Adesso anche il sindacato deve cambiare Germano Denti: serve meno autoreferenzialità

1 AGO 13
Ultimo aggiornamento: 16:1916 MAG 25
Tradotto con IA
Versione italiana
Immagine di Adesso anche il sindacato deve cambiare Germano Denti: serve meno autoreferenzialità
All’estero non fanno più notizia. In questi anni di crisi gli accordi in deroga ai contratti nazionali sottoscritti da imprenditori, lavoratori e sindacati per salvare l’azienda, e quindi il lavoro, si sono diffusi a macchia d’olio. In Italia, invece, sono sempre stati guardati con una certa ostilità, soprattutto da una parte del sindacato, e quando sono stati firmati, lo si è fatto quasi sempre sottotraccia, cercando di evitare la ribalta e l’attenzione dei media, quasi che si trattasse di un dogma che non si poteva e non si doveva neppure sfiorare. Anche in provincia di Cremona due imprese molto importanti, la Marcegaglia di Casalmaggiore, da un lato e la Marsilli di Castelleone, dall’altro, oltre 500 dipendenti la prima, circa 170 la seconda, hanno attuato accordi di questo tipo. Due intese che hanno permesso alle aziende di superare la fase più acuta della crisi salvaguardando i livelli occupazionali. Come? Attraverso una riduzione del costo del lavoro (alla Marsilli, fra l’altro, è stata sospesa la corresponsione del premio di risultato ed è stata ridotta la 14ª mensilità). Alla Marcegaglia, invece, si è puntato sul salario d’ingresso per i neoassunti, inferiore a quello dei dipendenti con un’anzianità superiore, sia per calmierare il costo del lavoro, sia per favorire nuovi ingressi in azienda.
Sottoscrivere questi accordi non è stata una passeggiata per nessuno, ma è innegabile come una parte del sindacato abbia fatto più fatica di altri a ‘digerire’ certe novità. L’accordo in Marsilli, ad esempio, è stato sottoscritto da Fim, Uilm e dalle Rsu della Fiom per evitare alla sigla che rappresenta i metalmeccanici della Cgil qualche imbarazzo con la segreteria nazionale. A Casalmaggiore, invece, anche la Fiom ha apposto il proprio sigillo sull’accordo mettendoci la faccia.
Qualche giorno fa il Corriere della Sera riportava il caso di un’azienda del Triveneto dove lavoratori e imprenditore, d’accordo fra loro, avevano convenuto una riduzione a tempo dello stipendio per tenere in piedi l’attività ed evitare i licenziamenti, suscitando però le ire del sindacato, rimasto tagliato fuori dalla trattativa. Casi come questi, in questi anni di crisi, si sono moltiplicati a livello esponenziale, soprattutto fra le aziende più piccole e meno strutturate.
«Gli accordi sottoscritti alla Marcegaglia e alla Marsilli sono due risposte intelligenti da parte di impresa, sindacato e lavoratori per fronteggiare le difficoltà» - osserva Germano Denti, segretario provinciale della Uilm Uil. Il sindacalista sottolinea anche come questo tipo di accordi vadano giudicati all’interno del contesto generale in cui vengono sottoscritti. Il nodo da sciogliere, secondo Denti, riguarda però l’organizzazione del lavoro all’interno delle aziende dove - commenta - «ci sono anche delle sacche di inefficienza. Il sistema lavoro va rivisto e la sottoscrizione di questi accordi è la prova che si può fare, persino in un Paese bloccato come l’Italia».
(IL SERVIZIO INTEGRALE SU MONDO PADANO IN EDICOLA QUESTA SETTTIMANA)