
Quanto sono preziosi i piedi di Jadid? Parecchio a giudicare da questi primi novanti minuti di una stagione che per la Cremo è tutta da scoprire.
È lui il perno attorno al quale ruota ogni aspirazione, piccola o grande che sia. Un punto di riferimento per lo stuolo di giovani ancora alla ricerca di un centro di gravità permanente. Lo 0-0 con l'Albinoleffe può avere diverse chiavi di lettura, ma quasi tutte conducono al marocchino, perché dai suoi piedi transitano i palloni migliori e poggiando sulle sue geometrie la Cremo riesce a costruire trame interssanti. Non si tratta di Jadid-dipendenza, ma dello scotto fisiologico che la squadra è costretta a pagare in termini di muscoli ed esperienza anche davanti ad avversari che esibiscono le stesse credenziali anagrafiche sembrando però più strutturati.
E' il caso dell'Albinoleffe di Pala, squadra ricostruita durante l'estate ancora una volta all'insegna della linea verde e cucita attorno a Corradi e Pesenti, i suoi elementi migliori per antonomasia. Non essere riusciti a spuntarla nonostante la temibile coppia orobica fosse già ai margini della gara prima della mezz'ora (espulso il trequartista, appiedata da un infortunio la punta) è un dettaglio che in qualche modo deve far riflettere.
La Cremo ha comunque raccolto l'applauso dello Zini. Meritato per la voglia dispensata nel tentativo di agguantare i tre punti e per l'entusiasmo che sa suscitare questo nuovo corso abbracciato dalla società dopo la mancata promozione della passata stagione (2178 abbonamenti staccati in pochissimi giorni valgono più di ogni biglietto da visita).
La vittoria, in fondo, sarebbe stata un premio equo. La mancanza di lucidità e peso in zona tiro sommata alla prestazione monstre di Offredi hanno però scritto un finale diverso.
Comunque sia Montorfano può lavorare su basi concrete. La difesa, governata da Giorgi per l'assenza di Bassoli, ha concesso pochissimo: solo un liscio rimediato da Gambaretti in rimonta su Vorobjovs e un paio di conclusioni dalla distanza pinzate da Battaiola.
Favalli (nella ripresa) e Marongiu (nella prima parte) si sono dati da fare anche in appoggio senza perdere di vista l'equilibrio generale della squadra. Lombardo, playmaker di stoffa, è stato catapultato in una dimensione diversa rispetto al campionato Primavera e deve crescere ancora parecchio in costruzione, ma al tirar delle somme ha schermato bene la terza linea. Non si è risparmiato Alessandro Marchi, non sempre lucido nel dettare il passaggio ma efficace sotto il profilo del dinamismo.
Stringi stringi è invece mancato Brighenti. Il bomber dello scorso anno sta ancora studiando da prima punta e privato della figura di un totem capace di catalizzare l'attenzione dei difensori, è apparso spaesato.
La Cremo senza le conclusioni del suo capitano al momento è a potenziale offensivo ridotto.
Mattia Marchi – soprattuto quando ha lasciato la fascia per far coppia centrale con Brighenti – e Kirilov hanno saputo rendersi pericolosi (il primo con i colpi di testa, il bulgaro seminando avversari con i suoi brucianti cambi di passo), ma sulla loro strada hanno trovato i guantoni spianati di Offredi. Così all'Albinoleffe è bastato difendersi in modo ordinato facendo leva su Moi per limitare i guai. Il resto l'ha fatto la sagacia di Pala, mister che conosce il vocabolario dei giovani e sa caricarli a molla. L'espulsione di Corradi (pizzicato mentre scalciava Gambaretti a gioco fermo) e il forfait di Pesenti non l'hanno abbattuto più di tanto. Anzi, inserendo Personè e chiedendo a Vorobjovs il doppio lavoro ha permesso agli orobici, già ripegati su loro stessi, di non accartocciarsi a ridosso dei sedici metri.
L'ingresso di Di Francesco – come Lombardo altro figlio d'arte – e il conseguente passaggio al 4-2-4 ha dato modo alla Cremonese di farsi ancora più insistente nel presidiare la trequarti avversaria creando diverse pallegol. Sforzi vanificati dal quinto difensore gettato nella mischia da Pala. Chiedere più cinismo in zona tiro forse al momento è pretendere troppo. E anche se i conti non quadrano perfettamente, sotto questo 0-0 ci sono segnali positivi attorno ai quali costruire un progetto duraturo.
