Tribunale, la fusione fra Crema e Cremona rischia di slittare

L'accorpamento tra i palazzi di giustizia di Crema e Cremona potrebbe slittare di qualche mese rispetto alla data fissata del 13 settembre. Dopo la decisione della Corte Costituzionale del 3 luglio che aveva spento anche le ultime speranze di avvocati e cittadini, un piccolo spiraglio sembra essere stato aperto dagli uffici del Ministero. Non una sospensione della legge nazionale, bensì una proroga necessaria per espletare le ultime formalità organizzative che preoccupano le due dirigenze.
Da Roma sono giunte indiscezioni in merito alla disponibilità di allungare i tempi del trasloco dei circa 30 dipendenti e archivi da Crema a Cremona. I dirigenti delle due sedi si sono riuniti per valutare quanto spazio servirebbe per ospitare il personale riorganizzato e assicurare un ufficio a tutti i venti magistrati della pianta organica: in totale sono stati conteggiati almeno 750 metri quadrati. Spazi che in via dei Tribunali non sono ovviamente disponibili.
Qualche mese in più garantirebbe di organizzare con più serenità la fusione dei due palazzi di giustizia oppure di reperire una sede alternativa nel capoluogo. Dagli ambienti giudiziari non sono ancora giunte nè conferme nè smentite.
Lo stesso presidente del tribunale di Cremona, Ines Marini, non ha voluto esprimersi, limitandosi ad un commento laconico. «Verificherò le ultime disposizioni del Ministero - sottolinea -. Certamente la notizia non mi lascia indifferente e sarei felice se fosse confermata».
A pesare sull’eventuale clamorosa decisione da Roma, in realtà, sarebbe stato proprio uno dei primi provvedimenti presi dalla Marini. All’indomani del suo insediamento alla presidenza del tribunale di Cremona, infatti, l’avvocato aveva inoltrato al Ministero della Giustizia una “proroga funzionale”, evidenziando le enormi difficoltà per il palazzo di giustizia di Cremona di accogliere il carico di dipendenti da Crema. La sua richiesta, tuttavia, almeno fino a ieri, non aveva ricevuto alcuna risposta.
Da Roma sono giunte indiscezioni in merito alla disponibilità di allungare i tempi del trasloco dei circa 30 dipendenti e archivi da Crema a Cremona. I dirigenti delle due sedi si sono riuniti per valutare quanto spazio servirebbe per ospitare il personale riorganizzato e assicurare un ufficio a tutti i venti magistrati della pianta organica: in totale sono stati conteggiati almeno 750 metri quadrati. Spazi che in via dei Tribunali non sono ovviamente disponibili.
Qualche mese in più garantirebbe di organizzare con più serenità la fusione dei due palazzi di giustizia oppure di reperire una sede alternativa nel capoluogo. Dagli ambienti giudiziari non sono ancora giunte nè conferme nè smentite.
Lo stesso presidente del tribunale di Cremona, Ines Marini, non ha voluto esprimersi, limitandosi ad un commento laconico. «Verificherò le ultime disposizioni del Ministero - sottolinea -. Certamente la notizia non mi lascia indifferente e sarei felice se fosse confermata».
A pesare sull’eventuale clamorosa decisione da Roma, in realtà, sarebbe stato proprio uno dei primi provvedimenti presi dalla Marini. All’indomani del suo insediamento alla presidenza del tribunale di Cremona, infatti, l’avvocato aveva inoltrato al Ministero della Giustizia una “proroga funzionale”, evidenziando le enormi difficoltà per il palazzo di giustizia di Cremona di accogliere il carico di dipendenti da Crema. La sua richiesta, tuttavia, almeno fino a ieri, non aveva ricevuto alcuna risposta.
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