Nuovo allarme della Fim Cisl: continua la crisi del metalmeccanico

E' uno dei settori più colpiti dalla crisi economica di questi anni. Anche in provincia di Cremona il settore metalmeccanico continua a segnare il passo. A lanciare il nuovo allarme è la Fim Cisl che sottolinea come «al termine del primo trimestre del 2013 la situazione non» presenti «alcun tipo di miglioramento». Al contrario -dichiara Omar Cattaneo - «le aziende continuano nelle loro difficoltà di rallentamento ordini e di scarsa visibilità nel medio periodo. Nelle aziende piccole sono aumentate le richieste di cassa in deroga con due effetti: alcune imprese ricorrono alla diminuzione del personale avendo esaurito gli ammortizzatori in deroga a disposizione oppure ritengono necessario diminuire il personale senza ricorrere a soluzione temporanee di rallentamento produttivo. D'altro canto si registra la comparsa di nuove aziende che si “iscrivono” nell’ormai copioso elenco di società che attingono dagli ammortizzatori sociali.
Per di più la Fim Cisl sottolinea come nelle aziende medio grandi la situazione non cambi; non vi sono assunzioni a tempo indeterminato, ma solo a termine e spesso si ricorre alla somministrazione per brevi periodi. In diverse realtà si sfrutta la cassa integrazione ordinaria e nelle aziende dove la crisi dura da tempo l’ordinaria ha lasciato il posto alla straordinaria che, in alcune situazioni, risulta essere l’anticamera di un ridimensionamento occupazionale. Sono circa 35 i lavoratori che nelle aziende beneficianti la 223/91 (mobilità) hanno perso il posto di lavoro.
Per di più la Fim Cisl sottolinea come nelle aziende medio grandi la situazione non cambi; non vi sono assunzioni a tempo indeterminato, ma solo a termine e spesso si ricorre alla somministrazione per brevi periodi. In diverse realtà si sfrutta la cassa integrazione ordinaria e nelle aziende dove la crisi dura da tempo l’ordinaria ha lasciato il posto alla straordinaria che, in alcune situazioni, risulta essere l’anticamera di un ridimensionamento occupazionale. Sono circa 35 i lavoratori che nelle aziende beneficianti la 223/91 (mobilità) hanno perso il posto di lavoro.