Croce rossa, offerte in calo del 50 per cento ma cresce l’attività socio-assistenziale

Alla ricerca di una nuova sede e di risorse. Queste le preoccupazioni del Comitato Locale di Cremona della Croce Rossa, realtà solida per l’alto numero di volontari, alle prese però con un duplice effetto della crisi: se da un lato finanziamenti e donazioni sono diminuiti del 50%, dall’altro sono aumentate le richieste di intervento a favore di senzatetto e famiglie che vivono situazioni di grave precarietà. Tanto che la presidente Federica Cavaglieri parla di un cambiamento nella «mission» dell’ente, da sanitaria a socio-assistenziale.
Alcuni comitati stanno attraversando difficoltà causa crisi di “vocazioni”. E a Cremona?
«Questo è ancora un terreno fertile per il volontariato in generale: da sempre la risposta è forte. Risentiamo del mutamento sociale: le persone hanno meno tempo libero da dedicare agli altri e se il comparto faceva grande affidamento su pensionati giovani, ora invece questo apporto sta lentamente venendo meno. Ma i nostri numeri sono ancora di tutto rispetto: il tesseramento 2013 si è chiuso con 431 iscritti. Ora è appena partito il corso di arruolamento di volontari di primo soccorso: ci sono 72 partecipanti che speriamo restino in servizio attivo».
«Questo è ancora un terreno fertile per il volontariato in generale: da sempre la risposta è forte. Risentiamo del mutamento sociale: le persone hanno meno tempo libero da dedicare agli altri e se il comparto faceva grande affidamento su pensionati giovani, ora invece questo apporto sta lentamente venendo meno. Ma i nostri numeri sono ancora di tutto rispetto: il tesseramento 2013 si è chiuso con 431 iscritti. Ora è appena partito il corso di arruolamento di volontari di primo soccorso: ci sono 72 partecipanti che speriamo restino in servizio attivo».
In tempo di tagli, si pensa ad un riordino dell’ente: da pubblico a privato. Se accadrà, quali saranno le ripercussioni occupazionali a livello locale?
«E’ un nodo da sciogliere, anche perché la nostra struttura è molto complessa. Il progetto prevede la trasformazione di Cri in azienda di promozione sociale. Il problema sta nel coniugare l’autonomia patrimoniale con lo statuto che parla di patrimonio unico. Si sta valutando un passaggio a step, che partirà proprio dai comitati locali e provinciali: questa metamorfosi dovrebbe avvenire a gennaio 2014. Le ricadute saranno soprattutto a livello centrale. Mentre per quanto riguarda i nostri tre dipendenti (un amministrativo e due operatori tecnici) non ci dovrebbero essere conseguenze».
«E’ un nodo da sciogliere, anche perché la nostra struttura è molto complessa. Il progetto prevede la trasformazione di Cri in azienda di promozione sociale. Il problema sta nel coniugare l’autonomia patrimoniale con lo statuto che parla di patrimonio unico. Si sta valutando un passaggio a step, che partirà proprio dai comitati locali e provinciali: questa metamorfosi dovrebbe avvenire a gennaio 2014. Le ricadute saranno soprattutto a livello centrale. Mentre per quanto riguarda i nostri tre dipendenti (un amministrativo e due operatori tecnici) non ci dovrebbero essere conseguenze».
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