Apa in assemblea: risorse in costante calo C'è il problema di finanziare l'attività

9 MAG 13
Ultimo aggiornamento: 15:5916 MAG 25
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Sono 844 gli allevamenti di bovine da latte in provincia di Cremona dove si produce il 10% del latte italiano. Rilevante anche la nostra posizione sul fronte suinicolo; con 1.250.000 suini, siamo al terzo posto assoluto in Italia dopo Brescia e Mantova con una quota del 10% a livello nazionale.
Sono alcuni dei numeri presentati oggi da Riccardo Crotti, presidente dell'Associazione Provinciale Allevatori che si è tenuta presso il polo fieristico di CremonaFiere, presente anche l'assessore regionale all'agricoltura Gianni Fava. Numerosi i temi toccati da Crotti nel suo intervento: a cominciare dal nodo dei finanziamenti, sempre più ridotti, trasferiti all'Apa: «La nostra associazione dall'anno 2010 sino ad oggi ha ricevuto oltre 800.000 euro in meno e nonostante ciò l'Apa di Cremona continua ad applicare le tariffe più basse d'Italia». Ma la cospicua riduzione dei finanziamenti pone il problema di come finanziare l’attività. Altro passaggio importante evidenziato da Crotti riguarda la necessità di una riorganizzazione del sistema dell'Aia, riorganizzazione che – ha dichiarato il presidente dell'Apa – ad oggi suona più come il «frutto di compromessi politici e sindacali che di scelte tecniche». A tal punto che - aggiunge - riteniamo possibile anche l’eventualità di uscire dall’AIA per costituire un sistema di allevatori lombardo, in grado di  autogovernarsi e autofinanziarsi» anche se «crediamo sia fondamentale mantenere una selezione centralizzata e nazionale con banca dati ANAFI/Ministero».
Nonostante la situazione di crisi che continua a colpire la zootecnia italiana – basti ricordare il dato dei 5,8 milioni di capi presenti in Italia nel 2011 a fronte degli 8,8 milioni del 1989, l’Apa ha aumentato il proprio patrimonio di aziende associate (990 nel 2011) e di bestiame sottoposto ai controlli funzionali» tanto che – ha aggiunto Crotti - «solo le aziende che cessano l’attività abbandonano l’Associazione». Fra i servizi più apprezzati dai soci l’anagrafe zootecnica provinciale che, fino ad oggi, ha identificato con microchip 40.000 capi bovini con una drastica diminuzione di marche smarrite e duplicate.
DIRETTIVA NITRATI - «La nostra preoccupazione» - dichiara Crotti - è che siano solo gli allevatori a pagare il conto, senza che anche gli altri settori produttivi coinvolti vengano chiamati a rispondere delle proprie responsabilità; è sicuramente fondamentale arrivare ad una rivisitazione generale di una direttiva comunitaria vecchia di quasi vent’anni sopratutto nelle zone vulnerabili, ma con oneri e onori equamente distribuiti».
PREZZO DEL LATTE - Il mercato ha bruscamente reagito alla scarsità di produzione del latte in Nuova Zelanda colpita da una forte siccità; la situazione di instabilità si è diffusa nelle principali aree di produzione e di scambio a livello mondiale e sicuramente farà sentire il proprio effetto anche in Italia. «Sembra, pertanto, - dichiara il presidente dell'Apa - ci siano le condizioni per soddisfare le attese degli allevatori e portare il prezzo della materia prima a un livello tale da assicurare una certa remunerazione; sarebbe un ottimo segnale che darebbe fiducia a un settore costituito da imprenditori provati.
IL DOPO QUOTE LATTE - «E’ necessario prepararsi ad un mondo post-quote per nulla indolore» - dichiara Crotti nel corso dell'assemblea - nonostante si continui a parlare di atterraggio morbido: dal 31 marzo 2015 il regime di contingentamento della produzione latte sarà abolito; pertanto non esisterà più alcun vincolo produttivo per le aziende zootecniche, in tutta la comunità europea, così come in Italia, l’argomento sembra passare sotto silenzio, nonostante l'importanza e l'impatto che tale provvedimento avrà sul mondo zootecnico».
La soluzione potrebbe arrivare dal modello canadese. «In pratica – conclude Crotti - una volta congelata la situazione attuale il quantitativo totale di quote le stesse andrebbero trattate in tempo reale su una borsa telematica che consentirebbe l'affitto e la compravendita ad un prezzo oggettivo, nel preciso istante in cui il produttore intende aumentare o diminuire, anche temporaneamente la sua produzione; così come avviene per esempio in Canada, Paese in cui una gestione rigorosa e snella delle quote ha garantito in questi anni un prezzo del latte alla stalla soddisfacente».