Faciocchi: «La crisi aguzza l’ingegno. Il campo delle professioni ha gli strumenti per rigenerarsi»

La crisi si fa sentire da lungo tempo anche nel mondo delle professioni. Recenti indagini hanno dimostrato che è troppo poco il lavoro oggi disponibile per tutti gli addetti del settore. A partire dalle liberalizzazioni imposte nel 2006 da Bersani, si sono assottigliati sempre più i redditi dei liberi professionisti, malgrado i tentativi striminziti di varie riforme. Il panorama legislativo odierno, pasticciato e frenetico, consolida un principio di fatto: l’incertezza delle norme, complice anche la modifica federalista della Costituzione, che ha autorizzato le Regioni a legiferare in modo concorrente, cioè diverso, su materie legate al mondo del lavoro. Un esempio su tutti: la certificazione energetica, che si applica in modo differente in Lombardia, in Emilia, in Piemonte … Così si ostacola nei fatti proprio quella libera circolazione del lavoro sul territorio, che tanto si voleva perseguire.
Ma la crisi aguzza l’ingegno. Ed il campo delle professioni in generale, e dell’ingegneria in particolare, ha gli strumenti per rigenerarsi, anche in modo spontaneo.
Quando il lavoro scarseggia, si può infatti dedicare maggior tempo allo studio, alla formazione, all’ingegno e all’innovazione. La competitività del settore, che è sempre esistita, spinge adesso verso una specializzazione sempre più forte. E la molteplicità dei saperi richiede un modo di lavorare diverso, in rete, anche a distanza. La figura dell’ingegnere “romantico”, amico di famiglia, riferimento del suo territorio, potrà ancora sussistere se adeguatamente strutturato ed al passo con i tempi.
L’informatica oggi rende accessibili migliaia di funzioni. E’ un bene prezioso, che deve essere salvaguardato ed incentivato. La comunicazione viaggia veloce. Altrettanto devono essere resi disponibili i dati in possesso della pubblica amministrazione (Open Data), in modo da contribuire ad elaborare buoni progetti e buone scelte, che sono sempre il momento più difficile per un uomo.
Vedere il proprio lavoro come un servizio per la collettività non è un concetto tramontato, anzi. Oggi più che mai si deve operare nella consapevolezza di alcuni principi irrinunciabili, quelli condensati nella nascente Carta Eco-Etica dell’ingegneria. La sensibilità crescente ha sviluppato il rispetto del nostro eco-sistema, la ricerca delle fonti energetiche rinnovabili, il minor consumo delle risorse del pianeta.
Questa è già la mission dell’ingegneria che cambia. Introdurre nel nostro habitat, opportunamente amalgamati con il concetto della bellezza, sistemi di risparmio energetico è la sfida per un nuovo modo di abitare. Non consumare più suolo vergine, che deve restare un patrimonio per l’agricoltura e per l’ambiente, induce a ripensare concretamente il riuso del contesto già edificato, per riqualificarlo sia sotto il profilo della sicurezza, sia sotto quello del consumo energetico. Ci sarà sempre meno opportunità per progettare il nuovo, ma sempre più per ripensare l’esistente. In questo contesto già si avvertono i primi segnali di ripresa: il mercato del legno, quello della domotica, dei sistemi energetici passivi, dei trasporti sono solo alcuni esempi di nuove prospettive di lavoro che si integra nell’attuale tessuto sociale.
Anche l’aspetto economico non è estraneo a questo circuito. Le scarse risorse a disposizione della committenza, come nel passato non avevano impedito la nascita di capolavori anche in territori periferici, oggi possono spostare l’attenzione verso processi di semplice manutenzione, che sottendono alla durabilità di un bene. In questo deve soccorrere il legislatore, nel senso che dovrà premiare sì le fonti rinnovabili, il risparmio energetico, ma anche la semplice manutenzione, a cui oggi ahimè compete la massima aliquota IVA. Agevolare, applicare e semplificare sono operazioni che appartengono da sempre al bagaglio di un professionista, soprattutto tecnico: dovrebbero appartenere anche a quello del politico.
