La dura vita del pendolare tra Ipad, tornei di briscola e sfoghi sui social

Alle 7.30 di ogni mattino feriale il treno degli studenti in arrivo da Mantova si trasforma in quello dei pendolari diretti a Milano. Come in un avvicendamento generazionale in carrozza, adolescenti con l'Eastpak sulle spalle cedono il posto a viaggiatori con la ventiquattrore. Lasciando dietro di se' finestrini appannati e un'aria mista di sonno e noia, s'affacciano ai portelloni, scendono con indolenza le scalette e si ritrovano sulle banchine. Qui universitari e professionisti li attendono, composti ma impazienti. I vagoni liberati sono pronti per una nuova conquista. Ed è allora che la città viaggiante si ricostituisce; i riti riprendono e i gesti si ripetono.
Le "lotte" contro i ritardi sono il cemento della convivenza sulle rotaie; le ore trascorse negli scompartimenti durante il quotidiano pellegrinaggio dal Torrazzo alla Madonnina sono la base di una comunità che col tempo si è organizzata e ha dato a ciascuno un ruolo.
Ci sono i "veterani" e le "leve"; i "capi" e i "seguaci". Spazi per tutti e postazioni assegnate, come le poltroncine per chi dorme e quelle per chi è già iperattivo di buon'ora. Strategie e regole tacite, che non sono lontane dalla comune legge di sopravvivenza. Per essere un seriale della ferrovia occorre anche questo: uno spiccato spirito di autoconservazione e un certo senso pratico.
Nel kit del passeggero cremonese d'esperienza non manca ad esempio la brugola quadrata per aprire i finestrini quando d'estate l'ambiente si fa torrido. Perchè nell'era dell'alta velocità, un impianto di refrigerazione che funzioni non è ancora arrivato. L'arnese, un tempo nelle tasche dei soli controllori, ora è diventato un distintivo.
Già degni di rispetto solo per il fatto di avere resistito a logoranti anni di trasferte, gli "anziani" sono quelli ai quali ci si può rivolgere in caso di necessità, quelli sempre superinformati, quelli superaffidabili, punti fermi di una collettività in movimento. Si incontrano sul diretto delle 6.58. «Ci si arrangia, ci si ingegna, ma soprattutto ci si adegua – sintetizzano la loro filosofia – D'altra parte si trascorrono sul treno in media tre ore e mezzo al giorno. Il segreto della resistenza? Se quello che vai a fare è qualcosa che ti piace e ti rende felice».
Orfani da poche settimane del mitico Gigi Stanga, che vantava 36 anni di !avàanti e indré" da Milano, hanno ereditato da lui l'arte del pendolarismo. Con un certo orgoglio svuotano le tasche e mostrano il loro piccolo tesoro, messo insieme nei mille viaggi compiuti: spunta un cacciavite multiuso, una pinza, una pila, specchietti vari, e set portatile da sarta, con gli aghi già infilati. «Perchè quando viaggi può accadere di tutto – spiega Simona, cremonese con 11 anni di carriera all'attivo sul 6.58 – Una lampo inceppata, un bottone che salta, una vite degli occhiali allentata». Nel bagaglio di molti c'è anche la "sindone", un telo utilizzato per coprire i sedili sudici e scassati. I fondamentalisti dell'igiene sono muniti di Amuchina e di una bomboletta di deodorante spray per l'ambiente. Il pendolare, dice una recente indagine, ha una tempra forte: per la sua alta esposizione ai batteri e virus è più resistente alle malattie. Sarà. Intanto la differenza tra "pendolare vero" e utente occasionale la fa la memoria. Solo se snoccioli come un rosario la tabella degli orari ti puoi considerare a un buon livello di carriera. I ritardi sono il nemico da contrastare, va da sé che conoscere cambi e collegamenti è importante e ti può fare guadagnare tempo. I più navigati sanno sciorinare anche il numero di riconoscimento di ogni treno. Altra conoscenza preziosa in tempi di guasti e software in tilt che permette di prevedere il futuro: incrociando i dati puoi pronosticare intoppi, avvertire colleghi e "prenotare" un posto evitando di restare in piedi o peggio accanto alle toilette. «E quando dal binario vedi pendere dai finestrini le tendine vuol dire che la carrozza è stata occupata» spiegano. Un segnale convenzionale che resiste da anni.
