Cassa integrazione record: ma gli ammortizzatori sociali hanno salvaguardato l'occupazione

L’imprenditore cremonese ha reagito alla crisi cercando di mantenere la propria mano d’opera e utilizzando altri strumenti socialmente meno impattanti rispetto a quello classico del licenziamento che priva di lavoro e reddito persone potenzialmente produttive e con esse le famiglie collegate.
Certo è che la stretta logica economica, derivante dalla teoria classica del libero mercato, imporrebbe, a fronte di una contrazione duratura della produzione, una corrispondente diminuzione della forza lavoro in quanto fattore produttivo da utilizzare in funzione delle necessità e in nome della economicità e dell’efficienza.
La forte e perdurante stagnazione dell’economia locale esiste ed è presente: basta scorrere le tabelle delle varie indagini congiunturali trimestrali della Camera di Commercio di Cremona, nelle quali l’indice di produzione industriale da quattro trimestri è di segno negativo, come quello rilevato al 31 marzo di quest’anno, pari a un valore di –1%. Tuttavia, per quanto riguarda il numero di addetti impiegati, si assiste ad una crescita tendenziale dello 0,6%. Questo, stando agli ultimissimi dati rilevati sempre dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio in occasione dell’emanazione del primo bollettino statistico riferito a quest’anno, cioè al primo trimestre 2013.
Tutto ciò non è cosa di poco conto. Anzi, il fatto che il sistema imprenditoriale cremonese abbia reagito alla congiuntura economica senza ricorrere ad una proporzionale e massiccia espulsione degli addetti, significa che l’imprenditoria cremonese sta svolgendo un ruolo socialmente rilevante di sostegno del mercato del lavoro. Questa forbice tra indice della produzione e indice dell’occupazione non è spiegabile solo in base ad un principio, derivante dalle rilevazioni statistiche nella recente storia, secondo cui le vicende della produzione normalmente non si riflettono immediatamente, ma in ritardo sul mercato del lavoro, visto che la produzione sta calando dal 2012, mentre l’occupazione è rimasta costante se non in leggera crescita dal 2010.
Certamente una reazione tardiva sulla forza lavoro rispetto all’andamento critico dell’economia può esserci ma, a determinare la dicotomia, oltre all’eventuale contrazione degli altri costi dei fattori produttivi d’impresa extra personale, è il ricorso agli ammortizzatori sociali.
Prendendo in considerazione i dati della Cassa Integrazione Guadagni, riguardanti esclusivamente quella ordinaria, si nota una crescita, nel corso dei vari trimestri dello scorso anno ed anche nel primo del 2013, sia delle percentuali delle imprese che vi hanno ricorso, sia delle ore utilizzate rispetto al monte ore globale.
Il primo fenomeno costituisce attualmente il 27,5% del totale delle imprese, contro il precedente 24%.
Le ore di cassa effettivamente utilizzate sul monte ore complessivo passano dallo 0,8% al 2,2%.
A onor di cronaca, però, è giusto segnalare che entrambi i dati costituiscono una delle migliori situazioni tra le province lombarde. Nella nostra regione il ricorso alla Cassa Integrazione ordinaria ha interessato il 28% delle imprese ed il 3,7% del monte ore trimestrale.
Certo è che la stretta logica economica, derivante dalla teoria classica del libero mercato, imporrebbe, a fronte di una contrazione duratura della produzione, una corrispondente diminuzione della forza lavoro in quanto fattore produttivo da utilizzare in funzione delle necessità e in nome della economicità e dell’efficienza.
La forte e perdurante stagnazione dell’economia locale esiste ed è presente: basta scorrere le tabelle delle varie indagini congiunturali trimestrali della Camera di Commercio di Cremona, nelle quali l’indice di produzione industriale da quattro trimestri è di segno negativo, come quello rilevato al 31 marzo di quest’anno, pari a un valore di –1%. Tuttavia, per quanto riguarda il numero di addetti impiegati, si assiste ad una crescita tendenziale dello 0,6%. Questo, stando agli ultimissimi dati rilevati sempre dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio in occasione dell’emanazione del primo bollettino statistico riferito a quest’anno, cioè al primo trimestre 2013.
Tutto ciò non è cosa di poco conto. Anzi, il fatto che il sistema imprenditoriale cremonese abbia reagito alla congiuntura economica senza ricorrere ad una proporzionale e massiccia espulsione degli addetti, significa che l’imprenditoria cremonese sta svolgendo un ruolo socialmente rilevante di sostegno del mercato del lavoro. Questa forbice tra indice della produzione e indice dell’occupazione non è spiegabile solo in base ad un principio, derivante dalle rilevazioni statistiche nella recente storia, secondo cui le vicende della produzione normalmente non si riflettono immediatamente, ma in ritardo sul mercato del lavoro, visto che la produzione sta calando dal 2012, mentre l’occupazione è rimasta costante se non in leggera crescita dal 2010.
Certamente una reazione tardiva sulla forza lavoro rispetto all’andamento critico dell’economia può esserci ma, a determinare la dicotomia, oltre all’eventuale contrazione degli altri costi dei fattori produttivi d’impresa extra personale, è il ricorso agli ammortizzatori sociali.
Prendendo in considerazione i dati della Cassa Integrazione Guadagni, riguardanti esclusivamente quella ordinaria, si nota una crescita, nel corso dei vari trimestri dello scorso anno ed anche nel primo del 2013, sia delle percentuali delle imprese che vi hanno ricorso, sia delle ore utilizzate rispetto al monte ore globale.
Il primo fenomeno costituisce attualmente il 27,5% del totale delle imprese, contro il precedente 24%.
Le ore di cassa effettivamente utilizzate sul monte ore complessivo passano dallo 0,8% al 2,2%.
A onor di cronaca, però, è giusto segnalare che entrambi i dati costituiscono una delle migliori situazioni tra le province lombarde. Nella nostra regione il ricorso alla Cassa Integrazione ordinaria ha interessato il 28% delle imprese ed il 3,7% del monte ore trimestrale.