È lui il perno attorno al quale ruota ogni aspirazione, piccola o grande che sia. Un punto di riferimento per lo stuolo di giovani ancora alla ricerca di un centro di gravità permanente. Lo 0-0 con l'Albinoleffe può avere diverse chiavi di lettura, ma quasi tutte conducono al marocchino, perché dai suoi piedi transitano i palloni migliori e poggiando sulle sue geometrie la Cremo riesce a costruire trame interssanti. Non si tratta di Jadid-dipendenza, ma dello scotto fisiologico che la squadra è costretta a pagare in termini di muscoli ed esperienza anche davanti ad avversari che esibiscono le stesse credenziali anagrafiche sembrando però più strutturati.
E' il caso dell'Albinoleffe di Pala, squadra ricostruita durante l'estate ancora una volta all'insegna della linea verde e cucita attorno a Corradi e Pesenti, i suoi elementi migliori per antonomasia. Non essere riusciti a spuntarla nonostante la temibile coppia orobica fosse già ai margini della gara prima della mezz'ora (espulso il trequartista, appiedata da un infortunio la punta) è un dettaglio che in qualche modo deve far riflettere.
La Cremo ha comunque raccolto l'applauso dello Zini. Meritato per la voglia dispensata nel tentativo di agguantare i tre punti e per l'entusiasmo che sa suscitare questo nuovo corso abbracciato dalla società dopo la mancata promozione della passata stagione (2178 abbonamenti staccati in pochissimi giorni valgono più di ogni biglietto da visita).
La vittoria, in fondo, sarebbe stata un premio equo. La mancanza di lucidità e peso in zona tiro sommata alla prestazione monstre di Offredi hanno però scritto un finale diverso.
Comunque sia Montorfano può lavorare su basi concrete. La difesa, governata da Giorgi per l'assenza di Bassoli, ha concesso pochissimo: solo un liscio rimediato da Gambaretti in rimonta su Vorobjovs e un paio di conclusioni dalla distanza pinzate da Battaiola.
Favalli (nella ripresa) e Marongiu (nella prima parte) si sono dati da fare anche in appoggio senza perdere di vista l'equilibrio generale della squadra. Lombardo, playmaker di stoffa, è stato catapultato in una dimensione diversa rispetto al campionato Primavera e deve crescere ancora parecchio in costruzione, ma al tirar delle somme ha schermato bene la terza linea. Non si è risparmiato Alessandro Marchi, non sempre lucido nel dettare il passaggio ma efficace sotto il profilo del dinamismo.
Stringi stringi è invece mancato Brighenti. Il bomber dello scorso anno sta ancora studiando da prima punta e privato della figura di un totem capace di catalizzare l'attenzione dei difensori, è apparso spaesato.
La Cremo senza le conclusioni del suo capitano al momento è a potenziale offensivo ridotto.
Mattia Marchi – soprattuto quando ha lasciato la fascia per far coppia centrale con Brighenti – e Kirilov hanno saputo rendersi pericolosi (il primo con i colpi di testa, il bulgaro seminando avversari con i suoi brucianti cambi di passo), ma sulla loro strada hanno trovato i guantoni spianati di Offredi. Così all'Albinoleffe è bastato difendersi in modo ordinato facendo leva su Moi per limitare i guai. Il resto l'ha fatto la sagacia di Pala, mister che conosce il vocabolario dei giovani e sa caricarli a molla. L'espulsione di Corradi (pizzicato mentre scalciava Gambaretti a gioco fermo) e il forfait di Pesenti non l'hanno abbattuto più di tanto. Anzi, inserendo Personè e chiedendo a Vorobjovs il doppio lavoro ha permesso agli orobici, già ripegati su loro stessi, di non accartocciarsi a ridosso dei sedici metri.
L'ingresso di Di Francesco – come Lombardo altro figlio d'arte – e il conseguente passaggio al 4-2-4 ha dato modo alla Cremonese di farsi ancora più insistente nel presidiare la trequarti avversaria creando diverse pallegol. Sforzi vanificati dal quinto difensore gettato nella mischia da Pala. Chiedere più cinismo in zona tiro forse al momento è pretendere troppo. E anche se i conti non quadrano perfettamente, sotto questo 0-0 ci sono segnali positivi attorno ai quali costruire un progetto duraturo.