Il colosso belga della logistica, Katoen Natie, investirà 12 milioni di euro nel porto di Cremona

Era il lontano 2003 quando Katoen Natie, colosso belga della logistica mondiale decise di mettere radici a Cremona facendone la propria piattaforma per il sud Europa. Quest’anno ricorre il decimo anniversario dello sbarco all’ombra del Torrazzo, un’occasione perfetta per dare il via al terzo ed ultimo step dell’insediamento con i nuovi magazzini al porto su un’area di 20 mila metri quadrati e 160 silos da 500 metri cubi ciascuno. Come è avvenuto per gli altri due progetti, anche la cosiddetta fase tre sarà curata dallo Studio Morandi di Cremona.
«La decisione definitiva» - annuncia il presidente di Katoen Natie Italia, Dirk Verwimp - «arriverà entro luglio ed è legata all’aggiudicazione di una grande commessa di un importante cliente tedesco. Ma già oggi abbiamo saturato la nostra attuale capacità e abbiamo necessità di espanderci». Se l’operazione andrà “in porto” si parla di un ulteriore investimento da 12 milioni di euro. Dall’estate 2012 Verwimp non è più a Cremona ma a Rivalta Scrivia dove la compagnia logistica di Anversa ha acquisito il gigantesco interporto piemontese rilevando il 90% del pacchetto azionario dal Gruppo Fagioli. Lo scorso anno il porto di Cremona ha movimentato quasi 700 mila tonnellate di merci, con una grande preponderanza della gomma, e con una quota residuale di trasporto via acqua, il vero tallone d’achille di un sistema che, invece, avrebbe proprio nell’intermodalità, cioè nello scambio fra acqua, ferro e gomma, il suo punto di forza. Il collo di bottiglia è rappresentato dall’impossibilità di garantire la navigazione per un numero sufficiente (almeno 340) di giorni sul fiume. Basta un dato: nel 2006 il porto di Cremona aveva movimentato 1,2 milioni di tonnellate di merci. Di queste 452 mila tonnellate erano transitate via acqua. Nel 2012, su 691 mila tonnellate, solo 8 mila hanno sfruttato il fiume. Un totale nonsense se si pensa che il sistema idroviario padano veneto ha un potenziale di 10 milioni di tonnellate di merci l’anno e che proprio a Tencara, dove termina il canale navigabile di Cremona, si sta puntando per farne un’area strategica per lo sviluppo del territorio. In crescita, invece, l’utilizzo della ferrovia: il numero dei carri ferroviari è passato dai 17.000 del 2008 ai 30.000 del 2012.
«La decisione definitiva» - annuncia il presidente di Katoen Natie Italia, Dirk Verwimp - «arriverà entro luglio ed è legata all’aggiudicazione di una grande commessa di un importante cliente tedesco. Ma già oggi abbiamo saturato la nostra attuale capacità e abbiamo necessità di espanderci». Se l’operazione andrà “in porto” si parla di un ulteriore investimento da 12 milioni di euro. Dall’estate 2012 Verwimp non è più a Cremona ma a Rivalta Scrivia dove la compagnia logistica di Anversa ha acquisito il gigantesco interporto piemontese rilevando il 90% del pacchetto azionario dal Gruppo Fagioli. Lo scorso anno il porto di Cremona ha movimentato quasi 700 mila tonnellate di merci, con una grande preponderanza della gomma, e con una quota residuale di trasporto via acqua, il vero tallone d’achille di un sistema che, invece, avrebbe proprio nell’intermodalità, cioè nello scambio fra acqua, ferro e gomma, il suo punto di forza. Il collo di bottiglia è rappresentato dall’impossibilità di garantire la navigazione per un numero sufficiente (almeno 340) di giorni sul fiume. Basta un dato: nel 2006 il porto di Cremona aveva movimentato 1,2 milioni di tonnellate di merci. Di queste 452 mila tonnellate erano transitate via acqua. Nel 2012, su 691 mila tonnellate, solo 8 mila hanno sfruttato il fiume. Un totale nonsense se si pensa che il sistema idroviario padano veneto ha un potenziale di 10 milioni di tonnellate di merci l’anno e che proprio a Tencara, dove termina il canale navigabile di Cremona, si sta puntando per farne un’area strategica per lo sviluppo del territorio. In crescita, invece, l’utilizzo della ferrovia: il numero dei carri ferroviari è passato dai 17.000 del 2008 ai 30.000 del 2012.
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