Aumenta la produzione nel 2° trimestre: Confartigianato e Cna: non siamo ancora fuori

2 AGO 13
Ultimo aggiornamento: 16:1916 MAG 25
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Prime valutazioni di cauta soddisfazione da parte delle imprese artigiane della provincia di Cremona che commentano dati diffusi qualche giorno fa dalla Camera di Commercio di Cremona sul secondo trimestre dell'anno con una crescita della  produzione industriale dello 0,8% rispetto al trimestre precedente. Con la produzione, tornano positive anche gli ordini interni (+2,1%) ed il fatturato (+1,3%). Raddoppia il tasso trimestrale di crescita della domanda estera che si colloca al +6,4% e si conferma la stabilità del dato occupazionale.
«Finalmente, con questo trimestre, torniamo a vedere qualche dato congiunturale positivo: sicuramente una buona notizia, ma che al momento significa ancora solo vedere un po’ meno nero e un po’ più di grigio». Così il Presidente di Confartigianato Cremona Massimo Rivoltini secondo il quale questi primi segnali non autorizzano ancora a «parlare di ripresa, perché la lezione degli ultimi anni è che questi dati mostrano spesso andamenti troppo alterni, sembrano crescere e invece il trimestre successivo tornano a calare. Possiamo più realisticamente considerare quello attuale come un momento spartiacque tra la forte contrazione degli ultimi mesi e l’inizio di un possibile miglioramento».
«In questo quadro – ha proseguito – vorrei evidenziare un aspetto positivo e quelle che giudichiamo essere le due maggiori difficoltà. Il primo è che, tra le imprese artigiane, quelle che stanno facendo meglio sono le più strutturate, quelle con più di dieci addetti: un dato che conferma una tesi che sosteniamo da tempo, ovvero che la crisi si vince meglio insieme, costruendo reti, relazioni e alleanze tra imprese per rendersi più solidi e forti. Venendo alle difficoltà: la prima resta l’occupazione, che nonostante qualche segnale positivo nei tassi d’ingresso continua, in termini assoluti, a restare un dato preoccupante, e che sconta la brusca frenata dell’economia avvenuta nel I trimestre 2013, oltre ad accusare i problemi legati alla questione della cassa integrazione in deroga. L’altra grande difficoltà è il credito alle imprese, un problema che siamo convinti sia necessario affrontare con urgenza a livello pubblico e in particolare comunitario, perché le risorse private ormai da tempo non bastano più; e senza liquidità, le imprese muoiono. Servono politiche creditizie chiare e accessibili da parte di tutte le imprese».
Il secondo trimestre 2013 registra infatti una nuova svolta congiunturale positiva per le aziende artigiane manifatturiere (+0,9%) anche se la variazione tendenziale rimane negativa (-1,9%).
L’indice della produzione raggiunge quota 69, recuperando poco meno di un punto rispetto al trimestre precedente (dato destagionalizzato, base anno 2005=100).
La contrazione dei livelli produttivi non colpisce più tutti i settori, con tre settori che svoltano nel quadrante positivo: pelli-calzature (+5,9%), abbigliamento (+0,9%) e legno-mobilio (+0,6%). Il dato va però analizzato con cautela perché si tratta di cosiddetti “rimbalzi” da situazioni molto compromesse. I settori caratterizzati dalle contrazioni più rilevanti per l’artigianato sono le manifatturiere varie (-14,7%), i minerali non metalliferi (-6,8%), e gli alimentari (-4,9%). Il tessile, già duramente colpito negli anni passati, registra questo trimestre un calo produttivo contenuto (-1,8%), seguito da gomma-plastica (-1,6%), meccanica (-1,2%) e siderurgia (-0,8%).
Il protrarsi della crisi colpisce diversamente le destinazioni economiche dei beni, con i beni di investimento maggiormente sofferenti (-3,1%); comunque in contrazione anche i beni intermedi (-1,0%) e i beni di consumo (-1,2%).
I dati sulla produzione presentano una divaricazione in base alla classe dimensionale d’impresa: a fronte di una caduta del 5,1% delle micro imprese e del 3,6% delle per la classe dimensionale 6-9 addetti, quelle di maggiore dimensione registrano un incremento del 2,4%.
