Le mille esistenze dissolte nel nulla Dal 1974 ad oggi scomparse 741 persone 185 tra uomini donne e bambini mai trovate

Gianpiero Pavoncelli, Maurizio El Abbasi, Pierino Paioli, Angelo Faliva. Sono solo alcuni dei nomi che compaiono nel lungo elenco dei cremonesi scomparsi. Le loro vicende sono diventate dei misteri ancora irrisolti, emblemi di un dramma che coinvolge esistenze finite nel buio. E la lista si allunga ogni anno. I dati dell’ultimo dossier realizzato dal “Commissario Straordinario delle persone scomparse” sono pesanti. Dal 1° gennaio 1974 al 30 giugno 2012 in provincia di Cremona sono state presentate 741 denunce: 556 soggetti sono stati ritrovati (vivi o morti), per i restanti 185 si continua a cercare. E a sperare.
I loro casi giacciono negli archivi perché nessuno ha ancora ritirato la denuncia . O perché gli uffici non le hanno disinserite per mancanza di elementi per chiudere l’indagine: sono raccolti in un cervellone, l’Advis della Polizia di Stato, nel quale confluiscono le segnalazioni provenienti da tutt’Italia e che vengono poi diramate ai vari uffici, compresi aeroporti e valichi di frontiera. La nuova legislazione impone che anche le Prefetture e quindi il Commissario vengano informati tempestivamente. Si è creato così un limbo virtuale nel quale si cerca di mantenere intatti i legami, di fare resistere nel tempo le tracce e di concedere ai famigliari ancora del tempo.
Nella triste statistica dell’organo ministeriale, che vede la Lombardia tra le regioni dove il fenomeno assume particolare rilevanza, Cremona è sesta tra le province lombarde per numero di denunce presentate in questi 38 anni, preceduta dai grandi centri urbani Milano, Brescia, Bergamo, Varese e Pavia. È terza invece per il numero di persone ancora da ricercare.
Capire i perché di queste sparizioni è l’altra sfida da affrontare. Tra i 185 c’è di tutto. Ci sono le esistenze di anziani soli e di giovani perduti, spesso di bambini contesi, di italiani e di stranieri, di donne e di uomini. Ci sono probabili suicidi, allontanamenti volontari, fughe precipitose e vuoti di memoria, gialli.
Nella triste statistica dell’organo ministeriale, che vede la Lombardia tra le regioni dove il fenomeno assume particolare rilevanza, Cremona è sesta tra le province lombarde per numero di denunce presentate in questi 38 anni, preceduta dai grandi centri urbani Milano, Brescia, Bergamo, Varese e Pavia. È terza invece per il numero di persone ancora da ricercare.
Capire i perché di queste sparizioni è l’altra sfida da affrontare. Tra i 185 c’è di tutto. Ci sono le esistenze di anziani soli e di giovani perduti, spesso di bambini contesi, di italiani e di stranieri, di donne e di uomini. Ci sono probabili suicidi, allontanamenti volontari, fughe precipitose e vuoti di memoria, gialli.
GIANPIETRO PAVONCELLI – Quello che in città resiste da più tempo risale al giugno del 1980. A quell’epoca Gianpietro Pavoncelli ha 20 anni e frequenta la scuola serale. Al termine delle lezioni si sarebbe allontanato alla guida della sua auto, un’Alfasud bianca, mai più ritrovata, lasciando dietro di sé infinite domande. Ad un corpo ritrovato nel fiume viene data la sua identità, ma dopo qualche tempo si accerta che non si tratta di lui. L’ultima speranza per la famiglia si accende grazie ad una fotografia: è quella di un giovane soldato della Legione Straniera che gli assomiglia.
ANGELO FALIVA – L’enigma più recente è quello di Angelo Faliva: 31 anni, è chef su una delle più lussuose navi da crociera, e sparisce alle prime luci dell’alba del 26 novembre 2009 al largo delle coste della Colombia, tra Aruba e Cartagena. Un anno e mezzo fa, dopo indagini frettolose, le autorità delle Bermuda (competenti territorialmente) chiudono l’inchiesta senza darne comunicazione alla famiglia, che non si arrende.
MURIZIO EL ABBASI – La storia di Maurizio El Abbasi inizia il 12 luglio 2001 rasentando, ad un certo punto, la spy-story. Il palestinese, 48 anni sposato con una cremonese, è un negoziante del settore abbigliamento con qualche interesse nell’edilizia. Un pomeriggio d’estate esce di casa per non farvi più rientro: l’uomo aveva una serie di appuntamenti d’affari a Milano e dopo alcune telefonate, l’ultima delle quali alla moglie, si rende irreperibile. Secondo un’ipotesi circolata pochi mesi dopo la denuncia di scomparsa il commerciate avrebbe avuto dei legami con delle organizzazioni criminali straniere.
