Tagli, in agonia i musei dei piccoli paesi: il caso San Daniele Po

Sos, musei da salvare. Spazi espositivi con un patrimonio secolare, reperti storici che meritano di essere valorizzati, progetti in attesa di essere approvati. Una risorsa preziosa per il territorio. Sono i musei dei piccoli e grandi paesi che costellano la provincia di Cremona. Figli di un Dio minore, spesso poco conosciuti e sponsorizzati, con scarsi fondi per la sopravvivenza. Sono allestimenti che si sostengono con il volontariato, le iniziative benefiche, la sensibilità dei cittadini. Le istituzioni cercano di offrire il loro contributo, dal punto di vista economico e promozionale. Ma la crisi si fa sentire e i tagli alla cultura rendono difficili finanziamenti più importanti. Altro neo del sistema museale locale riguarda l’aspetto turistico: spesso sono poco conosciuti, vengo‐ no visitati perlopiù dalle scolaresche, faticano a entrare nel circuito degli itinerari turistici. Strutture molto diverse tra loro ma con problemi comuni: che siano musei naturalistici, storici, musicali o artistici, il risultato è lo stesso. Si va avanti a stento. Spesso usufruiscono dei finanziamenti regionali, legati però a specifici bandi per progetti mirati. Il Museo Paleoantropologico di San Daniele Po ha usufruito proprio di un contributo del Pirellone per la ristrutturazione e il rial‐ lestimento, in funzione della scoperta del reperto di Paus, cranio fossile di un uomo di Neanderthal. Tutto è nato nel 1998, grazie alla sensibilità del Gruppo Naturalistico Paleontofilo, ora presieduto da Andrea Carubelli. Merito dei volontari, dunque, che si occupano della gestione del Museo e di altre attività, oltre a promuovere, ogni anno, la campagna di tesseramento. Ma non bisogna dimenticare la sensibilità del Comune, guidato dal sindaco Davide Persico che è stato anche tra i soci fondatori. «I finanziamenti ricevuti erano sempre legati a specifici progetti – spiega il direttore e curatore del Museo Simone Ravara ‐; per ottenere il riconoscimento regionale è stato necessario adeguare la struttura con un apposito sistema d’allarme, vetrine e personale specializzato». Ravara è infatti affiancato da responsabili educative, la biologa Elena Falbo e la
naturalista Elisa Schiavon. Altri introiti derivano dai biglietti staccati, dalla vendita dei cataloghi e da sponsorizzazioni di qualche ditta locale. Contributi im‐ portanti arrivano dal Gal Oglio Po, attraverso fondi europei per lo sviluppo rurale: pubblicazioni promozionali, calendari, brochure sono stati realizzati grazie a questo circuito. Anche il laboratorio didattico è stato allestito grazie ai contributi di un bando del Gal. Casalmaggiore vanta la presenza di due musei civici, il Diotti e quello del Bijou. Vivono del bilancio comunale e, nonostante le numerose attività, si registra una diffusa difficoltà nel reperire i fondi in un momento di crisi per le istituzioni. Roberta Ronda, direttore e responsabile dei servizi educativi del Diotti, spiega: «I bandi regionali sono legati a progettualità specifiche, ad esempio laboratori didattici e centri di do‐ cumentazione. Ora la legge si è impoverita, anche se la nostra presenza nella rete tematica regionale dell’Ottocento ci dà maggiori opportunità di finanziamenti. Dal punto di vista della rete provinciale, è un aiuto più formale che sostanziale, anche se ora il Distretto Culturale ha finanziato il restauro di Palazzo Martinelli, già sede della scuola di disegno ‘G. Bottoli’; l’opera vedrà inoltre il contributo della Fondazione Cariplo».
Altra fonte strategica è sempre il Gal Oglio Po, «grazie al quale, lo scorso anno, è stata allestita una nuova sala al Museo del Bijou ed è stato possibile stampare depliant, poster, cartoline e libri tematici. A tutto ciò si aggiungono progetti che coinvolgono i musei a cavallo tra il casalasco e il mantovano». C’è poi il capitolo volontari: «Il conservatore del Diotti, Valter Rosa, ha deciso di svolgere la sua opera gratuitamente. Al Bijou si è creata un’associazione di ‘Amici del Museo’, un gruppo strutturato guidato da Paolo Zani. Il Diotti promuove la tessera del sostenitore e, per interventi mirati sul patrimonio o per l’acquisto di alcune opere, sono state organizzate delle sottoscrizioni popolari».
