Le testimonianze dei ragazzi cremonesi che hanno partecipato alla Gmg «Un’esperienza che ci ha allargato il cuore»

I ragazzi cremonesi che hanno partecipato alla Gmg a Rio de Janeiro si sono dedicati a un momento significativo di risonanza e verifica all’indomani dei giorni centrali della Giornata, vissuti con papa Francesco e milioni di giovani provenienti da tutto il mondo. Sulla spiaggia di Botafogo, a nord rispetto alla celebre Copacabana, ci si è interrogati su quanto era necessario conservare nel cuore e portare in Italia, nelle comunità e nella vita personale, come frutto e stimolo per il cammino di conversione di ognuno.
Un primo elemento che ha colpito i giovani cremonesi è stato l’incontro con una realtà così complessa, diversa e articolata come quella brasiliana: straordinaria nei giorni “missionari” a San Louis, Doverlandia, Piranhas e Goiania in compagnia dei sacerdoti fidei donum cremonesi. Indimenticabili i parrocchiani di Sant’Andrea (una comunità della zona portuale di Rio) che hanno aperto le case e letteralmente ceduto il proprio letto ai pellegrini.
Gesti, sapori, attenzioni che hanno tradotto nella concretezza le maestose braccia aperte del Cristo Redentore sul Corcovado ed hanno reso palpabili le parole dell’inno della GMG. E proprio le “braccia aperte” sono state percepite come lo stile di gente semplice, fiera anche della propria fede, vissuta non in modo cerebrale, ma profondamente inscritta nella cultura e nelle aspettative di un popolo. «I brasiliani – sottolinea Riccardo, di Cassano d’Adda – ci hanno quasi costretti a sperimentare un modo di vivere e accogliere a noi un po’ estraneo. È stata un’esperienza che ci ha allargato il cuore!».
Le celebrazioni soprattutto eucaristiche condivise sia nell’entroterra sia a Sant’Andrea, a Rio, hanno lasciato trasparire con chiarezza un dinamismo bello e profondo, che ha saputo, nel linguaggio dell’unica fede, superare le difficoltà di traduzione. A Doverlandia l’intera comunità parrocchiale al termine dell’Eucaristia ha invocato lo Spirito sui giovani in partenza per Rio. E a Sant’Andrea spontaneamente diverse persone si sono aggiunte alle Messe in Italiano del gruppo cremonese.
Gesti, sapori, attenzioni che hanno tradotto nella concretezza le maestose braccia aperte del Cristo Redentore sul Corcovado ed hanno reso palpabili le parole dell’inno della GMG. E proprio le “braccia aperte” sono state percepite come lo stile di gente semplice, fiera anche della propria fede, vissuta non in modo cerebrale, ma profondamente inscritta nella cultura e nelle aspettative di un popolo. «I brasiliani – sottolinea Riccardo, di Cassano d’Adda – ci hanno quasi costretti a sperimentare un modo di vivere e accogliere a noi un po’ estraneo. È stata un’esperienza che ci ha allargato il cuore!».
Le celebrazioni soprattutto eucaristiche condivise sia nell’entroterra sia a Sant’Andrea, a Rio, hanno lasciato trasparire con chiarezza un dinamismo bello e profondo, che ha saputo, nel linguaggio dell’unica fede, superare le difficoltà di traduzione. A Doverlandia l’intera comunità parrocchiale al termine dell’Eucaristia ha invocato lo Spirito sui giovani in partenza per Rio. E a Sant’Andrea spontaneamente diverse persone si sono aggiunte alle Messe in Italiano del gruppo cremonese.
