Non pagherà la penale al gestore la barista che a novembre staccò la spina alle macchinette mangiasoldi

9 MAR 13
Ultimo aggiornamento: 15:3916 MAG 25
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La mattina del 7 febbraio Monica Pavesi ha visto uscire definitivamente dal suo locale e dalla sua vita le tanto odiate slot machine. «E' finita», ha sospirato la barista diventata famosa a novembre per avere deciso di staccare la spina a «quelle macchine rovina persone». Capello corto nero, volto gentile e piglio determinato, la titolare del Bar Giò di via Mantova è rimasta fedele ai suoi principi, nonostante le clausole di un accordo che la legava ad un gestore di giochi telematici fino al 2015 e la inevitabile perdita di incassi: «Chi mi conosce non si è stupito del mio gesto», dice ridendo. Ora, che la vicenda si è conclusa, può farlo liberamente e con serenità: le paventate ripercussioni non ci sono state. «Fortunatamente, non ho dovuto pagare alcuna penale – racconta – Il contratto è stato rescisso il mese scorso: ho dovuto versare solo 500 euro per spese accessorie, relative al ritiro di materiale. Temevo conseguenze peggiori, soprattutto in un periodo di difficoltà economica come questo per tutte le attività commerciali».
Un epilogo positivo che potrebbe incoraggiare altri colleghi a compiere lo stesso gesto. «Per ora non sono a conoscenza di baristi che abbiano deciso di rinunciare ai videopoker o alle slot – spiega Pavesi che dal Comune di Cremona ha ricevuto un riconoscimento pubblico – Io l'ho fatto per scelta personale. Perché questo genere di attività non mi sono mai piaciute. Ero stata “costretta” ad accettarlo per motivi contrattuali, ma ad un certo punto non l'ho più sopportato. Quello che non potevo più tollerare era il triste spettacolo quotidiano di persone che si rovinavano».