Roberto Napoletano: «L'Italia è piena di giovani talenti che stiamo regalando all'estero»

10 APR 13
Ultimo aggiornamento: 15:5216 MAG 25
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«Recuperare la forza, lo spirito, i valori ed il coraggio degli uomini che trasformarono un Paese devastato dalla guerra in una potenza economica». E' un intervento pieno di passione quello che il direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, ha tenuto oggi, giovedì 14 aprile, all'assemblea dei Giovani Industriali di Cremona che ha visto Stefano Allegri ricevere il testimone da Cristiano Villa al timone come nuovo presidente. Ben 10 le donne dei quindici componenti del nuovo consiglio direttivo. Il direttore del Sole 24 Ore che sarà domani a Torino per il convegno della Piccola Industria di Confindustria dal titolo “Un'Italia industriale in un'Europa più forte”, ha sottolineato la gravità della situazione vissuta dal nostro Paese, «pieno di quei talenti che stiamo regalando al mondo». A cominciare da quel capitale umano di straordinario valore che non fugge dall'Italia, ma che da questo Paese viene espulso. La mancanza di memoria verso una stagione straordinaria come quella del dopoguerra, ma anche verso gli errori compiuti nel passato recente e il grave rischio corso dall'Italia nel novembre 2011, quando il Paese veniva considerato dai mercati a rischio bancarotta sono, a giudizio del direttore del Sole 24 Ore, la colpa più grave dell'attuale classe dirigente. «In Italia c'è un grande talento giovanile che scappa all'estero perchè fuori trova condizioni migliori» - ha detto Napoletano. «C'è una grande imprenditoria che riesce a competere nel mondo e c'è la cultura». Il lavoro e la cultura sono le più grandi ricchezze di questo Paese perchè «se la manifattura, il design e il cibo italiani sono così apprezzati nel mondo è grazie allo straordinario biglietto da visita rappresentato dalla cultura». E la forza di investire nella cultura con logica imprenditoriale rappresenta per l'Italia una sfida da vincere. «Il Museo del Violino di Cremona che ho avuto la possibilità di visitare oggi – ha detto Napoletano - mi ha trasmesso la sensazione di cosa questo Paese è stato e di cosa potrebbe tornare ad essere». La mancanza di memoria verso il passato, la scarsa lungimiranza se non una vera e propria miopia stanno aprendo le porte di una stagione di «paura contagiosa e di sfiducia collettiva». Secondo Napoletano questo Paese sta dunque perdendo la speranza. Qualcosa che colpisce tanto le generazioni più giovani, vittime di quella che il direttore del Sole 24 Ore definisce la «precarietà eterna», tanto quando i quarant'enni e cinquant'enni che si svegliano una mattina scoprendo che non hanno più un posto di lavoro. «Se sono un ricercatore universitario con uno stipendio da 1.300 euro al mese con una casa di proprietà lasciatami dalla famiglia ho davanti a me una prospettiva. Ma se mi lasciano a casa ogni tre mesi qual è il mio orizzonte? Non manca un monito a chi governerà in futuro. «Chi ha la responsabilità di governare deve ascoltare e capire la pancia del Paese». Qualcosa che il governo dei tecnici, dopo aver salvato l'Italia dalla tempesta finanziaria, non ha fatto perdendo un'occasione unica. Un'occasione che, in condizioni non molto diverse da quelle di oggi, l'Italia seppe invece cogliere nel '92. Oggi manca una prospettiva duratura di lavoro, quasi che il Paese abbia smarrito se stesso e non sia più capace di ritrovarsi. Ecco perchè bisogna recuperare la serietà e la sobrietà dei De Gasperi, dei Di Vittorio, dei Pescatore, dei Menichella e di molti altri ancora, cioè di quegli uomini che seppero guardare oltre il breve termine per dare al Paese una prospettiva ed un futuro nell'interesse di tutti. «E' a loro – ha concluso Roberto Napoletano – che tutti noi, oggi, dobbiamo la nostra fortuna, la nostra ricchezza e il nostro benessere». (il resto del servizio su Mondo Padano in edicola il 15 aprile)