Rispetto allo scorso trimestre, si assiste ad un incremento delle aziende che dichiaravano variazioni nei livelli produttivi molto positive (dal 24% al 32%) compensato dalla riduzione della quota di aziende che dichiara variazioni molto negative (dal 49% al 43%). Rimangono costanti le quote di aziende senza variazioni o con variazioni minime, sia positive che negative.
Il fatturato a prezzi correnti registra un miglioramento congiunturale (+0,3% la variazione congiunturale destagionalizzata) mentre il dato tendenziale registra solo un rallentamento della caduta (-2,3%).
Gli ordinativi acquisiti nel trimestre ripropongono la divaricazione degli andamenti in funzione del mercato di destinazione:  si registra una più forte contrazione tendenziale degli ordini interni (-3,5%), e un maggior incremento di quelli esteri (+4,5%). Il buon andamento delle esportazioni delle aziende artigiane non ha però un effetto significativo sui risultati complessivi, in quanto la quota del fatturato estero sul totale rimane molto contenuta (7,2%), pur registrando un incremento rispetto ai trimestri precedenti. Rimane stabile il portafoglio ordini, con 35 giornate di produzione assicurata.
L’occupazione fa registrare un saldo negativo minimo tra tasso di ingresso e di uscita (-0,1%). Il risultato discende da una sostanziale stabilità del tasso d’uscita e da un sensibile incremento del tasso d’ingresso. Segnali meno confortanti dal versante CIG, per la quale le quote rimangono sui massimi valori registrati (20,6% la quota di aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione e 3,4% la quota sul monte ore), ed in incremento rispetto al trimestre precedente.
Le aspettative mostrano un miglioramento generale, ma rimangono caratterizzate da maggiore incertezza posizionandosi ancora in territorio negativo. Circa il 46% degli artigiani intervistati prevede stabilità dei livelli per produzione e domanda interna, oltre il 72% per la domanda estera e l’82% per l’occupazione.
Anche la Confederazione Nazionale dell'Artigianato di Cremona valuta con molta prudenza i dati relativi al 2° trimestre dell'anno. Rimangono tre questioni di fondo. La prima fa riferimento al mercato del lavoro che, pur mostrando una percentuale di ore di CIG ordinaria sul monte ore in diminuzione, rimane sempre in uno stadio di occupazione decrescente. La seconda è che, pur essendo migliorato l’indice di diffusione, rimangono ancora larghe sacche di imprese, nei vari settori e nei diversi territori, in situazioni critiche. Infine, rimane la domanda di fondo sulla robustezza del risultato ottenuto.
«Registriamo con soddisfazione alcuni segnali di ripresa, ma crescita e competitività restano ancora lontane» – afferma Fausto Cacciatori, Presidente CNA Lombardia -. Internazionalizzazione, aggregazione attraverso i contratti di rete e patrimonializzazione dei confidi per garantire liquidità sono tre linee di intervento che hanno ancora bisogno di sostegno per accompagnare le MPMI lombarde verso il recupero di livelli produttivi e di fatturato. Le Associazioni in questi anni hanno fatto molto per favorire la crescita. Per rendere ancora più incisivo il confronto sul territorio a sostegno delle imprese è nato pochi giorni fa il coordinamento regionale di Rete Imprese Italia con lo scopo di lavorare su un’agenda condivisa per il rilancio dell’economia regionale: fiscalità e credito, semplificazioni, innovazione e competitività, giovani e lavoro, Expo 2015».
Sulla stessa lunghezza il commento del Presidente di CNA Cremona, Giovanni Bozzini: «Non parliamo ancora di vedere la luce in fondo al tunnel, più che altro è un lumicino. Le aziende continuano a chiudere, la disoccupazione aumenta, il debito pubblico cresce, la tassazione lievita, 9 milioni di cittadini sono al disotto della soglia di impoverimento. Il decreto del fare farà forse in autunno, le tassazioni slittano a fine anno, le banche non finanziano le Aziende, la pubblica amministrazione tarda i pagamenti e la burocrazia, non parliamone, complica la vita giornalmente. Non bastano i segnali positivi. Gli artigiani e gli imprenditori non sono economisti e non vivono nel mondo della finanza. Gli imprenditori passano giornalmente almeno 10/12 ore nei loro capannoni e non hanno dimestichezza la spending review, rating, spread, fiscal compact ecc. Loro toccano con mano il calo della domanda, la mancanza di lavoro, la disoccupazione, la banca che improvvisamente ti chiede di rientrare e spesso è la disperazione a farla da padrone. E’ necessario che chi è nelle posizioni di decidere produca finalmente e velocemente soluzioni che permettano alle aziende di smettere di pensare a “sopravvivere”».  
