Villa romana scoperta nella campagna cremasca durante gli scavi del metanodotto

8 AGO 13
Ultimo aggiornamento: 16:2016 MAG 25
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Gli scavi del metanodotto in località Cascinazze, tra Sergnano e Capralba, hanno portato alla luce una villa di epoca romana. A meno di un metro rispetto al livello stradale gli operai si sono imbattuti nei resti di una struttura sepolta dal tempo, oggi riportata alla luce. Sul posto c’è già un’équipe di archeologi impegnati nell’attività d’indagine prevista per legge: «Si tratta di un’operazione di archeologia preventiva, prevista ogni volta che si realizzano grandi opere pubbliche» spiega Francesco Muscolino, soprintendente ai beni archeologici della provincia di Cremona. E’ presto per stabilire entità e valore del ritrovamento: «Dai primi rilievi pare si tratti di una villa rurale risalente al periodo romano, forse più antica – spiega Muscolino – Nulla di monumentale, è un’architettura molto povera, le dimensioni complessive al momento sono ancora incerte». Il valore del ritrovamento è ancora tutto da stimare, ma rappresenta una testimonianza importante a livello archeologico: «Mentre zone come Palazzo Pignano, Ricengo e Camisano era già stata riscontrata la presenza di testimonianze storiche importanti, sul territorio sergnanese abbiamo ben poche notizie», aggiunge il soprintendente. «Quella che stiamo svolgendo al momento è una semplice attività di routine per evitare che vengano distrutte memorie storiche, sapremo solo a lavori conclusi il valore di ciò che è stato scoperto». L’intervento di recupero durerà minimo sei mesi, senza contare l’interruzione prevista a causa del maltempo durante la stagione invernale. Pare che non si tratti di un caso isolato: solo sulla tratta cremasca del metanodotto sono aperti dodici cantieri archeologici. La zona del sergnanese, ad oggi inesplorata, potrebbe nascondere altri resti di costruzioni risalenti ai primi insediamenti. «Per ora non possiamo dare informazioni certe, abbiamo il compito di tutelare il sito e preservare testimonianze che altrimenti andrebbero perdute – conclude Muscolino - Dopo un’attenta valutazione gli esperti decideranno se asportare i reperti rinvenuti o ricoprirli, per consentire il completamento dell’opera pubblica». Sul ritrovamento ha presentato un'interrogazione in Provincia il consigliere del Pd Eugenio Vailati. "Gli scavi - interroga Vailati - che hanno portato alla scoperta sono stati quelli legati alla realizzazione del progetto della nuova centrale di compressione con i relativi metanodotti. Gli stessi lavoratori hanno trovato i resti a pochi metri dal loro manufatto. Pertanto sono a chiedere: se la Provincia è a conoscenza di questo fatto e sia in grado di rendere i consiglieri più certi della notizia; se non ritenga di doversi fare promotrice di iniziative per far sì che eventuali costi per la rivalutazione del nostro territorio in senso storico-culturale oltre che ambientale possano rientrare tra le opere compensative con costi previsti a carico della ditta Snam Rete Gas Spa che ha promosso il progetto. Questo prima che si proceda a asportare gli eventuali reperti rinvenuti per consentire il completamento dell’opera pubblica".