Stessa musica a Piadena. Il Museo Archeologico ‘Platina’ è a carico del Comune, ma non manca il sostegno della Fondazione Vacchelli e del Gal Oglio Po: la prima ha acquistato l’immobile per il nuovo allestimento, mentre il Gruppo di Azione Locale ha consentito la realizzazione della sala didattica.
«La Regione ha fornito il suo sostegno soprattutto per progetti di natura didattica – spiega il conservatore Marco Baioni ‐, mentre la Rete Manet, che lega i musei archeologici di bresciano, cremonese e mantovano, consente di partecipare a ulteriori progetti per la comunicazione, la formazione del personale e la didattica».
Negli anni, dunque, queste realtà si sono mosse autonomamente. Spesso hanno cercato il sostegno di reti locali e interprovinciali: oltre al Sistema Museale della Città di Cremona, il Sistema Moise (Arte, Cultura e Storia fra Serio e Oglio) e la Rete Manet.
naturalista Elisa Schiavon. Altri introiti derivano dai biglietti staccati, dalla vendita dei cataloghi e da sponsorizzazioni di qualche ditta locale. Contributi im‐ portanti arrivano dal Gal Oglio Po, attraverso fondi europei per lo sviluppo rurale: pubblicazioni promozionali, calendari, brochure sono stati realizzati grazie a questo circuito. Anche il laboratorio didattico è stato allestito grazie ai contributi di un bando del Gal. Casalmaggiore vanta la presenza di due musei civici, il Diotti e quello del Bijou. Vivono del bilancio comunale e, nonostante le numerose attività, si registra una diffusa difficoltà nel reperire i fondi in un momento di crisi per le istituzioni. Roberta Ronda, direttore e responsabile dei servizi educativi del Diotti, spiega: «I bandi regionali sono legati a progettualità specifiche, ad esempio laboratori didattici e centri di do‐ cumentazione. Ora la legge si è impoverita, anche se la nostra presenza nella rete tematica regionale dell’Ottocento ci dà maggiori opportunità di finanziamenti. Dal punto di vista della rete provinciale, è un aiuto più formale che sostanziale, anche se ora il Distretto Culturale ha finanziato il restauro di Palazzo Martinelli, già sede della scuola di disegno ‘G. Bottoli’; l’opera vedrà inoltre il contributo della Fondazione Cariplo».
Altra fonte strategica è sempre il Gal Oglio Po, «grazie al quale, lo scorso anno, è stata allestita una nuova sala al Museo del Bijou ed è stato possibile stampare depliant, poster, cartoline e libri tematici. A tutto ciò si aggiungono progetti che coinvolgono i musei a cavallo tra il casalasco e il mantovano». C’è poi il capitolo volontari: «Il conservatore del Diotti, Valter Rosa, ha deciso di svolgere la sua opera gratuitamente. Al Bijou si è creata un’associazione di ‘Amici del Museo’, un gruppo strutturato guidato da Paolo Zani. Il Diotti promuove la tessera del sostenitore e, per interventi mirati sul patrimonio o per l’acquisto di alcune opere, sono state organizzate delle sottoscrizioni popolari».
Stessa musica a Piadena. Il Museo Archeologico ‘Platina’ è a carico del Comune, ma non manca il sostegno della Fondazione Vacchelli e del Gal Oglio Po: la prima ha acquistato l’immobile per il nuovo allestimento, mentre il Gruppo di Azione Locale ha consentito la realizzazione della sala didattica.
«La Regione ha fornito il suo sostegno soprattutto per progetti di natura didattica – spiega il conservatore Marco Baioni ‐, mentre la Rete Manet, che lega i musei archeologici di bresciano, cremonese e mantovano, consente di partecipare a ulteriori progetti per la comunicazione, la formazione del personale e la didattica».
Negli anni, dunque, queste realtà si sono mosse autonomamente. Spesso hanno cercato il sostegno di reti locali e interprovinciali: oltre al Sistema Museale della Città di Cremona, il Sistema Moise (Arte, Cultura e Storia fra Serio e Oglio) e la Rete Manet.
