Emergenza maltempo: in provincia spazzato via dal 30 al 50 per cento delle colture

24 MAG 13
Ultimo aggiornamento: 16:0216 MAG 25
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Mancano pochi giorni all'inizio dell'estate meteorologica ma davvero non c'è alcun segno di un ritorno alla normalità: ancora per alcuni giorni gli esperti prevedono pioggia e vento in pianura e neve in montagna, già posatasi abbondante un po' ovunque al di sopra dei mille metri.
Ad accusare i danni più consistenti sono gli agricoltori che hanno chiesto lo stato di calamità e che stimano danni per centinaia di milioni di euro. L'allarme è stato lanciato da tutte le associazioni di categoria, Confagricoltura, Cia, e Coldiretti, il cui presidente regionale, nonché Delegato Confederale per Cremona, ha già tracciato un primo pesante, bilancio: «Non c’è raccolto che non sia compromesso – dichiara Ettore Prandini: dal mais alla soia, dalla frutta alla verdura, dal pomodoro all’orzo, al fieno». Giovedì pomeriggio, presso l’Assessorato all’Agricoltura della Provincia di Cremona, si è tenuto  un incontro con i rappresentanti delle organizzazioni agricole per fare il punto della situazione e valutare, a partire dal livello provinciale, come attivare presso gli organi istituzionali le misure necessarie per far fronte a una situazione di estrema gravità. Colture danneggiate dall'acqua e dal freddo, dunque, mentre anche i florovivaisti lamentano bollette per il riscaldamento delle serre sempre più care. «Siamo in una situazione davvero difficile – spiega Gianenrico Spoldi, allevatore di suini e produttore di mais a Trigolo  –. Lo scorso anno, a fine maggio, iniziavamo ad irrigare, portando l’acqua sulle colture. Oggi le stesse turbine ci servono per togliere l’acqua dai nostri terreni, non ancora seminati e trasformati in laghi. Siamo in grandissimo ritardo con le semine. Si aggiunga questa temperatura così fredda: non so come farà il mais, in queste condizioni, a svilupparsi – prosegue Spoldi –. Speravamo almeno in qualche giorno di sole, ma la pioggia che si è ripresentata ora di fatto azzera nuovamente ogni cosa. La pioggia di stanotte e di oggi corrisponde ad altri dieci giorni persi, senza poter entrare in campo. Per non parlare del fieno che molti agricoltori hanno ancora sui terreni: sta marcendo, completamente zuppo d’acqua».
Acqua e freddo che, si diceva, proseguiranno ancora a lungo in attesa che l'anticiclone si stabilizzi sul Mediterraneo. Ma gli esperti prevedono ancora per qualche tempo il passaggio di diverse perturbazioni. Anche le temperature prolungheranno la loro permanenza al di sotto della media almeno sino all'avvio dell'estate il cui esordio climatico, decisamente sotto tono, non farà altro che confermare quel malessere atmosferico dalle spalle larghe, che tre mesi di primavera non sono riusciti ad espugnare.
In provincia di Cremona le cifre sono da bollettino di guerra: la semina del mais in ritardo di quasi due mesi (ad oggi si può dire che è stato seminato solo il 30% del mais), con previsioni di una riduzione delle rese dal 30 al 50%. La semina della barbabietola da zucchero neppure cominciata. Perso l’intero primo sfalcio di foraggi, quello che garantisce il 50% del prodotto (fondamentale in una provincia che, con un patrimonio di 300mila bovini, cui si aggiungono oltre un milione di suini, ha bisogno di grandi quantità per l’alimentazione). Si aggiunga la previsione di cali produttivi dal 30 al 35% per la coltura del pomodoro, poiché in molti casi non si riesce a entrare nei campi per mettere a dimora le piantine. Gravi perdite anche per l’ortofrutta, con danni già stimati dal 20 al 30% per meloni e angurie. Fortemente compromessa la produzione dei cereali a semina autunno-vernina (frumento, orzo, triticale) ed oltre un mese di ritardo anche per la semina della soia (con difficoltà nel reperimento del seme, dacché chi in aprile ha rinunciato a seminare barbabietola o mais si è poi rivolto a questa coltura).
«Oltre al problema dell’eccesso di acqua – conclude Prandini – c’è anche quello dei funghi e dei parassiti che con questo clima umido trovano il loro habitat ideale. Ci vorranno diversi giorni di bel tempo per far asciugare i terreni e in ogni caso non basterà per mettere in sicurezza gli alberi da frutta o i vitigni».