Fondi regionali azzerati per le tre cliniche cittadine che perdono 4 milioni di euro Effetto della delibera sulle funzioni non tariffabili

Mentre si attende la scure della spending review dal Governo centrale e il riordino della rete ospedaliera, le strutture private della città iniziano a fare i conti con la prima tangibile diminuzione - o addirittura con la totale sparizione - di fondi un tem‐ po garantiti dalla Regione. Sono quelli stanziati per le funzioni non tariffabili. Si tratta di finanziamenti che vengono destinati alla copertura di tutte quelle prestazioni erogate l’anno prima da Asl e ospedali (pubblici e privati) che non possono trovare remunerazione in un prezzario predeterminato. Si va dalla ricerca alla didattica universitaria, dalla riabilitazione all’emergenza‐urgenza, come ad esempio l’attività di pronto soccorso, che deve essere garantita 24 ore su 24 indipendentemente dal numero dei servizi effettivamente svolti.
A fronte di 35 milioni 599 mila euro ricevuti nel 2011 da tutti i presidi locali, in tre anni ne sono andati persi quasi 5 milioni. La maggior parte in capo al privato. E l’ultima delibera approvata dalla Giunta Regionale il 25 ottobre scorso, ha impresso un ulteriore giro di vite attraverso nuovi criteri di assegnazione. Obiettivo: limitare la discrezionalità (fonte di polemiche oltre che di inchieste giudiziarie). Così facendo però sono state escluse alcune realtà lombarde dalla comunque sostanziosa contribuzione complessiva di 968 milioni di euro, di cui 173 destinati ai privati.
E’ il caso della Casa di Cure Figlie di San Camillo, del San Camillo e della neonata Fondazione “Teresa Camplani” della Congregazione Ancelle della Carità, che raggruppa oltre alla struttura di via Aselli anche “Do‐ mus salutis” di Brescia e “San Clemente” di Mantova.
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