Cremo, una sconfitta che odora di passato

20 DIC 14
Ultimo aggiornamento: 15:23 | 16 MAG 25
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La Cremo deraglia quando meno te l'aspetti. Avanti di due gol e con il morale in orbita, spegne i motori e si lascia risucchiare dalla corrente di risacca generata dal ritorno in sella della Torres. Un naufragio imprevisto che costringe i grigiorossi ad appendere sul bagnasciuga ogni ambizione ad ampio raggio. La grande rincorsa finisce qui. Ostacolata da errori che sembravano far parte dell'abum dei ricordi ingialliti. Invece no, perché ora ci si ritrova a fare i conti con incertezze forse mai estirpate e una classifica dal fiato corto.
La Cremo frena nel gioco e frana sulle palle inattive, secondo il più collaudato dei canovacci. A lume di naso pesa più l'assenza di Giampaolo in panchina che i forfait variamente assortiti di chi non può scendere il campo (Jadid e Bassoli su tutti).
Un'influenza che finisce con l'influenzare soprattutto i grigiorossi, incapaci di gestire i momenti di massimo caos emotivo provocato dalle tre reti segnate dagli isolani in rapida sequenza. Bordate tirate ad alzo zero dopo che la partita è già incanalata in direzione opposta. La Cremo comincia come sempre. Tenendo basso il ritmo e guardando dritti negli occhi gli avversari. Prima di affondare il colpo pregi e difetti vanno mandati a memoria nella testa. C'è poi da tenere conto del periodo delicato di questa Torres, che se la passa davvero male. E la legge della jungla insegna che le belve ferite non vanno scherzate. Così Favalli e Palomeque si vedono poco dalle parti di Testa, impegnati nel non lasciare spazi a Imparato e Foglia. Anche i rossoblù hanno poca voglia di scoprirsi. Anzi, la loro preoccupazione massima è accerchiare Kirilov come i sioux facevano le carovane dei pionieri sui sentieri dell'Ovest.
Ad ogni mossa, l'adeguata contromossa. Maiorino è la freccia avvelenata scagliata nel cuore della difesa. La domenica in tono minore di Castellini esalta le sue qualità di giocoliere con il gusto della praticità e ogni pallone che tocca è il pretesto per far ballare i nostri.
La Cremo inizialmente sfoggia il Brighenti delle migliori occasioni, quello capace di ritagliarsi spazi e aprire il fronte per i compagni. Al primo contropiede Palermo fa filare a tutto gas la littorina Kirilov che guadagna un calcio di punizione dal limite. L'esecuzione di Brighenti lascia di stucco Testa e promette di scrivere una tarda mattinata dal sapore intenso per i grigiorossi. La capocciata di Gambaretti che coglie il portiere della Torres ancora impreparato non fa altro che rafforzare la sensazione positiva intorno alla partita. Ma è sul doppio vantaggio che la Cremo esce di scena. Non funziona la fase difensiva, tagliata a metà dai cambi di campio dei padroni di casa che espongono gli esterni grigiorossi a sbandamenti non programmati. Il gol di Aya è il biglietto che riporta la Cremo sugli scomodi sedili della macchina del tempo, il codice che spalanca la porta a precipizio sulle debolezze del passato. Quando riemergono dal tunnel degli spogliatoi, i grigiorossi hanno il volto spento dei giorni peggiori.
Palermo perde il filo della trama, Moroni e Alessandro Marchi non collaborano nel mantenere in equilibrio le distanze fra i reparti e la linea difensiva scivola sempre più lontana dal resto della squadra. La Torres legge l'affanno e ci dà dentro nel costruire con convinzione le proprie fortune. L'inserimento di Santaniello permette a Maiorino di sistemarsi dietro la prima punta e aprire crepe nel muro avversario partendo dalla terra di mezzo. Baraye dà invece il meglio di sé partendo dalla corsia laterale. I calci d'angolo di Maiorino spediscono in orbita i sardi e mettono a nudo le difficoltà della Cremo. Prima Cafiero approfitta di una sfarfallata di Galli – il portiere però ha dalla sua due parate decisive piazzate in altri momenti della gara - poi Aya firma in spaccata la rete del ribaltone. Gli ingressi di Crialese (impiegato in mediana nell'ultimo quarto d'ora) e Mattia Marchi non producono effetto. I grigiorossi restano ai margini della partita fino al fischio finale, rimediando una sconfitta che odora di passato.