Le imprese cremonesi conquistano l'estero: la Braga di Casalmaggiore e la Poli Costruzioni di Camisano

7 GIU 13
Ultimo aggiornamento: 16:0616 MAG 25
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Brasile, Messico, est Europa, nord Africa, Asia, anche in provincia di Cremona le imprese sono sempre più proiettate sui mercati esteri: quel +1,3% degli ordinativi oltreconfine della nostra manifattura nel primo trimestre 2013, (+5% se si considera la variazione su base annua), è la dimostrazione più eclatante di come, anche all’ombra del Torrazzo, le imprese abbiano gettato il cuore oltre l’ostacolo agguantando una delle poche chance, forse l’unica possibilità di sopravvivere e crescere dopo cinque anni di crisi pesantissima.
Una corsa costellata da investimenti in innovazione di processo e di prodotto che hanno reso il made in Cremona più forte e competitivo, ma anche attraverso la realizzazione di veri e propri stabilimenti produttivi nei mercati più promettenti. Fra le aziende che hanno affiancato la produzione locale a quella estera vi sono alcuni nomi noti come Coim, Ocrim, A&P Bianchi Abbigliamento uomo (uno stabilimento in Tunisia) e Achitex Minerva. L’azione messa in campo in questi anni dalla Camera di Commercio sul fronte dell’internazionalizzazione non è stata casuale e, su questo fronte, sono stati fatti alcuni passi in avanti. La propensione all’export viene fotografata dai numeri e in provincia di Cremona risulta in crescita dal 31 al 34%, in linea con la media regionale del 35% (+ 4,7% il dato tendenziale del IV trimestre 2012 contro un +3,8% in Lombardia e un 4,1% in Italia), per un valore complessivo delle vendite all’estero stabilmente collocato tra gli 800 ed i 900 milioni di euro.
Tutto bene, dunque? Non proprio. Pur avendo messo a segno una progressione significativa, le imprese cremonesi fanno ancora fatica ad attrezzarsi per competere sui mercati esteri, soprattutto per le ridotte dimensioni e talora a causa di una sottocapitalizzazione che ne limita le possibilità di espansione o le trasforma in ‘facili’ prede da parte delle multinazionali estere. «In provincia di Cremona - conferma il professor Marco Mutinelli dell’Università di Brescia - sono una cinquantina le imprese partecipate (quasi sempre con quote di controllo) da multinazionali estere: 13 di queste con oltre 100 dipendenti come Sperlari (Cremona); Faster (Rivolta d’Adda) o Csm Italia (Cremona). Complessivamente vi lavorano 4.400 persone. Molto più ridotti, anche se ci sono, sono i casi di aziende cremonesi che hanno fatto shopping all’estero, come la Coim di Offanengo (cinque stabilimenti in Brasile, Messico, Cile, Cina, Singapore e India) e il Gruppo Iltom di Romanengo, presente anche in Francia con cinque società e in Romania con due presidi, uno nella zona di Bucarest e l’altro nei pressi di Cluj-Napoca, senza dimenticare la Corazzi (uno stabilimento in Messico) e la Antoniazzi di Pizzighettone, specializzata nella produzione di pavimenti, che ha due unità produttive in Francia.
Mondo Padano ha raccolto due storie di imprese che lavorano moltissimo sui mercati esteri, quelle della Braga di Casalmaggiore, attiva nel settore del legno, e la Poli Costruzioni di Camisano, che produce impianti frenanti per clienti sparsi in tutto il mondo.  
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