Convegno sulle cure al tumore al seno nuovo test genomico per evitare la chemioterapia disponibile negli ospedali di Cremona e Brescia

Un test genomico che rende la chemioterapia una cura evitabile per le donne ammalate di tumore al seno. E' la nuova avanguardia nella ricerca che approda anche all'ospedale Maggiore di Cremona che insieme al Civile di Brescia ha organizzato un convegno di tre giorni (dal 5 al 7 ottobre) sull'argomento al quale hanno preso parte i massimi esperti del settore: tra questi ilberto Bottini (direttore dell'Unità operativa di patologia mammaria, Breast Cancer Centere dell'ospedale di Cremona), Daniele Generali, dirigente medico dell'U.O.M.), Alfredo Berruti (direttore struttura complessa di Oncologia Medica degli Spediali Civili di Brescia), Roberto Farfaglia (struttura complessa di chirurgia generale II di Brescia) e Edda Simoncini (responsabile di Breast Unit di Brescia).
A Cremona oltre 500 nuove diagnosi di cancro alla mammello ogni anno, a Brescia superano le mille e in Italia si raggiunge le 46 mila, numeri che metteno in evidenza un'emergenza e la necessità di trovare sempre nuove strade di diagnosi e cura. Il test genomico permette di identificare la tipologia di tumore, facendo una mappatura della sua composizione molecolare e predire il suo grado di aggressività e di recidive. «Questo test - ha spiegato il professor Bottini - ci consente di fare il punto sulle strategie terapeutiche post operatorie e di personalzzre la cura. I più recenti test genomici evitano il margine di errore terapeutico. In un terzo delle pazienti sottoposte all'analisi, l'oncologo ha potuto modificare il piani terapeutico evitando chemioterapia in un quarto e aggiungedola nel 5-10% delle pazienti stesse. Inoltre, anche nei casi in cui l'esito del test non modifica la decisione terapeutica, fornisce una stima precisa e quantifica il rischio di recidive».
«I vantaggi offerti - ha sottolineato Simoncini - non sono solo quelli di evitare le tossicità di un trattamento chemioterapico, con ovvi impatti in termini di qualità della vita, ma anche di riduzione del fardello psicologico e morale correlato alla malattia. E in linea più generale di riduzione del costo di farmaci ed impiego delle risorse sanitarie».
E proprio sull'aspetto economico si è fatto il punto. Il costo del test attualmente non è sostenuto dal Sistema Sanitario: sono le pazienti che accettano di sottoporsi all'analisi (fatta su un tessuto prelevato al momento ell'intervento chirurgico) a sobbarcarsi la spesa al momento di circa tre mila euro. «Ma a Cremona - ha specificato Bottini - sono già stati eseguiti e inseriti in un percorso aziendale concordato».
A Cremona oltre 500 nuove diagnosi di cancro alla mammello ogni anno, a Brescia superano le mille e in Italia si raggiunge le 46 mila, numeri che metteno in evidenza un'emergenza e la necessità di trovare sempre nuove strade di diagnosi e cura. Il test genomico permette di identificare la tipologia di tumore, facendo una mappatura della sua composizione molecolare e predire il suo grado di aggressività e di recidive. «Questo test - ha spiegato il professor Bottini - ci consente di fare il punto sulle strategie terapeutiche post operatorie e di personalzzre la cura. I più recenti test genomici evitano il margine di errore terapeutico. In un terzo delle pazienti sottoposte all'analisi, l'oncologo ha potuto modificare il piani terapeutico evitando chemioterapia in un quarto e aggiungedola nel 5-10% delle pazienti stesse. Inoltre, anche nei casi in cui l'esito del test non modifica la decisione terapeutica, fornisce una stima precisa e quantifica il rischio di recidive».
«I vantaggi offerti - ha sottolineato Simoncini - non sono solo quelli di evitare le tossicità di un trattamento chemioterapico, con ovvi impatti in termini di qualità della vita, ma anche di riduzione del fardello psicologico e morale correlato alla malattia. E in linea più generale di riduzione del costo di farmaci ed impiego delle risorse sanitarie».
E proprio sull'aspetto economico si è fatto il punto. Il costo del test attualmente non è sostenuto dal Sistema Sanitario: sono le pazienti che accettano di sottoporsi all'analisi (fatta su un tessuto prelevato al momento ell'intervento chirurgico) a sobbarcarsi la spesa al momento di circa tre mila euro. «Ma a Cremona - ha specificato Bottini - sono già stati eseguiti e inseriti in un percorso aziendale concordato».