Mercato o regole, questo è il problema

Che cosa fare per evitare che “il degrado” abbia il sopravvento e condizioni nel tempo un intero quartiere? In primo luogo bisogna tenere conto che le vigenti normative che regolano i diversi Pgt (Piani di governo del territorio) debbono necessariamente essere duttili e sapersi adeguare alle esigenze dei tempi e ciò al fine di incentivare l’appetibilità del mercato.
I Comuni, gli enti in genere, sottoposti ai ferrei vincoli del patto di stabilità, nell’impossibilità di procedere agli interventi di recupero, debbono, in sintonia con le indicazioni ministeriali, porre in vendita i loro immobili. Ma attualmente, in un momento in cui l’intermediazione immobiliare è paralizzata dalla grave crisi economica che ha colpito in modo particolare tutto il settore edile e l’intera filiera ad esso collegata, è necessario trovare soluzioni alternative.
Per allettare la voglia di investimento e, di conseguenza, smuovere il mercato immobiliare, si rende necessario che nell’intervento su fabbricati/isolati o comunque sulle aree dismesse (di pregio e non) sia consentito all’investitore proponente o interessato di portare la modifica nella destinazione d’uso in relazione alle nuove esigenze. Un attento esame del fabbricato in questione potrebbe consentire comunque un ricompattamento dell’originario ed antico nucleo cittadino, spesso prettamente residenziale o comunque con attività produttive e, o commerciali/direzionali di vicinato. Oggi, più che mai, ogni intervento deve tenere conto dell’importanza collegata alla salvaguardia del bene comune del territorio agricolo non rinnovabile.
Quando si parla della manutenzione nell’edilizia storica, senza entrare in merito alle considerazioni e alle interpretazioni delle norme (Legge regionale12/2005 o testo unico DPR 380/2001), spesso e volentieri si evidenzia che tali norme contrastano con quelle propriamente dette sui fabbricati storici, laddove il Soprintendente, a volte con eccesso di zelo, diventa troppo vincolante, oseremmo dire ostile a qualsiasi proposta di intervento.
Ogni epoca ha le sue esigenze ed è condivisibile il contenuto dell’epigrafe affissa nel Palazzo dei Conservatori, a Roma, (che fa parte del gruppo dei fabbricati storici del Campidoglio dove il restauro, la manutenzione storica si è evoluta nel tempo), che riportiamo integralmente: “...per la redazione del progetto che ha richiesto molti anni, sono state elaborate diverse soluzioni che hanno portato, via via, a modifiche sostanziali, tenuto conto, oltre che del perfezionamento del valore estetico ed architettonico dell’intervento stesso, anche delle novità e delle scoperte verificatesi nel decennio. Il progetto quindi, nella sua veste architettonica e nella elaborazione dei contenuti espositivi si è “storicamente” evoluto, mantenendo inalterate le istanze originali ma plasmandosi in relazione alle rinnovate esigenze espositive e di “funzione”, come prezioso contenitore per preservare ed esaltare gli imponenti ruderi del tempio di Giove Capitolino”.
Qual è il messaggio che si vuole trasmettere? Si può preservare e restaurare, adeguandosi alle nuove scoperte tecnologiche sia per le tipologie dei mercati sia in funzione delle destinazioni in atto.
I Comuni, gli enti in genere, sottoposti ai ferrei vincoli del patto di stabilità, nell’impossibilità di procedere agli interventi di recupero, debbono, in sintonia con le indicazioni ministeriali, porre in vendita i loro immobili. Ma attualmente, in un momento in cui l’intermediazione immobiliare è paralizzata dalla grave crisi economica che ha colpito in modo particolare tutto il settore edile e l’intera filiera ad esso collegata, è necessario trovare soluzioni alternative.
Per allettare la voglia di investimento e, di conseguenza, smuovere il mercato immobiliare, si rende necessario che nell’intervento su fabbricati/isolati o comunque sulle aree dismesse (di pregio e non) sia consentito all’investitore proponente o interessato di portare la modifica nella destinazione d’uso in relazione alle nuove esigenze. Un attento esame del fabbricato in questione potrebbe consentire comunque un ricompattamento dell’originario ed antico nucleo cittadino, spesso prettamente residenziale o comunque con attività produttive e, o commerciali/direzionali di vicinato. Oggi, più che mai, ogni intervento deve tenere conto dell’importanza collegata alla salvaguardia del bene comune del territorio agricolo non rinnovabile.
Quando si parla della manutenzione nell’edilizia storica, senza entrare in merito alle considerazioni e alle interpretazioni delle norme (Legge regionale12/2005 o testo unico DPR 380/2001), spesso e volentieri si evidenzia che tali norme contrastano con quelle propriamente dette sui fabbricati storici, laddove il Soprintendente, a volte con eccesso di zelo, diventa troppo vincolante, oseremmo dire ostile a qualsiasi proposta di intervento.
Ogni epoca ha le sue esigenze ed è condivisibile il contenuto dell’epigrafe affissa nel Palazzo dei Conservatori, a Roma, (che fa parte del gruppo dei fabbricati storici del Campidoglio dove il restauro, la manutenzione storica si è evoluta nel tempo), che riportiamo integralmente: “...per la redazione del progetto che ha richiesto molti anni, sono state elaborate diverse soluzioni che hanno portato, via via, a modifiche sostanziali, tenuto conto, oltre che del perfezionamento del valore estetico ed architettonico dell’intervento stesso, anche delle novità e delle scoperte verificatesi nel decennio. Il progetto quindi, nella sua veste architettonica e nella elaborazione dei contenuti espositivi si è “storicamente” evoluto, mantenendo inalterate le istanze originali ma plasmandosi in relazione alle rinnovate esigenze espositive e di “funzione”, come prezioso contenitore per preservare ed esaltare gli imponenti ruderi del tempio di Giove Capitolino”.
Qual è il messaggio che si vuole trasmettere? Si può preservare e restaurare, adeguandosi alle nuove scoperte tecnologiche sia per le tipologie dei mercati sia in funzione delle destinazioni in atto.
Giacomo Groppelli
Presidente del Collegio dei Geometri
Pierluigi Lucchi
Referente del Collegio dei Geometri per il Comune di Cremona
Presidente del Collegio dei Geometri
Pierluigi Lucchi
Referente del Collegio dei Geometri per il Comune di Cremona