Un’ultima considerazione. La nostra società dei consumi produce ogni giorno tonnellate di rifiuti di ogni tipo, variamente inquinanti. Rifacendoci alla Carta Eco-Etica è aperta la sfida del recupero e del riutilizzo più compatibile degli scarti: un altro grande bacino di lavoro per le nuove generazioni.
Adriano Faciocchi
Presidente Ordine Ingegneri di Cremona
Ma la crisi aguzza l’ingegno. Ed il campo delle professioni in generale, e dell’ingegneria in particolare, ha gli strumenti per rigenerarsi, anche in modo spontaneo.
Quando il lavoro scarseggia, si può infatti dedicare maggior tempo allo studio, alla formazione, all’ingegno e all’innovazione. La competitività del settore, che è sempre esistita, spinge adesso verso una specializzazione sempre più forte. E la molteplicità dei saperi richiede un modo di lavorare diverso, in rete, anche a distanza. La figura dell’ingegnere “romantico”, amico di famiglia, riferimento del suo territorio, potrà ancora sussistere se adeguatamente strutturato ed al passo con i tempi.
L’informatica oggi rende accessibili migliaia di funzioni. E’ un bene prezioso, che deve essere salvaguardato ed incentivato. La comunicazione viaggia veloce. Altrettanto devono essere resi disponibili i dati in possesso della pubblica amministrazione (Open Data), in modo da contribuire ad elaborare buoni progetti e buone scelte, che sono sempre il momento più difficile per un uomo.
Vedere il proprio lavoro come un servizio per la collettività non è un concetto tramontato, anzi. Oggi più che mai si deve operare nella consapevolezza di alcuni principi irrinunciabili, quelli condensati nella nascente Carta Eco-Etica dell’ingegneria. La sensibilità crescente ha sviluppato il rispetto del nostro eco-sistema, la ricerca delle fonti energetiche rinnovabili, il minor consumo delle risorse del pianeta.
Questa è già la mission dell’ingegneria che cambia. Introdurre nel nostro habitat, opportunamente amalgamati con il concetto della bellezza, sistemi di risparmio energetico è la sfida per un nuovo modo di abitare. Non consumare più suolo vergine, che deve restare un patrimonio per l’agricoltura e per l’ambiente, induce a ripensare concretamente il riuso del contesto già edificato, per riqualificarlo sia sotto il profilo della sicurezza, sia sotto quello del consumo energetico. Ci sarà sempre meno opportunità per progettare il nuovo, ma sempre più per ripensare l’esistente. In questo contesto già si avvertono i primi segnali di ripresa: il mercato del legno, quello della domotica, dei sistemi energetici passivi, dei trasporti sono solo alcuni esempi di nuove prospettive di lavoro che si integra nell’attuale tessuto sociale.
Anche l’aspetto economico non è estraneo a questo circuito. Le scarse risorse a disposizione della committenza, come nel passato non avevano impedito la nascita di capolavori anche in territori periferici, oggi possono spostare l’attenzione verso processi di semplice manutenzione, che sottendono alla durabilità di un bene. In questo deve soccorrere il legislatore, nel senso che dovrà premiare sì le fonti rinnovabili, il risparmio energetico, ma anche la semplice manutenzione, a cui oggi ahimè compete la massima aliquota IVA. Agevolare, applicare e semplificare sono operazioni che appartengono da sempre al bagaglio di un professionista, soprattutto tecnico: dovrebbero appartenere anche a quello del politico.
Un’ultima considerazione. La nostra società dei consumi produce ogni giorno tonnellate di rifiuti di ogni tipo, variamente inquinanti. Rifacendoci alla Carta Eco-Etica è aperta la sfida del recupero e del riutilizzo più compatibile degli scarti: un altro grande bacino di lavoro per le nuove generazioni.
Adriano Faciocchi
Presidente Ordine Ingegneri di Cremona