Prima dell'avvento della tecnologia si comunicava anche con i fischi. Ci si affacciava ai finestrini e richiamavi così l'attenzione dei tuoi compagni. Ora basta un sms. I telefonini hanno semplificato la vita anche sui binari. «Ad esempio – raccontano quelli che nel tempo hanno assistito all'evoluzione della specie – se il nostro treno farà ritardo lo sappiamo già prima che parta. Sono i nostri colleghi a bordo del precedente che ci avvertono su rallentamenti e noi facciamo lo stesso con quelli che ci seguono». Una catena di comunicazione che ti permette di adottare contromisure e che spesso prende in contropiede anche il personale delle ferrovie.
La città che si sposta è in rete. Tutti si conoscono o si riconoscono, smanettano su tablet e computer portatili, hanno sul proprio smartphone le App per essere costantemente informati: la più scaricata è "Viaggiatreno". I pendolari sono sbarcati su internet da tempo, recentemente su Twitter e su Facebook dove proprio un cremonese ha ideato il profilo "Trenord victims" - nome che è tutto un programma. Migliaia i followers e i contatti conquistati in pochi giorni. Qui ci si tiene aggiornati in tempo reale su ogni questione, tra cinguettii ironici sulle temperature dei vagoni e post inviperiti sui disservizi della linea, si racconta la cronistoria quotidiana sulla tratta Mantova-Cremona-Milano e ritorno.
E quando la vita assume il solito tran-tran, i passatempi istituzionalizzati non mancano.
Nell'equipaggiamento c'è sempre un mazzo di carte. Sul Cremona-Mantova si svolgono veri tornei. C'è il club della "Briscola a quattro" e quello della "Briscola a cinque", quest'ultimo appannaggio dei veterani. «Per diversi anni abbiamo organizzato dei veri tornei – racconta con un po' di malinconia Matteo Casoni, più di vent'anni di viaggi e cofondatore del comitato "InOrario" – Puntavamo anche soldi con i quali poi si organizzava una cena. Ora il gruppo si è sgretolato». Una diaspora, colpa dell'inserimento di una nuova tratta nei due orari della sera.
Le "briscolate" sono consessi riconosciuti e rispettati: è buona regola non interrompere una partita. Anche i controllori lo sanno e passano senza interrompere il gioco accennando solo timido saluto.
C'è invece chi preferisce isolarsi leggendo un libro, guardando un film (sul proprio pc, naturalmente), ascoltando musica, sferruzzando a maglia o facendo l'uncinetto. Qualche volta si mangia e si beve. Più spesso ci si innamora e ci si lascia. «Si studia e si lavora – racconta Laura, altra pendolare - si fanno videoconferenze, ci si trucca e si chiama a casa per gestire la vita dei figli. Diciamo che l'esistenza fuori dai binari non si interrompe. Anzi trovi lo spazio e il tempo per riorganizzala».
Ma è già tempo di scendere. Prossima fermata, Milano Centrale. E per il rientro? Rapida consultazione, poi il responso: c'è già pronto un treno per tornare a casa.
Le "lotte" contro i ritardi sono il cemento della convivenza sulle rotaie; le ore trascorse negli scompartimenti durante il quotidiano pellegrinaggio dal Torrazzo alla Madonnina sono la base di una comunità che col tempo si è organizzata e ha dato a ciascuno un ruolo.
Ci sono i "veterani" e le "leve"; i "capi" e i "seguaci". Spazi per tutti e postazioni assegnate, come le poltroncine per chi dorme e quelle per chi è già iperattivo di buon'ora. Strategie e regole tacite, che non sono lontane dalla comune legge di sopravvivenza. Per essere un seriale della ferrovia occorre anche questo: uno spiccato spirito di autoconservazione e un certo senso pratico.
Nel kit del passeggero cremonese d'esperienza non manca ad esempio la brugola quadrata per aprire i finestrini quando d'estate l'ambiente si fa torrido. Perchè nell'era dell'alta velocità, un impianto di refrigerazione che funzioni non è ancora arrivato. L'arnese, un tempo nelle tasche dei soli controllori, ora è diventato un distintivo.
Già degni di rispetto solo per il fatto di avere resistito a logoranti anni di trasferte, gli "anziani" sono quelli ai quali ci si può rivolgere in caso di necessità, quelli sempre superinformati, quelli superaffidabili, punti fermi di una collettività in movimento. Si incontrano sul diretto delle 6.58. «Ci si arrangia, ci si ingegna, ma soprattutto ci si adegua – sintetizzano la loro filosofia – D'altra parte si trascorrono sul treno in media tre ore e mezzo al giorno. Il segreto della resistenza? Se quello che vai a fare è qualcosa che ti piace e ti rende felice».
