Cremona, gli angeli scesi tra i poveri: l’Unità di Strada della Croce Rossa all’opera 25 volontari in strada a offrire cibo ai clochard

20 MAR 13
Ultimo aggiornamento: 15:4816 MAG 25
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Immagine di Cremona, gli angeli scesi tra i poveri: l’Unità di Strada della Croce Rossa all’opera 25 volontari in strada a offrire cibo ai clochard
Ci sono angeli della solidarietà che si muovono nella notte, mentre la città sprofonda nel sonno e non si accorge che qualcuno, in quelle stesse ore, vive la sua angoscia senza potersi addormentare. Sono i volontari dell’Unità di Strada della Croce Rossa. Donne e uomini che, ogni martedì e venerdì, prestano aiuto e conforto ai senza dimora di Cremona. Perché anche sotto il Torrazzo la povertà e il bisogno sono emergenze da affrontare. Subito.
Il servizio è nato circa due anni fa, in sordina. In breve è diventato il fiore all’occhiello delle attività socio-assistenziali della Cri. Tra i 25 che si alternano ci sono casalinghe e studenti, pensionati e lavoratori. Tutti hanno alle spalle un corso di primo soccorso e una formazione specialistica per svolgere una mansione delicata. Di sera vanno alla ricerca dei clochard che vivono per strada e dei poveri che magari un tetto sulla testa ce l’hanno, ma non i soldi per sfamare i figli; in inverno distribuiscono bevande calde e coperte, molto più spesso regalano il loro silenzio a chi ha bisogno di essere semplicemente ascoltato. A volte riescono a recuperare vite alla deriva, altre vengono respinti da chi non vuole alcun contatto. Il rispetto è la base della loro missione. Perché chi non ha nulla è geloso dell’unica cosa che possiede: la libertà di scelta. Anche quella di restare solo al mondo.
«Il compito dell’unità di strada non è semplice  – spiega Federica Cavaglieri, presidente del Comitato Locale – Dobbiamo fare da ponte tra chi rivela una difficoltà e le strutture di supporto che esistono sul territorio. Dobbiamo dimostrare empatia ma non lasciarci coinvolgere; offrire tutto il possibile ma non essere invadenti. Dobbiamo essere in grado di cogliere le necessità di chi ci troviamo di fronte e cercare di dare una risposta corretta. Non sempre è possibile, ma spesso si riesce».
Da quando ha iniziato a lavorare, l’Unità di Strada è entrata in contatto con una cinquantina di persone; attualmente sono una quindicina quelle seguite con regolarità, ma ogni nottata può riservare sorprese. «E’ difficile fare una stima – spiega Loredana Uberti, una delle referenti del progetto e delegato provinciale delle attività socio assistenziali della Cri – Ci sono “gli stanziali”, che per noi sono affezionate conoscenze: li ritroviamo in punti stabiliti della città, ma a volte facciamo nuovi incontri grazie al passaparola o perché il nostro tragitto incrocia per caso il loro cammino. C’è chi arriva da città vicine e che poi non rivediamo più». Alla maggioranza vengono forniti beni di primissima necessità: un bicchiere di tè con un panino, qualche indumento e prodotti per l’igiene personale. Ma capita anche di dovere assicurare soccorso sanitario, «come quella volta che abbiamo raccolto tra i cartoni un uomo mezzo assiderato». Non viene mai consegnato denaro: «È una nostra regola ferrea – precisa la presidente – anche se a volte è difficile resistere. Ma non vogliamo mandare un messaggio sbagliato. Il nostro ruolo ha confini precisi, oltre non andiamo e soprattutto non ci sostituiamo a nessuno».
In questi anni, il gruppo è riuscito con pazienza certosina a tessere relazioni e a fare una sorta di mappatura dei senzatetto cremonesi: conoscono le loro abitudini, le loro storie e se si tratta di soggetti già seguiti dai servizi sociali. Hanno annotato tutti i luoghi frequentati e divenuti rifugi di fortuna. Se qualcuno manca un appuntamento, si preoccupano e, per misteriose vie, riescono a scoprire cosa è accaduto offrendo ancora una volta appoggio.
L’itinerario che l’auto dell’Unità compie è sempre lo stesso: si parte alle 20.30 da via Mantova, davanti alla sede della Croce Rossa e si imbocca via Dante. «Lì c’è un primo punto di ritrovo per chi ci conosce – spiega Uberti – poi ci spostiamo nel campo nomadi e quindi verso viale Po, i portici dell’Inps di piazza Cadorna, il centro e se c’è necessità visitiamo le periferie». Qualche deviazione è possibile nel caso occorra verificare le condizioni di chi, si sa, vive per strada ma non vuole alcun contatto. La privacy è l’altro limite invalicabile. Gli “angeli”, in quel caso, vegliano da lontano.
Il fenomeno in città è in aumento. E secondo l’equipe la situazione potrebbe essere l’anticamera di qualcosa di più grave: «I cosiddetti “barboni”, cioè chi ha fatto una scelta precisa di vita, a Cremona al momento sono pochi, due o tre al massimo – spiega ancora Uberti –. Quello che preoccupa è la situazione di indigenza di chi fino a pochi mesi fa viveva normalmente. Crescono gli stranieri che si arrangiano con lavoretti saltuari e che per inviare tutto il denaro alla famiglia rimasta in patria hanno deciso di rinunciare a qualsiasi cosa, anche al cibo. Sono sempre di più anche i separati e i disoccupati. E le donne». Prima non se ne incontravano, oggi le ritrovi a rovistare nei cassonetti della spazzatura.