Viaggio della Memoria, Migliorati: «Il modo in cui venivano trattati è disumano, inimmaginabile»

Tra i quasi 500 studenti – appartenenti a quindici istituti superiori del Cremonese – che sono partiti per il 19° Viaggio della Memoria a Strasburgo e in Alsazia, diversi hanno deciso di mettere nero su bianco le loro prime impressioni. Tra loro Luca Migliorati, che scrive a proposito: «Parto, e sono ben consapevole di quello che sono. Chissà se, a distanza di 3 giorni, percorrerò la stessa identica strada cambiato. Le aspettative sono molto chiare: avrò qualcosa in più, perché non si può restare indifferenti. Non c'è molto da dire sul viaggio: ci è sembrato volare, tra una pausa e l'altra. Strada facendo, aumentava la curiosità».
«Come sarà – si chiede quindi Migliorati –? Ma soprattutto, come reagiremo? Siamo arrivati, e la sensazione è stata quella di essere in un posto dove è morta un'infinità di persone. Persone, prima di tutto. La prima, e unica, sensazione è l'incredulità. Viviamo in un mondo che, nonostante la crisi e i soliti problemi, non può raggiungere questi livelli di disumanità. Il modo in cui venivano trattati è addirittura escluso dalla nostra mente, se non ci fosse la memoria. Ganci per l'impiccagione, forni crematori, prigioni di 3 metri per 2. Erano bestie, non uomini. E io non riesco a immaginare, neanche sforzandomi, una situazione simile, nel nostro mondo. Forse siamo davvero riusciti a staccarci da certe idee, ed è un lato positivo. Ma ricordare non vuol dire provare ancora emozioni pensando a un determinato momento? In me prevale l'incredulità. È sempre un'emozione, ma non è quello che mi aspettavo».
Ecco anche il pensiero di Andrea Aimi: «Dopo aver passato tanti mesi a scuola ad immaginare le sensazioni provocate dalle visite dei vari luoghi finalmente è arrivato il momento decisivo – racconta –. Sono salito sul pullman con la consapevolezza che questo non sarà una semplice gita di classe, dove si scherza e ci si diverte, ma un'esperienza che lascerà sicuramente un segno dentro di me. Per quanto sia interessato e al tempo stesso disgustato da questo sterminio, dopo la visita al campo di Natzweiler-Struthof, non sono riuscito a rendere omaggio ai poveri deportati come avrei voluto. Essere in quel campo con i miei compagni e amici di tutti i giorni con cui ho un ottimo rapporto non mi ha permesso di mettermi nei panni del povero ebreo deportato che si trova catapultato in un mondo schiavizzato completamente diverso da quello a cui era abituato, privo di ogni libertà e circondato da migliaia di persone mai viste prima o comunque rese irriconoscibili a causa del loro aspetto spoglio e denutrito. In futuro spero di poter ritornare in questi luoghi da solo, spogliato di ogni pensiero inutile».
«Come sarà – si chiede quindi Migliorati –? Ma soprattutto, come reagiremo? Siamo arrivati, e la sensazione è stata quella di essere in un posto dove è morta un'infinità di persone. Persone, prima di tutto. La prima, e unica, sensazione è l'incredulità. Viviamo in un mondo che, nonostante la crisi e i soliti problemi, non può raggiungere questi livelli di disumanità. Il modo in cui venivano trattati è addirittura escluso dalla nostra mente, se non ci fosse la memoria. Ganci per l'impiccagione, forni crematori, prigioni di 3 metri per 2. Erano bestie, non uomini. E io non riesco a immaginare, neanche sforzandomi, una situazione simile, nel nostro mondo. Forse siamo davvero riusciti a staccarci da certe idee, ed è un lato positivo. Ma ricordare non vuol dire provare ancora emozioni pensando a un determinato momento? In me prevale l'incredulità. È sempre un'emozione, ma non è quello che mi aspettavo».
Ecco anche il pensiero di Andrea Aimi: «Dopo aver passato tanti mesi a scuola ad immaginare le sensazioni provocate dalle visite dei vari luoghi finalmente è arrivato il momento decisivo – racconta –. Sono salito sul pullman con la consapevolezza che questo non sarà una semplice gita di classe, dove si scherza e ci si diverte, ma un'esperienza che lascerà sicuramente un segno dentro di me. Per quanto sia interessato e al tempo stesso disgustato da questo sterminio, dopo la visita al campo di Natzweiler-Struthof, non sono riuscito a rendere omaggio ai poveri deportati come avrei voluto. Essere in quel campo con i miei compagni e amici di tutti i giorni con cui ho un ottimo rapporto non mi ha permesso di mettermi nei panni del povero ebreo deportato che si trova catapultato in un mondo schiavizzato completamente diverso da quello a cui era abituato, privo di ogni libertà e circondato da migliaia di persone mai viste prima o comunque rese irriconoscibili a causa del loro aspetto spoglio e denutrito. In futuro spero di poter ritornare in questi luoghi da solo, spogliato di ogni pensiero inutile».