Sperlari e Negroni parlano il linguaggio della City Ma le radici restano qui

Dalla Sperlari, storica azienda dolciaria oggi controllata dalla svedese Cloetta, alla Galbani, inglobata dal colosso francese Lactalis; dalla Negroni, attualmente nell’orbita del gruppo alimentare Veronesi, fino alla Sicrem, passata dall’olandese Algemeene Kunstzijde Unie al gruppo austriaco Glanzstoff.
E’ lungo l’elenco delle aziende cremonesi, alcune delle quali autentiche stelle del firmamento dell’industria italiana ed europea, acquisite e poi cedute da altre imprese o fondi d’investimento. Per molte di loro questi passaggi hanno rappresentato un’occasione di sviluppo anche al di fuori dei confini nazionali, proprio come nel caso di Sperlari e Negroni. In altri casi, invece, il passaggio di proprietà non ha portato reali vantaggi.
E anche se il rapporto costi/benefici è stato quasi sempre favorevole, queste operazioni hanno anche comportanto profonde riorganizzazioni a livello aziendale, spesso con pesanti e dolorose riduzioni di organico. In altri casi, invece, le aziende cremonesi sono riuscite a crescere e addirittura a fare shopping perfino all’estero facendo leva sulle proprie forze e senza cedere alle lusinghe dei colossi stranieri: in ambito alimentare i casi del Consorzio Casalasco del Pomodoro o di Padania Alimenti sono fra i più significativi, mentre cambiando settore merita di essere ricordata, fra le altre, l’Antoniazzi di Pizzighettone, storica azienda che dal 1929 realizza pavimentazioni d’autore e che oggi vanta anche due stabilimenti in Francia, presidiando mercati come il Medio Oriente, l’Arabia e il Kuwait.
Attualmente, in provincia di Cremona risultano iscritte alla camera di commercio oltre 30 mila imprese. Di queste più di 3 mila sono manifatturiere e danno lavoro a quasi 37 mila persone. Ma in passato gli addetti erano molti, molti di più.
Il settore resta comunque un pilastro dell’economia provinciale che vede l’agroalimentare fare la parte del leone, grazie ad alcuni dei nomi più importanti dell’industria manifatturiera italiana.
E’ lungo l’elenco delle aziende cremonesi, alcune delle quali autentiche stelle del firmamento dell’industria italiana ed europea, acquisite e poi cedute da altre imprese o fondi d’investimento. Per molte di loro questi passaggi hanno rappresentato un’occasione di sviluppo anche al di fuori dei confini nazionali, proprio come nel caso di Sperlari e Negroni. In altri casi, invece, il passaggio di proprietà non ha portato reali vantaggi.
E anche se il rapporto costi/benefici è stato quasi sempre favorevole, queste operazioni hanno anche comportanto profonde riorganizzazioni a livello aziendale, spesso con pesanti e dolorose riduzioni di organico. In altri casi, invece, le aziende cremonesi sono riuscite a crescere e addirittura a fare shopping perfino all’estero facendo leva sulle proprie forze e senza cedere alle lusinghe dei colossi stranieri: in ambito alimentare i casi del Consorzio Casalasco del Pomodoro o di Padania Alimenti sono fra i più significativi, mentre cambiando settore merita di essere ricordata, fra le altre, l’Antoniazzi di Pizzighettone, storica azienda che dal 1929 realizza pavimentazioni d’autore e che oggi vanta anche due stabilimenti in Francia, presidiando mercati come il Medio Oriente, l’Arabia e il Kuwait.
Attualmente, in provincia di Cremona risultano iscritte alla camera di commercio oltre 30 mila imprese. Di queste più di 3 mila sono manifatturiere e danno lavoro a quasi 37 mila persone. Ma in passato gli addetti erano molti, molti di più.
Il settore resta comunque un pilastro dell’economia provinciale che vede l’agroalimentare fare la parte del leone, grazie ad alcuni dei nomi più importanti dell’industria manifatturiera italiana.
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