori e l’istituto di credito a suo tempo finanziatore dell’opera, oltre ad un creditore ipotecario su alcuni immobili della Fondazione vicina a Cielle. L’incontro, come già anticipato, è servito a verificare possibili scenari per riconvertire una parte dell’immobile incompleto come polo scolastico alternativo a quello già programmato dalla Provincia in via Libero. Le ditte creditrici hanno ribadito la loro disponibilità di ritirare la struttura a copertura parziale del debito di Charis, offrendosi anche di terminare il campus affittandolo poi alla Provincia. Il liquidatore ha ribadito quanto preannunciato nei giorni scorsi: l’operazione dovrà essere verificata ascoltando i pareri di tutti i trenta creditori con un passaggio obbligato anche dal presidente del tribunale di Cremona, Ines Marini. «Il Comune di Crema non si ferma qui», precisa il sindaco. «Perorerò la causa dei creditori chiedendo di accelerare le nomine dei periti che dovranno stimare il patrimonio immobiliare della onlus ciellina». Poi Bonaldi chiarisce i confini entro cui può spingersi. «Come amministratore non ho altri poteri di costrizione. E’ la Provincia cui spetta, in ultima analisi la decisione finale in merito alla sospensione della realizzazione del polo di San Bartolomeo».
Il sindaco in qualche modo anticipa il contenuto della lettera che invierà nei prossimi giorni all’amministrazione provinciale in risposta ad una richiesta del presidente Salini. Quest’ultimo aveva invitato il Comune a chiarire formalmente l’intenzione di chiedere alla Provincia di sospendere la realizzazione del polo di San Bartolomeo. In quel caso, aveva scritto Salini «il Comune dica se è disponibile a garantire la cessazione delle obbligazioni assunte dalla Provincia con l’atto di compravendita del terreno di via Libero Comune». In totale 2,5 milioni.
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