Crema, il Cre rischia la chiusura Zambelli: "La città ci aiuti" Nessuna risposta concreta dalle istituzioni

19 APR 13
Ultimo aggiornamento: 15:5616 MAG 25
Tradotto con IA
Versione italiana
Immagine di Crema, il Cre rischia la chiusura Zambelli: "La città ci aiuti" Nessuna risposta concreta dalle istituzioni
"Avanti di questo passo, fra un anno il Centro di Riabilitazione Equestre chiuderà i battenti". Alessandro Zambelli, presidente dell'associazione cremasca, non usa mezzi termini. Al termine del direttivo della Onlus, con i consiglieri che sono stati chiamati ad approvare un bilancio chiuso in sofferenza, lancia l'ultimo appello alle istituzioni e alla città. Il più importante centro d'ippoterapia d'Europa è in grave difficoltà. "Il disavanzo - spiega il presidente -, è di circa 12 mila euro. Sono diversi i fattori che hanno contribuito nel determinarlo, ma indubbiamente la situazione di disagio venutasi a creare all'interno dell'area degli Stalloni è preponderante". La dichiarata inagibilità di parte della struttura, l'impossibilità di organizzare all'interno del Centro il Concorso Ippico, una delle principali forme di autofinanziamento del Cre, l'incertezza su ciò che avverrà dopo il 30 giugno, data di scadenza della convenzione con l'Ersaf per l'utilizzo dell'impianto lasciano disorientati il presidente e i consiglieri. "L'ho scritto anche alla Regione Lombardia - prosegue Zambelli -: stiamo seriamente rischiando di perdere 34 anni di lavoro al servizio di ragazzi e famiglie che traggono grande giovamento dall'ippoterapia. Una scelta criminale". Il presidente afferma che in queste settimane molti hanno manifestato interesse e preoccupazione per le sorti del Cre. "Le istituzioni scrivono, telefonano, si fanno sentire - puntualizza -. Ciò che manca sono però i risultati". E a restare col fiato sospeso non sono solo le 4 terapiste e i 25 volontari che hanno continuato a lavorare "anche con la neve e il fango negli stivali", ma soprattutto gli 84 ragazzi che traggono importanti benefici dall'ippoterapia e le loro famiglie. "Ormai non possiamo aspettare oltre. Non siamo più disposti ad accettare questa situazione di disagio: abbiamo bisogno di nuove certezze se vogliamo garantirci un futuro" è la laconica chiusura di Zambelli.