PIERINO PAIOLI – Pierino Paioli è invece un 46enne di Soncino. La mattina del 10 maggio 2004 esce di casa e si dilegua: l’uomo è stato visto all’ufficio postale e in una stazione di servizio. Il suo furgoncino viene ritrovato sul ponte sul fiume Adda. Si pensa ad un suicidio e una squadra si sommozzatori dei Vigili del Fuoco lo cerca, ma senza esito. Uno dei cellulari dell’uomo viene ritrovato alla stazione di Crema.
UNA LISTA IN CONTINUA EVOLUZIONE – Nella lista della Questura rimangono sospese le vite di due ragazze: la 17enne Doha Essaket e la 33enne Helena Malgarzato Ratynska. Entrambe scomparse nel 2001. La storia di Doha si intreccia a quella di Amina, altra marocchina che si era allontanata dalla famiglia per raggiungere Milano. E’ nel capoluogo che portano anche le tracce di Doha in fuga, a quanto ipotizzato, da una situazione famigliare e sentimentale complicata. Helena, polacca, è invece arrivata in Italia nel 1993. Dopo varie sistemazioni, raggiunge Cremona con la madre e la sorella: l’ultimo contatto con loro è una drammatica telefonata nella quale chiedeva aiuto.
Nell’anno appena trascorso l’unica scomparsa assimilabile ad un mistero è quello di Adele Poli, la 75enne svanita nel nulla il 13 novembre scorso e della quale fu ritrovata la bicicletta sotto le arcate del ponte di Po. «L’indagine è in corso – spiega il dottor Nappi, dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Cremona– anche se la pista più accreditata è quella del suicidio».
Solo nel 2012 gli uffici di polizia hanno ricevuto 23 denunce di scomparsa, sette riguardano italiani. «Per la maggior parte – sottolinea Nappi - si tratta di minori che si allontanano da centri di accoglienza per alcuni giorni e raggiungono parenti o amici. C’è chi si vuole semplicemente sottrarre alla giustizia e persone che non riescono più a sopportare situazioni famigliari pesanti e se ne vanno». Poi ci sono i “bimbi contesi”, figli di coppie miste e non, utilizzati come strumenti di ripicca tra ex partner e sottratti ad uno dei due genitori. «L’ultimo caso – conferma il dirigente - è quello di un maschietto di un anno portato in Romania dalla madre. Su questa vicenda si sta muovendo l’Interpol».
La lista è in continua evoluzione, tra denunce e ritiri, è difficile poterla cristallizzare in un freddo numero statistico. Ed infatti il monitoraggio del Commissario avviene ogni sei mesi. «A livello locale, l’ultimo aggiornamento l’ho effettuato qualche settimane fa. – conclude Nappi – C’erano ancora una trentina di casi, ereditati dagli anni precedenti, che non avevano ancora una spiegazione. Cinque di queste persone siamo riusciti ad individuarle: sono tutti minori che si trovano in altre città e utilizzano degli “alias”, nomi fittizi per non farsi trovare». Sulla sorte di tutti gli altri resta ancora il buio.
Nell’anno appena trascorso l’unica scomparsa assimilabile ad un mistero è quello di Adele Poli, la 75enne svanita nel nulla il 13 novembre scorso e della quale fu ritrovata la bicicletta sotto le arcate del ponte di Po. «L’indagine è in corso – spiega il dottor Nappi, dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Cremona– anche se la pista più accreditata è quella del suicidio».
Solo nel 2012 gli uffici di polizia hanno ricevuto 23 denunce di scomparsa, sette riguardano italiani. «Per la maggior parte – sottolinea Nappi - si tratta di minori che si allontanano da centri di accoglienza per alcuni giorni e raggiungono parenti o amici. C’è chi si vuole semplicemente sottrarre alla giustizia e persone che non riescono più a sopportare situazioni famigliari pesanti e se ne vanno». Poi ci sono i “bimbi contesi”, figli di coppie miste e non, utilizzati come strumenti di ripicca tra ex partner e sottratti ad uno dei due genitori. «L’ultimo caso – conferma il dirigente - è quello di un maschietto di un anno portato in Romania dalla madre. Su questa vicenda si sta muovendo l’Interpol».
La lista è in continua evoluzione, tra denunce e ritiri, è difficile poterla cristallizzare in un freddo numero statistico. Ed infatti il monitoraggio del Commissario avviene ogni sei mesi. «A livello locale, l’ultimo aggiornamento l’ho effettuato qualche settimane fa. – conclude Nappi – C’erano ancora una trentina di casi, ereditati dagli anni precedenti, che non avevano ancora una spiegazione. Cinque di queste persone siamo riusciti ad individuarle: sono tutti minori che si trovano in altre città e utilizzano degli “alias”, nomi fittizi per non farsi trovare». Sulla sorte di tutti gli altri resta ancora il buio.