Immobili abbandonati, tra i non so e i non posso tutto resta com'è

In questi mesi abbiamo coniato ed usato il termine di “architettura disponibile”, a sottintendere la volontà di cogliere in ogni fabbricato, in ogni vuoto urbano, la loro potenzialità, l’opportunità di tornare ad essere, anche in modo innovativo, un tassello del grande mosaico di una città viva, che cerca di esprimersi, di generare risorse, di preservare una forte identità ed attrattività per il suo futuro. E ne è sortita una mappa di casi eclatanti di questo patrimonio non solo edilizio, ma soprattutto culturale e con la qualità di poter essere considerato una parte significativa del motore che dovrebbe muovere Cremona. In chiusura del dibattito li riproponiamo tutti insieme, un colpo d’occhio che insistiamo a credere di grande ricchezza piuttosto che di grande desolazione.
Eugenio Bettinelli
E se provassimo a fare un gioco?
Dai vari interventi o dagli organi di informazione si sono rilevate delle esigenze e delle funzioni di servizio mancanti a Cremona, la cui soddisfazione potrebbe contribuire a consolidare anche all’esterno il ruolo che la città ha scelto di darsi:
-Museo della città, dove siano esposti i documenti della storia di Cremona, facendoli uscire dai depositi delle varie istituzioni. Da pensare in un palazzo adatto ad accogliere allestimenti permanenti e temporanei sui più importanti aspetti dell’identità di Cremona.
-Museo della musica, o della storia dell’organologia, che raccolga collezioni private e pubbliche in un percorso organico, con laboratori per una ludoteca musicale.
-Mercato permanente agroalimentare, dove si ritrovino le eccellenze della produzione alimentare e agricola del territorio, sia dalla tradizione che dall’innovazione.
-Giardino d’inverno, con tutti i servizi per la permanenza, polo d’attrazione e di aggregazione per tutte le stagioni.
-Biblioteca e mediateca musicale, con attività commerciali di settore.
-Complesso ricettivo di alto profilo, con annesse attrezzature congressuali e per eventi pubblici e privati (dov’è in centro un ristorante o una sala utilizzabile per catering congressuale e turistico per la fascia da 100 a 300 persone?).
-A completamento del Museo del Violino, spazi per attività didattiche di medio lunga durata, spazi per ospitalità studiosi del settore, depositi e servizi per le esposizioni, spazi di riunione di piccola media capacità.
-Un grande luogo di visibilità, all’interno della città, legato ai temi dell’Expo 2015, luogo di cui non sembra di trovare traccia in nessun programma.
-Spazi per servizi e supporto alle manifestazioni ed eventi che interessano il centro, ad evitare orrende tendopoli o disordinati insediamenti temporanei.
Lasciamo ai lettori il semplice gioco di provare ad associare ad ogni bisogno un luogo per soddisfarlo: con un processo sicuramente superficiale, comunque bisognoso di analisi e riscontri approfonditi, sicuramente si potrà vedere una città per certi versi identica a se stessa ma con segni di innovazione e vitalità che danno conforto per il futuro. Esistono le necessarie capacità progettuale e qualità imprenditoriale, si possono perpetuare storiche eccellenze che ci appartengono?
Ci ostiniamo a credere che sia un oltraggio insopportabile pensare il contrario.
-Museo della città, dove siano esposti i documenti della storia di Cremona, facendoli uscire dai depositi delle varie istituzioni. Da pensare in un palazzo adatto ad accogliere allestimenti permanenti e temporanei sui più importanti aspetti dell’identità di Cremona.
-Museo della musica, o della storia dell’organologia, che raccolga collezioni private e pubbliche in un percorso organico, con laboratori per una ludoteca musicale.
-Mercato permanente agroalimentare, dove si ritrovino le eccellenze della produzione alimentare e agricola del territorio, sia dalla tradizione che dall’innovazione.
-Giardino d’inverno, con tutti i servizi per la permanenza, polo d’attrazione e di aggregazione per tutte le stagioni.
-Biblioteca e mediateca musicale, con attività commerciali di settore.
-Complesso ricettivo di alto profilo, con annesse attrezzature congressuali e per eventi pubblici e privati (dov’è in centro un ristorante o una sala utilizzabile per catering congressuale e turistico per la fascia da 100 a 300 persone?).
-A completamento del Museo del Violino, spazi per attività didattiche di medio lunga durata, spazi per ospitalità studiosi del settore, depositi e servizi per le esposizioni, spazi di riunione di piccola media capacità.
-Un grande luogo di visibilità, all’interno della città, legato ai temi dell’Expo 2015, luogo di cui non sembra di trovare traccia in nessun programma.
-Spazi per servizi e supporto alle manifestazioni ed eventi che interessano il centro, ad evitare orrende tendopoli o disordinati insediamenti temporanei.
Lasciamo ai lettori il semplice gioco di provare ad associare ad ogni bisogno un luogo per soddisfarlo: con un processo sicuramente superficiale, comunque bisognoso di analisi e riscontri approfonditi, sicuramente si potrà vedere una città per certi versi identica a se stessa ma con segni di innovazione e vitalità che danno conforto per il futuro. Esistono le necessarie capacità progettuale e qualità imprenditoriale, si possono perpetuare storiche eccellenze che ci appartengono?
Ci ostiniamo a credere che sia un oltraggio insopportabile pensare il contrario.