Per Cl è il momento della realpolitik

La parola d’ordine è realpolitik: sostegno al governo Letta e superamento del berlusconismo. Anche i loro amministratori di riferimento, il presidente della Provincia Massimiliano Salini e il consigliere regionale Carlo Malvezzi, ex vicesindaco del Comune di Cremona, sono chiamati a ragionare su questo: nessuna presa di posizione e nessun apparentamento politico, ma solo il meglio di sé nel proprio campo d’azione.
I ciellini cremonesi eredi di don Giussani sanno che è il momento di prender le distanze dalla lunga stagione del berlusconismo che ha visto numerosi suoi esponenti rivestire cariche di primo piano nelle istituzioni e nel partito. Eppure, anche nella convinzione, largamente diffusa nei quadri dirigenti dell’organizzazione, che si è giunti irrimediabilmente alla “fine di un’epoca”, non è affatto unanime l’opinione sulla strada da intraprendere.
La fine del formigonismo lombardo non li ha colti probabilmente di sorpresa. “Il Governo deve andare avanti” è la posizione dei ciellini a livello nazionale e locale, dando atto a Letta di essere stato tra i fondatori dell’intergruppo parlamentare sulla sussidiarietà cui partecipano esponenti di destra e sinistra. Il superamento del berlusconismo era nell’aria e anche auspicato.
Don Julian Carròn, che ha ereditato il timone da don Giussani, aveva già esternato la sua amarezza. «Ha scritto che lo lasciava addolorato la leggerezza con cui il Pdl si stava avventurando nel tunnel della crisi con quelle prese di posizione - aggiunge Borsella -. Ormai credo ci venga chiesto di essere testimoni, siamo nel mezzo di un marasma politico e dobbiamo partire dal lavoro, dal nostro lavoro. Cl come movimento invita ad esprimere un giudizio». Berlusconi li ha delusi per mille motivi, vent’anni sono bastati per dimostrare che non era quello “giusto”.
Una cosa è certa, nel dualismo tra Roberto Formigoni e il ministero alle infrastrutture Maurizio Lupi i cremonesi sembrano scegliere il secondo, soprattutto dopo che lo stesso Formigoni ha lanciato appelli alla riunificazione con l’amico Mario Mauro, ministro della difesa, trasmigrato nelle file montiane ma ancora nel cuore dei ciellini.
E poi Matteo Renzi, che rappresenterebbe quella sintesi perfetta tra un centro forte moderato ed una nuova Sinistra con la quale si possa anche parlare. Ma Comunione e Liberazione è solo il movimento che fornisce il supporto “ideologico”, il “braccio operativo” è la Compagnia delle Opere: un colosso della cooperazione che conta in provincia di Cremona 178 aziende iscritte, con cui il prossimo politico di riferimento dovrà fare i conti.
I ciellini cremonesi eredi di don Giussani sanno che è il momento di prender le distanze dalla lunga stagione del berlusconismo che ha visto numerosi suoi esponenti rivestire cariche di primo piano nelle istituzioni e nel partito. Eppure, anche nella convinzione, largamente diffusa nei quadri dirigenti dell’organizzazione, che si è giunti irrimediabilmente alla “fine di un’epoca”, non è affatto unanime l’opinione sulla strada da intraprendere.
La fine del formigonismo lombardo non li ha colti probabilmente di sorpresa. “Il Governo deve andare avanti” è la posizione dei ciellini a livello nazionale e locale, dando atto a Letta di essere stato tra i fondatori dell’intergruppo parlamentare sulla sussidiarietà cui partecipano esponenti di destra e sinistra. Il superamento del berlusconismo era nell’aria e anche auspicato.
Don Julian Carròn, che ha ereditato il timone da don Giussani, aveva già esternato la sua amarezza. «Ha scritto che lo lasciava addolorato la leggerezza con cui il Pdl si stava avventurando nel tunnel della crisi con quelle prese di posizione - aggiunge Borsella -. Ormai credo ci venga chiesto di essere testimoni, siamo nel mezzo di un marasma politico e dobbiamo partire dal lavoro, dal nostro lavoro. Cl come movimento invita ad esprimere un giudizio». Berlusconi li ha delusi per mille motivi, vent’anni sono bastati per dimostrare che non era quello “giusto”.
Una cosa è certa, nel dualismo tra Roberto Formigoni e il ministero alle infrastrutture Maurizio Lupi i cremonesi sembrano scegliere il secondo, soprattutto dopo che lo stesso Formigoni ha lanciato appelli alla riunificazione con l’amico Mario Mauro, ministro della difesa, trasmigrato nelle file montiane ma ancora nel cuore dei ciellini.
E poi Matteo Renzi, che rappresenterebbe quella sintesi perfetta tra un centro forte moderato ed una nuova Sinistra con la quale si possa anche parlare. Ma Comunione e Liberazione è solo il movimento che fornisce il supporto “ideologico”, il “braccio operativo” è la Compagnia delle Opere: un colosso della cooperazione che conta in provincia di Cremona 178 aziende iscritte, con cui il prossimo politico di riferimento dovrà fare i conti.
Cooperative e cantieri - Ex Cascina Valcarenga, Finalpia, Robbiani, Crema Volley. Sono le principali ferite lasciate aperte nel territorio dalla crisi economica e dalle vicende, alcune volte tormentate, che direttamente o indirettamente hanno colpito gli uomini vicini al movimento di Comunione e Liberazione. Progetti abbandonati, sospesi o ridimensionati nel giro di soli trentasei mesi. Nell’ex Valcarenga, alle porte di Crema, la Fondazione Charis avrebbe dovuto realizzare il polo scolastico voluto fortemente da monsignor Mauro Inzoli, all’epoca parroco di Santa Trinità e presidente del Banco Alimentare. Il sacerdote è tuttora in attesa di conoscere l’esito del ricorso contro il decreto che nel dicembre scorso dispose la sua dimissione dallo stato clericale.
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