Te lo dico col cuore

28 OTT 13
Ultimo aggiornamento: 02:44 | 16 GIU 26
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Mente e cuore, beato chi riesce a farli andare d’accordo. Un binomio azzardato, come l’oro e il ferro: impossibili da conciliare. Le ragioni del sentimento sono spesso in contrasto con quelle della mente. Fino a qui nessuna novità. Nella filosofia e nell’arte per secoli le emozioni sono state localizzate agli antipodi rispetto alla razionalità. Ma come cambia questo rapporto se ad indagarlo non è un artista bensì un primario di cardiologia? Dietro il camice le proporzioni cambiano e si scopre che in realtà cervello e cuore sono più vicini che mai. «Numerosi studi – spiega Giuseppe Inama, direttore del reparto di Cardiologia dell’ospedale di Crema - dimostrano che una mente afflitta da depressione ed ansia facilita lo sviluppo delle malattie cardiache come infarti ed aritmie». Il discorso vale anche se analizzato dal senso opposto. «Quando siamo preoccupati per qualcosa – sottolinea ancora Inama – dal petto partono tanti piccoli input che bombardano la mente fino a farci stare male». Quale migliore ricetta da adottare per creare un binomio funzionante? Nessun consiglio su alimentazione e vita sana ma un invito a vivere ogni giorno con il sorriso. Le persone di indole ottimista e gratificate dalla vita riescono spesso ad arrivare alla tarda età con maggiore frequenza rispetto ai soggetti pensosi, preoccupati, nevrotici e depressi. «Cuor contento, il ciel l’aiuta. La mia non è un’opinione personale», interviene il medico. «Ci sono lavori della letteratura scientifica che dimostrano il ruolo dell’ottimismo per migliorare e prolungare l’aspettativa di vita. Cerchiamo di essere felici e aiutiamo i malinconici a correggere la loro indole».
Meglio un giorno da leone o mille anni da pecora? Secondo i cardiologi è decisamente meglio la seconda opzione. Infatti la frequenza cardiaca sia negli animali che negli uomini è correlata alla durata della vita. Quasi si può affermare che vi sia un numero di battiti del nostro cuore da consumare con parsimonia. «Il bradicardico – interviene il medico – con pochi battiti al minuto è quasi sempre destinato ad un’esistenza più lunga, mentre il tachicardico, che vive la vita incalzato dal sistema nervoso accelerato, consuma le contrazioni più in fretta». Il cuore va risparmiato, non va fatto correre sempre. Anche le ore notturne, un periodo fondamentale per recuperare gli sforzi del muscolo, vanno godute senza troppi pensieri. Parlare del cuore significa affrontare inevitabilmente anche il suo legame con il cibo. I media di tutto il mondo bombardano con la mania della linea, della giovinezza e della magrezza. Non è solo un fatto estetico, ma anche di salute.
Ippocrate nel 550 avanti Cristo diceva che “il grasso è un’insidia e gli obesi rischiano di morire più improvvisamente dei magri”.
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