Fondazione San Domenico: le linee guida del futuro

11 LUG 13
Ultimo aggiornamento: 16:1116 MAG 25
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Nuova progettualità, sinergia con altre importanti realtà del panorama culturale, valorizzazione dell’Istituto Civico Folcioni, apertura al territorio e a nuovi partner economici, consolidamento nei rapporti interni al consiglio di amministrazione. Giovanni Marotta, presidente del San Domenico, traccia le linee guida che la Fondazione dovrà perseguire nel futuro.
Dottor Marotta, a quanto pare ricoprendo l’incarico di presidente del San Domenico non corre il rischio di annoiarsi.
Guardi, in dicembre ho chiuso 45 anni di storia professionale e ammetto che il mio cuore è ancora là, in azienda. Quello trascorso in Bosch è stato un periodo fondamentale della mia vita. Gli ultimi 10 anni, poi, sono stati tutt’altro che semplici. Eppure, con il contributo di tutti, dalla paventata ipotesi di chiusura si è passati alla fase di consolidamento dell’occupazione all’interno di un’azienda competitiva.
Questo per dire?
Per affermare un concetto che deve essere chiaro. Durante la mia festa di addio, colui che era il mio capo disse: «Non ci fosse stato Marotta sarebbe finita diversamente». Io invece dico: non ci fosse stata quella coesione fra azienda, sindacato, dipendenti sarebbe andata diversamente. Certo, il mio ruolo ha sempre richiesto precise assunzioni di responsabilità, anche perché da ogni singola decisione dipendeva il futuro di 500 famiglie. Ma i risultati li abbiamo raggiunti solo se si lavora insieme.
Il suo è un monito nei confronti del Cda della Fondazione?
Il San Domenico è una sfida. Sono stato incerto fino all’ultimo se accettare o meno l’incarico. Ho risposto sì ritenendo che da qui si possa lavorare per il territorio. L’ho fatto avanzando un’unica richiesta: nessuna intromissione politica. Ma avevo già ipotizzato che la situazione sarebbe stata diversa; mi sono messo in gioco anche per trovare la giusta soluzione.
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