Blitz antimafia dei carabinieri all’alba finisce in manette un capoclan catanese

23 SET 13
Ultimo aggiornamento: 16:2716 MAG 25
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Avevano scelto come nascondiglio da quindici anni una lussuosa villa di Rivolta d’Adda, usata periodicamente come base per sfuggire alle ritorsioni del clan mafioso rivale con il quale era da tempo in corso una faida per contendersi il controllo degli affari nei territori di Vizzini e Francofonte, in provincia di Catania e Siracusa. La fuga di Salvatore Navanteri e Luisa Regazzoli, marito e moglie, si è conclusa giovedì mattina alle prime luci dell’alba: arrestati per associazione mafiosa dai carabinieri del Comando Provinciale di Catania, coadiuvati in loco dai colleghi del Nucleo Investigativo di Cremona e della territoriale di Rivolta. L’operazione denominata “Ciclope” e coordinata dalla Direzione Distrettuale antimafia siciliana ha portato all’arresto di altre sette persone tra le province di Catania, Siracusa e Agrigento.
L’intervento di ieri si è reso necessario in quanto i due ricercati secondo gli investigatori stavano pianificando una sanguinosa vendetta per rispondere ad un agguato subito l’8 agosto scorso a Francofonte, in seguito al quale l’uomo, dopo essere stato colpito da una pallottola sparata da un fucile calibro 12, ha perso un occhio ed è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. La causa di questo attentato fallito è stata la tentata scalata che il pluripregiudicato catanese aveva tentato ai danni del clan rivale di Michele D’Avola, detto “O cucchiarino”, attualmente detenuto. Proprio questa situazione di incertezza ai vertici della cosca ha indotto Navanteri a credere di poter prendere il comando. Gli investigatori ritengono che fossero in atto preparativi per ulteriori regolamenti di conti tra i fedelissimi delle due fazioni. Anche la moglie, Luisa Regazzoli, unica incensurata, occupava un posto di rilievo nell’organizzazione, conoscendone dinamiche e progettualità criminali.La fedina penale della coppia in provincia di Cremona è immacolata. Navanteri è noto alla giustizia solo in Sicilia: il 21 maggio dell’85 scampò ad un attentato per regolamento di conti fingendosi morto; il 1° novembre si macchiò di sequestro di persona armato di una 38 special. A Rivolta d’Adda i due personaggi, pur avendo una figlia di 24 anni, erano sconosciuti e non uscivano mai dalla loro villa. In passato avevano abitato a Caravaggio, Opera e Milano.

ARTICOLO PUBBLICATO SU MONDO PADANO IN EDICOLA IL 20 SETTEMBRE 2013