Politecnico, il prorettore Ferretti: «A parole tanta ricerca in relatà gli aiuti sono pochi. Le aziende ci chiedono più laureati di quanti riusciamo a formarne»

18 MAR 13
Ultimo aggiornamento: 15:4816 MAG 25
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Un polo universitario ha ragione di esistere se è di stimolo allo sviluppo del territorio in cui è inserito. Penso che il Politecnico di Cremona stia fornendo questo contributo». I numeri dicono che il prorettore Gianni Ferretti ha ragione se il 97% dei laureati trova un posto di lavoro entro un anno dal conseguimento del titolo, mentre molti sono ‘opzionati’ dalle aziende addirittura prima di terminare gli studi. «Eppure – commenta Ferretti – non abbiamo mai ricevuto un sostegno da parte dei privati ed in generale dalle imprese, men che meno dal sistema bancario. Se non fosse stato per i contributi pubblici e per il Comune e la Provincia di Cremona oggi non saremmo qui a parlare di questa realtà». Effettivamente, scorrendo i dati Ocse sui sistemi universitari dei principali Paesi del mondo, si assiste ad una dicotomia assolutamente stridente fra il livello dell’università e della ricerca del nostro Paese (all’ottavo posto assoluto, classifica che migliora ulteriormente in alcuni settori come medicina e farmaceutica) e la spesa delle università in rapporto al prodotto interno lordo: l’Italia, con uno 0,36%, è solo 17ª, scivolando in fondo per la spesa in ricerca e sviluppo delle imprese, all’ultimo posto della classifica mondiale, superata persino dalla Spagna. «Tutti parlano di ricerca ma nessuno fa veramente qualcosa - continua Ferretti - . Eppure sono sempre i numeri a dirci che l’università italiana continua ad eccellere». Effettivamente, per numero di pubblicazioni scientifiche l’Italia, occupa il 9° posto al mondo, ben prima di Paesi avanzati come Corea del Sud, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera. «Il fatto è – continua il prorettore del Politecnico – che proprio questa è la vera emergenza: senza una politica industriale mirata a favorire l’innovazione la fuga dei cervelli è inevitabile». L’esempio, virtuoso, della Germania, è lì a testimoniarlo. «Un modello senza innovazione conduce a posti di lavoro dequalificati e alla ricerca della competitività attraverso la pura compressione del costo del lavoro» - commenta Ferretti. Una strada, questa, «che ci vedrà sempre perdenti verso quei Paesi dove le condizioni della manod’opera e il rispetto dell’ambiente sono arretrate». L’università chiede di «essere coinvolta nei progetti di ricerca. Le prime a beneficiarne sarebbero proprio le aziende», spesso troppo piccole per poter investire in ricerca. Ecco perchè bisognerebbe promuovere la loro aggregazione». Secondo Ferretti l’ostacolo da superare è soprattutto culturale perchè oggi. in Italia, «la ricerca non viene considerata capace di fare reddito. Ma il valore competitivo di un Paese passa ineluttabilmente da questo». Sono sempre i numeri a fotografare il successo del polo universitario cremonese: «Le aziende ci chiedono più laureati di quanti riusciamo ad offrirne» - dichiara Ferretti. La stragrande maggioranza dei laureati, ingegneri informatici e gestionali, trova lavoro in aziende che operano nell’informatica e nell’Ict. Ma anche nell’automazione industriale. Il prorettore, poi, va particolarmente orgoglioso della Fabbrica della Bioenergia, realizzata grazie al sostegno della Provincia, «un progetto di livello internazionale visitato da delegazioni provenienti da diversi Paesi» e dal laboratorio di acustica che sarà realizzato presso il Museo del Violino».