Cignone, trovati 60mila metri cubi di rifiuti Il NOE sequestra un'area di 40mila metri quadri nella discarica amianto e altri materiali nocivi

AGGIORNAMENTO – I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Brescia hanno sequestrato un'area di 40mila metri quadri tra Corte de' Cortesi e Cignone. Sull'area, dal valore produttivo di 10 milioni di euro, operavano due ditte cremonesi attive in campo edile e un'azienda bresciana produttrice di macchine movimento terra. Il blitz ha svelato una montagna di rifiuti speciali, che in parte si riversavano in una roggia vicina utilizzata per irrigare i terreni agricoli. L'intervento ha portato al sequestro cautelare, cui seguirà lo studio dei materiali tra cui un'ingente quantità di amianto, in parte sfaldato e in parte già occultato nel terreno circostante. Il rischio di contaminazione si estende dall'area agricola vicina agli stessi dipendenti delle aziende coinvolte, sprovvisti delle precauzioni necessarie per lavorare a contatto con materiali nocivi.
Già nel 2010 il NOE aveva sequestrato nella stessa zona 20mila metri cubi di rifiuti speciali, denunciando al tribunale di Cremona due delle tre aziende ora coinvolte per gestione illecita di rifiuti. A distanza di tre anni i due indagati hanno violato i sigilli della Procura, stavolta complice anche il proprietario della ditta bresciana, accumulando una nuova montagna di rifiuti tre volte superiore alla quantità rinvenuta nel primo caso. La denuncia si estende al funzionario giudiziario incaricato di omessa custodia dei sigilli violati. Le indagini affidate al pm Roberto di Martino proseguono, con la valutazione dei rischi per la salute pubblica e delle opere di bonifica necessarie in collaborazione con Asl e Arpa.
“Cremona è una delle province più ricche del nord Italia, non è escluso che possa destare l'interesse della criminalità organizzata” commenta il Capitano Alessandro Placidi, che tuttavia non sospetta il coinvolgimento di associazioni a delinquere.
Già nel 2010 il NOE aveva sequestrato nella stessa zona 20mila metri cubi di rifiuti speciali, denunciando al tribunale di Cremona due delle tre aziende ora coinvolte per gestione illecita di rifiuti. A distanza di tre anni i due indagati hanno violato i sigilli della Procura, stavolta complice anche il proprietario della ditta bresciana, accumulando una nuova montagna di rifiuti tre volte superiore alla quantità rinvenuta nel primo caso. La denuncia si estende al funzionario giudiziario incaricato di omessa custodia dei sigilli violati. Le indagini affidate al pm Roberto di Martino proseguono, con la valutazione dei rischi per la salute pubblica e delle opere di bonifica necessarie in collaborazione con Asl e Arpa.
“Cremona è una delle province più ricche del nord Italia, non è escluso che possa destare l'interesse della criminalità organizzata” commenta il Capitano Alessandro Placidi, che tuttavia non sospetta il coinvolgimento di associazioni a delinquere.