«Salvate il volontariato», il no profit chiede aiuto. Dal presidente Cisvol Reali un appello alle istituzioni

Le ombre della recessione economica, la spending review e il taglio dei fondi per il volontariato, le necessità crescenti della popolazione, soprattutto sul versante dell’assistenza e del sostegno sociale. Tante sfaccettature di un unico, complesso tema: la ‘sopravvivenza’ delle associazioni presenti nel cremonese.
Tra i membri del Cisvol ci sono associazioni, cooperative, comunità. Vanno dal casalasco al cremasco, si prendono in carico l’assistenza a famiglie, donne, anziani, disabili, ma si occupano anche di sport, cultura, tempo libero, sicurezza. Un vasto mondo fatto di uomini e donne - molti di loro, giovani - che hanno a cuore le sorti della collettività. Spesso si sostituiscono alle istituzioni, ma non ricevono adeguati riconoscimenti economici.
«L’erogazione dei contributi è legata al Fondo Speciale per il Volontariato, istituito dalla legge quadro n. 266/91 e alimentato dai proventi delle fondazioni di origine bancaria - spiega il presidente del Cisvol Giorgio Reali -. Ma la spending review si fa sentire. E non è una novità degli ultimi tempi. Quattro anni fa abbiamo subito un taglio del 50%, che ci ha portato a effettuare una riorganizzazione dei servizi. In un periodo di tale crisi e cambiamenti, risulta fondamentale ragionare in rete. I Centri Servizi della Lombardia, pur mantenendo la propria autonomia territoriale, devono ragionare insieme, fare sistema e attuare sinergie per concretizzare risparmi, più che mai necessari in un periodo come questo».
Unirsi per fare un percorso di progettazione sociale, creare insieme un laboratorio territoriale: «Dobbiamo pensare di realizzare progetti non con l’obiettivo di ‘portare a casa fondi’; insomma, meno bancomat ma puntare alla sostanza, perché serve costruire una rete sociale intorno alle persone».
Insomma, arrivano meno aiuti e la burocrazia è sempre più pressante, ma il terzo settore non si scoraggia. «Serve che le istituzioni e la politica si assumano le loro responsabilità e contribuiscano a costruire visioni, progetti, idee, per una vera e nuova politica della socialità. Invece, al contrario, le istituzioni spesso delegano. ‘Scaricano’ sulle associazioni l’erogazione di servizi che invece dovrebbero essere forniti dagli enti preposti».
Dunque, di fronte alla crescente difficoltà delle istituzioni nell’assicurare una capillare presa in carico dei bisogni sociali, il volontariato è risposta alle esigenze delle persone, delle famiglie e delle comunità. Serve un incentivo per rafforzare le organizzazioni, lavorando in rete e stimolando la partecipazione attiva delle persone. «Innanzitutto, abbiamo bisogno di luoghi di incontro, un’esigenza comune a tutto il mondo del volontariato - conclude Reali -. Momenti da dedicare ai giovani, che stiamo cercando di coinvolgere anche attraverso le scuole». E, per quanto riguarda i fondi, «anche il profit deve interagire con il terzo settore, è una sfida per il futuro».
Tra i membri del Cisvol ci sono associazioni, cooperative, comunità. Vanno dal casalasco al cremasco, si prendono in carico l’assistenza a famiglie, donne, anziani, disabili, ma si occupano anche di sport, cultura, tempo libero, sicurezza. Un vasto mondo fatto di uomini e donne - molti di loro, giovani - che hanno a cuore le sorti della collettività. Spesso si sostituiscono alle istituzioni, ma non ricevono adeguati riconoscimenti economici.
«L’erogazione dei contributi è legata al Fondo Speciale per il Volontariato, istituito dalla legge quadro n. 266/91 e alimentato dai proventi delle fondazioni di origine bancaria - spiega il presidente del Cisvol Giorgio Reali -. Ma la spending review si fa sentire. E non è una novità degli ultimi tempi. Quattro anni fa abbiamo subito un taglio del 50%, che ci ha portato a effettuare una riorganizzazione dei servizi. In un periodo di tale crisi e cambiamenti, risulta fondamentale ragionare in rete. I Centri Servizi della Lombardia, pur mantenendo la propria autonomia territoriale, devono ragionare insieme, fare sistema e attuare sinergie per concretizzare risparmi, più che mai necessari in un periodo come questo».
Unirsi per fare un percorso di progettazione sociale, creare insieme un laboratorio territoriale: «Dobbiamo pensare di realizzare progetti non con l’obiettivo di ‘portare a casa fondi’; insomma, meno bancomat ma puntare alla sostanza, perché serve costruire una rete sociale intorno alle persone».
Insomma, arrivano meno aiuti e la burocrazia è sempre più pressante, ma il terzo settore non si scoraggia. «Serve che le istituzioni e la politica si assumano le loro responsabilità e contribuiscano a costruire visioni, progetti, idee, per una vera e nuova politica della socialità. Invece, al contrario, le istituzioni spesso delegano. ‘Scaricano’ sulle associazioni l’erogazione di servizi che invece dovrebbero essere forniti dagli enti preposti».
Dunque, di fronte alla crescente difficoltà delle istituzioni nell’assicurare una capillare presa in carico dei bisogni sociali, il volontariato è risposta alle esigenze delle persone, delle famiglie e delle comunità. Serve un incentivo per rafforzare le organizzazioni, lavorando in rete e stimolando la partecipazione attiva delle persone. «Innanzitutto, abbiamo bisogno di luoghi di incontro, un’esigenza comune a tutto il mondo del volontariato - conclude Reali -. Momenti da dedicare ai giovani, che stiamo cercando di coinvolgere anche attraverso le scuole». E, per quanto riguarda i fondi, «anche il profit deve interagire con il terzo settore, è una sfida per il futuro».