Cassa in deroga, fino a otto mesi per l'assegno

Uno dei casi più clamorosi è quello degli ex lavoratori della Cooperativa Alternativa di Crema, che pur avendo presentato domanda per ottenere la cassa integrazione in deroga all’inizio dell’anno, hanno ricevuto l’assegno solo poco fa: restando dunque otto mesi senza stipendio. «Un caso straordinario - nota Giuseppe Sbaruffati, della segreteria della Cisl di Cremona - ma certamente non l’unico».
L’attesa di mesi - mediamente non meno di quattro, spesso molti di più - cui sono stati costretti migliaia di lavoratori in Lombardia, decine nella sola provincia di Cremona, ha diversi padri: all’inizio la mancanza di risorse, poi sbloccate dal governo messo sotto pressione da regioni, imprese e sindacati. Quindi è stata la burocrazia a dilatare a dismisura i tempi che intercorrono fra la presentazione della domanda per ottenere l’ammortizzatore sociale e l’effettiva erogazione dell’assegno. La nuova procedura appena varata dal Pirellone per decretare i pagamenti che necessita obbligatoriamente della rendicontazione formale da parte delle aziende delle effettive ore di cassa integrazione. Attività che normalmente avviene ogni tre mesi. Ma non basta: la documentazione necessaria per ottenere il decreto regionale deve anche passare al vaglio della Provincia incaricata di verificare la correttezza della domanda. Il sistema, concepito con l’obiettivo di erogare le (scarse) risorse disponibili solo a chi ne ha effettivamente bisogno, presenta una falla grave: l’eccessiva lentezza. «Il sindacato sta incalzando la Regione proprio su questo aspetto che si sta traducendo in un grave danno per i lavoratori» - fa sapere Donata Bertoletti, membro della segreteria della Cgil con delega al Wefare e al Mercato del lavoro. «Un rischio grave che vede già una crescita dei licenziamenti in Lombardia».
L’impegno del Governo, della Regione, del sindacato e dell’Inps (che a Cremona ha lavorato anche ad agosto) per sbloccare una situazione pesantissima, dunque, c’è stato, ma finora non ha prodotto gli effetti sperati. E la situazione non è migliorata neppure quando, all’inizio di agosto - continua Bertoletti - la Regione ha finalmente decretato i pagamenti della cassa per i lavoratori delle 7.772 aziende lombarde che da gennaio non avevano ancora avuto nulla». «Un’accelerazione sicuramente positiva - commenta Germano Denti, segretario della Uilm Uil di Cremona - ma la verità è che a dispetto dell’avvio formale dei pagamenti, qui non si è visto ancora un soldo. Con la crisi che ha strangolato i bilanci delle famiglie si può ben immaginare cosa significhi restare mesi e mesi senza stipendio».
Alla lunga - fa notare Denti - tutto questo rischia di diventare insostenibile per tutti, «per i lavoratori che attendono invano il sospirato sostegno e che in alcuni casi trovano più conveniente licenziarsi per ottenere rapidamente la disoccupazione, ma anche per le aziende che, di fronte alla paralisi dei pagamenti della cassa in deroga, rinunciano a fare domanda optando per un alleggerimento degli organici».
L’attesa di mesi - mediamente non meno di quattro, spesso molti di più - cui sono stati costretti migliaia di lavoratori in Lombardia, decine nella sola provincia di Cremona, ha diversi padri: all’inizio la mancanza di risorse, poi sbloccate dal governo messo sotto pressione da regioni, imprese e sindacati. Quindi è stata la burocrazia a dilatare a dismisura i tempi che intercorrono fra la presentazione della domanda per ottenere l’ammortizzatore sociale e l’effettiva erogazione dell’assegno. La nuova procedura appena varata dal Pirellone per decretare i pagamenti che necessita obbligatoriamente della rendicontazione formale da parte delle aziende delle effettive ore di cassa integrazione. Attività che normalmente avviene ogni tre mesi. Ma non basta: la documentazione necessaria per ottenere il decreto regionale deve anche passare al vaglio della Provincia incaricata di verificare la correttezza della domanda. Il sistema, concepito con l’obiettivo di erogare le (scarse) risorse disponibili solo a chi ne ha effettivamente bisogno, presenta una falla grave: l’eccessiva lentezza. «Il sindacato sta incalzando la Regione proprio su questo aspetto che si sta traducendo in un grave danno per i lavoratori» - fa sapere Donata Bertoletti, membro della segreteria della Cgil con delega al Wefare e al Mercato del lavoro. «Un rischio grave che vede già una crescita dei licenziamenti in Lombardia».
L’impegno del Governo, della Regione, del sindacato e dell’Inps (che a Cremona ha lavorato anche ad agosto) per sbloccare una situazione pesantissima, dunque, c’è stato, ma finora non ha prodotto gli effetti sperati. E la situazione non è migliorata neppure quando, all’inizio di agosto - continua Bertoletti - la Regione ha finalmente decretato i pagamenti della cassa per i lavoratori delle 7.772 aziende lombarde che da gennaio non avevano ancora avuto nulla». «Un’accelerazione sicuramente positiva - commenta Germano Denti, segretario della Uilm Uil di Cremona - ma la verità è che a dispetto dell’avvio formale dei pagamenti, qui non si è visto ancora un soldo. Con la crisi che ha strangolato i bilanci delle famiglie si può ben immaginare cosa significhi restare mesi e mesi senza stipendio».
Alla lunga - fa notare Denti - tutto questo rischia di diventare insostenibile per tutti, «per i lavoratori che attendono invano il sospirato sostegno e che in alcuni casi trovano più conveniente licenziarsi per ottenere rapidamente la disoccupazione, ma anche per le aziende che, di fronte alla paralisi dei pagamenti della cassa in deroga, rinunciano a fare domanda optando per un alleggerimento degli organici».
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