I dati
Il secondo trimestre 2013 registra una nuova svolta congiunturale positiva della produzione industriale che cresce dell’1,2% (dato destagionalizzato[1]), contro il -2,0% dello scorso trimestre, e una variazione tendenziale quasi nulla (+0,1%) contro il -3,4% dello scorso trimestre. Anche per le aziende artigiane manifatturiere il dato congiunturale è positivo (+0,9%) mentre la variazione tendenziale rimane negativa (-1,9%). L’indice della produzione industriale sale a quota 95,0 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100). Per le aziende artigiane l’indice della produzione raggiunge quota 69, recuperando poco meno di un punto rispetto al trimestre precedente (dato destagionalizzato, base anno 2005=100).
La contrazione dei livelli produttivi non colpisce più tutti i settori industriali caratterizzando maggiormente le imprese legate all’edilizia (minerali non metalliferi -6,6%), dipendenti dai consumi delle famiglie (abbigliamento -3,4%), le industrie varie (-4,1%) e la carta-stampa (-1,9%). Resistono, contenendo la caduta, tessile e pelli-calzature (-0,5%), siderurgia (-0,2%) e legno-mobilio (-0,1%). Incrementano i livelli produttivi i mezzi di trasporto (+1,9%), la chimica (+1,3%), la meccanica (+0,8%), alimentari e gomma-plastica (+0,3%).
Anche le aziende artigiane intaccano l’uniformità negativa dell’andamento della produzione, con tre settori che svoltano nel quadrante positivo: pelli-calzature (+5,9%), abbigliamento (+0,9%) e legno-mobilio (+0,6%). Il dato va però analizzato con cautela perché si tratta di cosiddetti “rimbalzi” da situazioni molto compromesse. I settori caratterizzati dalle contrazioni più rilevanti per l’artigianato sono le manifatturiere varie (-14,7%), i minerali non metalliferi (-6,8%), e gli alimentari (-4,9).
Il tessile, già duramente colpito negli anni passati, registra questo trimestre un calo produttivo contenuto (-1,8%), seguito da gomma-plastica (-1,6%), meccanica (-1,2%) e siderurgia (-0,8%).
Il protrarsi della crisi colpisce diversamente le destinazioni economiche dei beni, con i beni di investimento nell’industria ancora negativi (-1,1%) e maggiormente sofferenti nell’artigianato (-3,1%); i beni intermedi praticamente stazionari nell’industria (+0,2%) e in contrazione nell’artigianato (-1,0%). Significativo l’incremento dei beni di consumo nell’industria (+0,8%), mentre nell’artigianato il comparto soffre ancora (-1,2%).
I dati sulla produzione presentano una divaricazione in base alla classe dimensionale d’impresa, con le più grandi con una variazione positiva significativa (+2,0%), le medie stazionarie e le piccole in contrazione (-1,1%).
Questo vale in parte anche per le imprese artigiane dove, a fronte di una caduta del 5,1% delle micro imprese e del 3,6% delle per la classe dimensionale 6-9 addetti, quelle di maggiore dimensione registrano un incremento del 2,4%.
A conferma del leggero miglioramento del clima congiunturale cresce la quota di aziende industriali che registra incrementi dei livelli produttivi (43% contro il 33% dello scorso trimestre). Diminuisce conseguentemente il numero delle aziende con variazioni negative (dal 53% dello scorso trimestre al 46%), che però rimangono una quota consistente. Si riduce anche la quota di aziende stazionarie, ora pari al 10%. Anche nell’artigianato, rispetto allo scorso trimestre, si assiste ad un incremento delle aziende che dichiaravano variazioni molto positive (dal 24% al 32%) compensato dalla riduzione della quota di aziende che dichiara variazioni molto negative (dal 49% al 43%). Rimangono costanti le quote di aziende senza variazioni o con variazioni minime, sia positive che negative.