Noi, nuovi cremonesi La comunità Sikh: «È qui il nostro futuro»

Mattone dopo mattone, il tempio di Pessina ha saputo distruggere pregiudizi e diffidenze. Due milioni di euro di investimento iniziale e l’intenzione di ampliare ulteriormente il progetto sono indizi del desiderio della comunità Sikh di mettere radici nel nostro territorio. Per la gioia della zootecnia locale e di tutti quei settori produttivi salvati dalla manodopera indiana.
«Ci troviamo bene e siamo felici di come il tempio è stato accolto dalla gente dei paesi vicini – spiega Jatinder Sing, presidente dell’associazione Sikh cremonese –. I problemi di parcheggio sono stati risolti, le stanze sono completamente riscaldate, il posto è studiato su misura per le nostre esigenze. Ora stiamo pensando di comprare un altro appezzamento ed espandere il cortile. La comunità è davvero soddisfatta».
Una comunità che si è impegnata per ottenere un finanziamento di oltre un milione di euro. Con 8 mila euro di rata mensile che vanno ad aggiungersi agli altri 8 mila destinati alle spese di gestione.
«Ogni lavoratore, nei limiti delle possibilità della sua famiglia, versa ogni mese all’associazione il 10% dello stipendio», rivela Jatinder Sing. Tutto questo nonostante la crisi economica abbia investito anche allevamento e agricoltura, quei settori in cui la maggior parte dei lavoratori indiani ha trovato impiego.
«I giovani stanno facendo più fatica a trovare un’occupazione, ma questo dipende anche dalle loro aspettative – continua il presidente –. Hanno studiato a scuola e ora puntano a posizioni diverse rispetto a quelle dei genitori. Magari meno faticose dal punto di vista fisico. Mia figlia, per esempio, frequenta il liceo e vorrebbe diventare medico. È molto brava a scuola, per cui potrebbe tranquillamente riuscirci».
Sono proprio i giovani il punto di svolta centrale. Le nuove generazioni non hanno alcuna intenzione di ritrasferirsi in India. Studiano nei nostri istituti, stringono legami d’amicizia con i compagni di classe e progettano un domani nella società in cui stanno crescendo. Condizionando inevitabilmente le scelte dei genitori, che sempre più spesso abbandonano l’idea di tornare nel loro Paese d’origine.
«Il futuro dei nostri ragazzi è molto importante. Tentiamo in ogni modo di tenerli lontani dalla droga e dalle brutte abitudini – precisa Jatinder Sing –. Il terreno che stiamo progettando di acquistare intorno al tempio sarà dedicato interamente a loro. Costruiremo uno spazio in cui potranno giocare a calcio, a basket, a pallavolo e continuare la tradizione del kabaddi (sport di squadra molto diffuso nello stato indiano del Punjab, ndr). Per questo stiamo continuando la raccolta fondi. Così avremo i soldi necessari per i lavori al tempio e per poter aiutare chi si trova in difficoltà, priorità assoluta della nostra fede». E la mano non è tesa soltanto agli altri Sikh. L’anno scorso, la comunità cremonese ha inviato cibo, acqua e vestiti alle popolazioni terremotate dell’Emilia.
Una filosofia che ben si coniuga con “Il tempio è di tutti”, motto degli oltre mille fedeli che si ritrovano ogni domenica a Pessina. Ed è realmente così. Il visitatore, di qualsiasi razza, cultura e religione, viene accolto e invitato a mangiare nella sala comune. In cambio, è sufficiente seguire due elementari regole: coprirsi il capo e togliersi le scarpe. Un segno di rispetto, insomma. Quel rispetto che si aspetta, e si merita, una risorsa preziosa come la comunità Sikh.
«Ci troviamo bene e siamo felici di come il tempio è stato accolto dalla gente dei paesi vicini – spiega Jatinder Sing, presidente dell’associazione Sikh cremonese –. I problemi di parcheggio sono stati risolti, le stanze sono completamente riscaldate, il posto è studiato su misura per le nostre esigenze. Ora stiamo pensando di comprare un altro appezzamento ed espandere il cortile. La comunità è davvero soddisfatta».
Una comunità che si è impegnata per ottenere un finanziamento di oltre un milione di euro. Con 8 mila euro di rata mensile che vanno ad aggiungersi agli altri 8 mila destinati alle spese di gestione.
«Ogni lavoratore, nei limiti delle possibilità della sua famiglia, versa ogni mese all’associazione il 10% dello stipendio», rivela Jatinder Sing. Tutto questo nonostante la crisi economica abbia investito anche allevamento e agricoltura, quei settori in cui la maggior parte dei lavoratori indiani ha trovato impiego.
«I giovani stanno facendo più fatica a trovare un’occupazione, ma questo dipende anche dalle loro aspettative – continua il presidente –. Hanno studiato a scuola e ora puntano a posizioni diverse rispetto a quelle dei genitori. Magari meno faticose dal punto di vista fisico. Mia figlia, per esempio, frequenta il liceo e vorrebbe diventare medico. È molto brava a scuola, per cui potrebbe tranquillamente riuscirci».
Sono proprio i giovani il punto di svolta centrale. Le nuove generazioni non hanno alcuna intenzione di ritrasferirsi in India. Studiano nei nostri istituti, stringono legami d’amicizia con i compagni di classe e progettano un domani nella società in cui stanno crescendo. Condizionando inevitabilmente le scelte dei genitori, che sempre più spesso abbandonano l’idea di tornare nel loro Paese d’origine.
«Il futuro dei nostri ragazzi è molto importante. Tentiamo in ogni modo di tenerli lontani dalla droga e dalle brutte abitudini – precisa Jatinder Sing –. Il terreno che stiamo progettando di acquistare intorno al tempio sarà dedicato interamente a loro. Costruiremo uno spazio in cui potranno giocare a calcio, a basket, a pallavolo e continuare la tradizione del kabaddi (sport di squadra molto diffuso nello stato indiano del Punjab, ndr). Per questo stiamo continuando la raccolta fondi. Così avremo i soldi necessari per i lavori al tempio e per poter aiutare chi si trova in difficoltà, priorità assoluta della nostra fede». E la mano non è tesa soltanto agli altri Sikh. L’anno scorso, la comunità cremonese ha inviato cibo, acqua e vestiti alle popolazioni terremotate dell’Emilia.
Una filosofia che ben si coniuga con “Il tempio è di tutti”, motto degli oltre mille fedeli che si ritrovano ogni domenica a Pessina. Ed è realmente così. Il visitatore, di qualsiasi razza, cultura e religione, viene accolto e invitato a mangiare nella sala comune. In cambio, è sufficiente seguire due elementari regole: coprirsi il capo e togliersi le scarpe. Un segno di rispetto, insomma. Quel rispetto che si aspetta, e si merita, una risorsa preziosa come la comunità Sikh.