I ragazzi hanno sottolineato anche le grandi contraddizioni economiche, sociali, culturali ed etniche che il Brasile manifesta. «Si passa dai grandi grattacieli di Copacabana e Ipanema alle favelas sui morros, dal traffico caotico e pazzesco degli omnibus di Rio agli accampamenti dei senza terra o alle piccole comunità che stanno lavorando, ad ore di macchina da Doverladia o Piranhas, la terra che la riforma agraria ha distribuito alle famiglie» ricorda Elisa di Solarolo Rainerio. Ed aggiunge Beatrice di Torre de' Picenardi: «Un’accoglienza semplice e bella che mi ha fatto sperimentare quanto relativi sono spesso i nostri orizzonti, troppo legati alle cose, ai cellulari e alle piccole certezze materiali della vita».
E poi è stata la volta del cuore della Gmg. «Mi hanno colpito profondamente le parole di papa Francesco – è il pensiero di Massimo di Vicobellignano – che ha parlato di croce, della vita come di un campo da custodire e coltivare, e della nostra esistenza come di una vocazione». E proprio le parole, lo stile e la carica umana di papa Francesco sono stati il volano di tutto: nonostante la calca sulle transenne e l’estenuante fila di ben cinque ore per il ritiro del kit veglia, Bergoglio ha voluto e saputo smuovere, rivolgendo domande precise e grandi ai giovani convenuti a Copacabana: alla festa dell'accoglienza, alla via crucis, alla veglia e alla Messa di invio. Parole da riprendere spesso e da far riecheggiare negli oratori e nei cammini parrocchiani anche in Italia.
Il gruppo cremonese ha potuto godere della fraterna e premurosa ospitalità dei preti condiocesani (don Vei e don Germiniasi) e del vescovo Carmelo nell’esperienza nello stato del Goias e della parrocchia di S. Andrea in Rio. I brasiliani amano – da popolo appassionato e emozionale quale sono – ricorrere ad un termine quasi intraducibile, che anche l’arcivescovo Oranì Tempesta ha impiegato nel saluto al Papa: “saudade”, un misto di nostalgia, rimpianto e cuore che tiene dentro a sé il bene dell’altro, soprattutto quando la vita induce a separarsi.
E poi è stata la volta del cuore della Gmg. «Mi hanno colpito profondamente le parole di papa Francesco – è il pensiero di Massimo di Vicobellignano – che ha parlato di croce, della vita come di un campo da custodire e coltivare, e della nostra esistenza come di una vocazione». E proprio le parole, lo stile e la carica umana di papa Francesco sono stati il volano di tutto: nonostante la calca sulle transenne e l’estenuante fila di ben cinque ore per il ritiro del kit veglia, Bergoglio ha voluto e saputo smuovere, rivolgendo domande precise e grandi ai giovani convenuti a Copacabana: alla festa dell'accoglienza, alla via crucis, alla veglia e alla Messa di invio. Parole da riprendere spesso e da far riecheggiare negli oratori e nei cammini parrocchiani anche in Italia.
Il gruppo cremonese ha potuto godere della fraterna e premurosa ospitalità dei preti condiocesani (don Vei e don Germiniasi) e del vescovo Carmelo nell’esperienza nello stato del Goias e della parrocchia di S. Andrea in Rio. I brasiliani amano – da popolo appassionato e emozionale quale sono – ricorrere ad un termine quasi intraducibile, che anche l’arcivescovo Oranì Tempesta ha impiegato nel saluto al Papa: “saudade”, un misto di nostalgia, rimpianto e cuore che tiene dentro a sé il bene dell’altro, soprattutto quando la vita induce a separarsi.
E Jonatan, guida del gruppo cremonese nelle giornate più culturali e rilassate del dopo GMG a Rio, così ha scritto agli Italiani dopo la visita al grande Redentore che abbraccia dal Corcovado l’oceano e indistintamente tutti i carioca: «Ringrazio il Signore per ciascuno di voi, per il tempo condiviso e per la grande gioia della giornata! Siamo fratelli nella stessa fede».
Anche il gruppo cremonese che ora deve assimilare gli imput di così tanti stimoli, risponde “Saudade”. Un augurio che è speranza per un popolo e un continente… anzi per un mondo intero che attende – come ricorda ancora l’inno della GMG 2013 – un’era di pace e di vera uguaglianza nel nome del Vangelo.