Gli industriali: «Investiamo sul Po, ma basta passi falsi»

L’Europa ha dimostrato di crederci seriamente cofinanziando il progetto di navigabilità del fiume Po e inserendo il collegamento navigabile Milano-Mare nelle priorità per gli interventi nel periodo 2014-2020.
A questo punto, dunque, tocca all’Italia cogliere la mano tesa da Bruxelles e sfruttare i fondi europei previsti per questa modalità di trasporto (si tratta di diversi miliardi di euro di cui 1,3 miliardi solo per la navigabilità sul Po).
L’alternativa è perdere l’ennesima occasione, in questo campo in ambito infrastrutturale, condannando il Paese alla marginalità e all’inevitabile declino.
La presentazione del confinanziamento della scorsa settimana ha messo in luce una certa unanimità d’intenti a livello amministrativo (Regione, Province, Aipo) come non si vedeva da tempo. Ma ora, per centrare il bersaglio grosso (il confinanziamento europeo che potrà arrivare fino al 40% del costo complessivo degli interventi), servirà determinazione, coesione e rapidità d’esecuzione. I tempi, infatti, conferma l’Ing. Luigi Mille dell’Aipo, sono strettissimi: «Entro il 2014 dovremo presentare tutta la documentazione necessaria, a livello progettuale, per poter ottenere i fondi. Sono fiducioso che ce la faremo».
Le categorie economiche, dal canto loro, ci credono a patto che, questa volta, si faccia sul serio. «La navigabilità del Po deve essere gestita da un solo soggetto» - dichiara Ernesto Cabrini, direttore dell’Associazione Industriali di Cremona, secondo il quale «la cosa peggiore che possiamo fare di fronte all’Europa è mostrare una proliferazione dei centri decisionali. Dirò di più. Presa la decisione di investire sull’idrovia, bisognerebbe affidare la gestione di questa partita ad un commissario straordinario con pieni poteri, sul modello di Giuseppe Sala per l’Expo».
A questo punto, dunque, tocca all’Italia cogliere la mano tesa da Bruxelles e sfruttare i fondi europei previsti per questa modalità di trasporto (si tratta di diversi miliardi di euro di cui 1,3 miliardi solo per la navigabilità sul Po).
L’alternativa è perdere l’ennesima occasione, in questo campo in ambito infrastrutturale, condannando il Paese alla marginalità e all’inevitabile declino.
La presentazione del confinanziamento della scorsa settimana ha messo in luce una certa unanimità d’intenti a livello amministrativo (Regione, Province, Aipo) come non si vedeva da tempo. Ma ora, per centrare il bersaglio grosso (il confinanziamento europeo che potrà arrivare fino al 40% del costo complessivo degli interventi), servirà determinazione, coesione e rapidità d’esecuzione. I tempi, infatti, conferma l’Ing. Luigi Mille dell’Aipo, sono strettissimi: «Entro il 2014 dovremo presentare tutta la documentazione necessaria, a livello progettuale, per poter ottenere i fondi. Sono fiducioso che ce la faremo».
Le categorie economiche, dal canto loro, ci credono a patto che, questa volta, si faccia sul serio. «La navigabilità del Po deve essere gestita da un solo soggetto» - dichiara Ernesto Cabrini, direttore dell’Associazione Industriali di Cremona, secondo il quale «la cosa peggiore che possiamo fare di fronte all’Europa è mostrare una proliferazione dei centri decisionali. Dirò di più. Presa la decisione di investire sull’idrovia, bisognerebbe affidare la gestione di questa partita ad un commissario straordinario con pieni poteri, sul modello di Giuseppe Sala per l’Expo».
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