Tutela minori, cresce l'emergenza cremasca 436 minori affidati a CSC, il 78% è italiano Affidi, a segno solo la metà dei percorsi intrapresi

Tutela minori, il quadro è allarmante. Lo confermano dati riportati da Comunità Sociale Cremasca in occasione del Forum realizzato in collaborazione con il Comune di Crema. L’azienda consortile impegnata nel sostegno di minori e rispettive famiglie che vivono situazioni di disagio deve fare i conti con un boom di emergenze e una coperta economica decisamente troppo corta per far fronte a tutte. Ad oggi sono 436 i minori in carico, cifra che cresce con l’evolversi della crisi economica e che sempre più spesso rischia di non trovare soluzione alle problematiche riscontrate.
Le segnalazioni provengono per la maggior parte dalle forze dell’ordine, in seconda battuta dai comuni, depositari delle domande di aiuto. Nel cremasco la distribuzione a carico comunale interessa principalmente Crema, seguita da Pandino, Bagnolo e Soncino.
«Il 31% dei casi segnalati per l’assistenza a domicilio non vengono presi a carico proprio per l’impossibilità di fornire interventi educativi», spiega il direttore di CSC Davide Vighi. Per quanto riguarda il progetto affidi, nel 2009 sono solo 15 le famiglie che hanno concluso il percorso di affidamento, la metà rispetto a quelle che si erano rese disponibili.
L’emergenza riguarda in particolare l’età dell’adolescenza: 25% ragazzi tra i 15 e i 18 anni vengono allontanati dalle famiglie, 20% tra 11 e 14 anni. Il 78% di loro è italiano; gli stranieri (22%) sono ragazzi in maggioranza provenienti da Romania, Marocco e India. Cala il numero di stranieri non accompagnati che arrivano in Italia da soli; cresce invece la tendenza a lasciare i ragazzi nella famiglia d’origine (297 casi), l'ipotesi affido rimane in seconda battuta(79), seguita dal collocamento in comunità (60).
In forte aumento il settore penale minorile raddoppiato da 2011 a 2012 passando dal 5% al 7% del totale di minori; un'insolvenza che per essere risolta adeguatamente dovrebbe avere un percorso dedicato di affiancamento e messa alla prova del minore, mai inferiore ai 9 mesi. Ciò comporta un investimento costante nel personale educativo, che ora non è possibile. Tra le emergenze infatti s'inserisce anche la carenza di personale specializzato: l’attività di operatori sociali e psicologi è fondamentale per capire e indirizzare i bisogni dei soggetti n carico, ma la mole di lavoro è impressionante: l’equipe tutela minori composta da cinque assistenti sociali, di cui solo tre a tempo pieno, e tre psicologi, con una media di cento casi a testa, a fronte di una lista d’attesa in continuo aumento.
«Servono nuove strategie sia per gestire l’emergenza in crescita che per far bastare le risorse comunali – afferma l'assessore al welfare Angela Maria Beretta – La prospettiva di lavoro si sposta sulla famiglia di origine, con un sostegno intensivo e rigoroso finalizzato al benessere del minore». La soluzione sta nel puntare sulla prevenzione di situazioni critiche, dove possibile, in modo da convogliare le risorse in progetti specifici dedicati alle emergenze più rilevanti.
Le segnalazioni provengono per la maggior parte dalle forze dell’ordine, in seconda battuta dai comuni, depositari delle domande di aiuto. Nel cremasco la distribuzione a carico comunale interessa principalmente Crema, seguita da Pandino, Bagnolo e Soncino.
«Il 31% dei casi segnalati per l’assistenza a domicilio non vengono presi a carico proprio per l’impossibilità di fornire interventi educativi», spiega il direttore di CSC Davide Vighi. Per quanto riguarda il progetto affidi, nel 2009 sono solo 15 le famiglie che hanno concluso il percorso di affidamento, la metà rispetto a quelle che si erano rese disponibili.
L’emergenza riguarda in particolare l’età dell’adolescenza: 25% ragazzi tra i 15 e i 18 anni vengono allontanati dalle famiglie, 20% tra 11 e 14 anni. Il 78% di loro è italiano; gli stranieri (22%) sono ragazzi in maggioranza provenienti da Romania, Marocco e India. Cala il numero di stranieri non accompagnati che arrivano in Italia da soli; cresce invece la tendenza a lasciare i ragazzi nella famiglia d’origine (297 casi), l'ipotesi affido rimane in seconda battuta(79), seguita dal collocamento in comunità (60).
In forte aumento il settore penale minorile raddoppiato da 2011 a 2012 passando dal 5% al 7% del totale di minori; un'insolvenza che per essere risolta adeguatamente dovrebbe avere un percorso dedicato di affiancamento e messa alla prova del minore, mai inferiore ai 9 mesi. Ciò comporta un investimento costante nel personale educativo, che ora non è possibile. Tra le emergenze infatti s'inserisce anche la carenza di personale specializzato: l’attività di operatori sociali e psicologi è fondamentale per capire e indirizzare i bisogni dei soggetti n carico, ma la mole di lavoro è impressionante: l’equipe tutela minori composta da cinque assistenti sociali, di cui solo tre a tempo pieno, e tre psicologi, con una media di cento casi a testa, a fronte di una lista d’attesa in continuo aumento.
«Servono nuove strategie sia per gestire l’emergenza in crescita che per far bastare le risorse comunali – afferma l'assessore al welfare Angela Maria Beretta – La prospettiva di lavoro si sposta sulla famiglia di origine, con un sostegno intensivo e rigoroso finalizzato al benessere del minore». La soluzione sta nel puntare sulla prevenzione di situazioni critiche, dove possibile, in modo da convogliare le risorse in progetti specifici dedicati alle emergenze più rilevanti.