Orfani da poche settimane del mitico Gigi Stanga, che vantava 36 anni di !avàanti e indré" da Milano, hanno ereditato da lui l'arte del pendolarismo. Con un certo orgoglio svuotano le tasche e mostrano il loro piccolo tesoro, messo insieme nei mille viaggi compiuti: spunta un cacciavite multiuso, una pinza, una pila, specchietti vari, e set portatile da sarta, con gli aghi già infilati. «Perchè quando viaggi può accadere di tutto – spiega Simona, cremonese con 11 anni di carriera all'attivo sul 6.58 – Una lampo inceppata, un bottone che salta, una vite degli occhiali allentata». Nel bagaglio di molti c'è anche la "sindone", un telo utilizzato per coprire i sedili sudici e scassati. I fondamentalisti dell'igiene sono muniti di Amuchina e di una bomboletta di deodorante spray per l'ambiente. Il pendolare, dice una recente indagine, ha una tempra forte: per la sua alta esposizione ai batteri e virus è più resistente alle malattie. Sarà. Intanto la differenza tra "pendolare vero" e utente occasionale la fa la memoria. Solo se snoccioli come un rosario la tabella degli orari ti puoi considerare a un buon livello di carriera. I ritardi sono il nemico da contrastare, va da sé che conoscere cambi e collegamenti è importante e ti può fare guadagnare tempo. I più navigati sanno sciorinare anche il numero di riconoscimento di ogni treno. Altra conoscenza preziosa in tempi di guasti e software in tilt che permette di prevedere il futuro: incrociando i dati puoi pronosticare intoppi, avvertire colleghi e "prenotare" un posto evitando di restare in piedi o peggio accanto alle toilette. «E quando dal binario vedi pendere dai finestrini le tendine vuol dire che la carrozza è stata occupata» spiegano. Un segnale convenzionale che resiste da anni.
Prima dell'avvento della tecnologia si comunicava anche con i fischi. Ci si affacciava ai finestrini e richiamavi così l'attenzione dei tuoi compagni. Ora basta un sms. I telefonini hanno semplificato la vita anche sui binari. «Ad esempio – raccontano quelli che nel tempo hanno assistito all'evoluzione della specie – se il nostro treno farà ritardo lo sappiamo già prima che parta. Sono i nostri colleghi a bordo del precedente che ci avvertono su rallentamenti e noi facciamo lo stesso con quelli che ci seguono». Una catena di comunicazione che ti permette di adottare contromisure e che spesso prende in contropiede anche il personale delle ferrovie.
La città che si sposta è in rete. Tutti si conoscono o si riconoscono, smanettano su tablet e computer portatili, hanno sul proprio smartphone le App per essere costantemente informati: la più scaricata è "Viaggiatreno". I pendolari sono sbarcati su internet da tempo, recentemente su Twitter e su Facebook dove proprio un cremonese ha ideato il profilo "Trenord victims" - nome che è tutto un programma. Migliaia i followers e i contatti conquistati in pochi giorni. Qui ci si tiene aggiornati in tempo reale su ogni questione, tra cinguettii ironici sulle temperature dei vagoni e post inviperiti sui disservizi della linea, si racconta la cronistoria quotidiana sulla tratta Mantova-Cremona-Milano e ritorno.
E quando la vita assume il solito tran-tran, i passatempi istituzionalizzati non mancano.
Nell'equipaggiamento c'è sempre un mazzo di carte. Sul Cremona-Mantova si svolgono veri tornei. C'è il club della "Briscola a quattro" e quello della "Briscola a cinque", quest'ultimo appannaggio dei veterani. «Per diversi anni abbiamo organizzato dei veri tornei – racconta con un po' di malinconia Matteo Casoni, più di vent'anni di viaggi e cofondatore del comitato "InOrario" – Puntavamo anche soldi con i quali poi si organizzava una cena. Ora il gruppo si è sgretolato». Una diaspora, colpa dell'inserimento di una nuova tratta nei due orari della sera.
Le "briscolate" sono consessi riconosciuti e rispettati: è buona regola non interrompere una partita. Anche i controllori lo sanno e passano senza interrompere il gioco accennando solo timido saluto.
C'è invece chi preferisce isolarsi leggendo un libro, guardando un film (sul proprio pc, naturalmente), ascoltando musica, sferruzzando a maglia o facendo l'uncinetto. Qualche volta si mangia e si beve. Più spesso ci si innamora e ci si lascia. «Si studia e si lavora – racconta Laura, altra pendolare - si fanno videoconferenze, ci si trucca e si chiama a casa per gestire la vita dei figli. Diciamo che l'esistenza fuori dai binari non si interrompe. Anzi trovi lo spazio e il tempo per riorganizzala».
Ma è già tempo di scendere. Prossima fermata, Milano Centrale. E per il rientro? Rapida consultazione, poi il responso: c'è già pronto un treno per tornare a casa.