Visconti, Caracciolo, Della Rocca i tre volti da copertina della Cremo

17 MAG 14
Ultimo aggiornamento: 17:04 | 16 MAG 25
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Pietro Visconti, Antonio Caracciolo, Gigi Della Rocca. La copertina di una semifinale d'andata senza padrone né padrini ha i loro volti.
Tre, come i gli antenati usciti dalla penna di Italo Calvino. E a rovistare nelle prestazioni dei grigiorossi si legge qualcosa di romanzesco.
Visconti si è presentato ai playoff al termine di una stagione giocata contromano, costellata di errori ed erroracci. Considerato da parte del pubblico e della critica alla stregua del cavaliere inesistente, in una gara e mezza si è riciclato a pieno titolo nei panni di uomo della Provvidenza. Il gol che permette alla Cremo di uscire senza ammaccature dai primi novanta minuti con il Sudtirol è suo. Una punizione arguta e beffarda. La barriera che salta al nel momento sbagliato e lui  infila il pallone sotto le gambe dei biancorossi battendo Facchin di giustezza. La sua è una di quelle reti che cambiano l'umore della giornata, rimettono le ali ai piedi, spingono ad osservare il futuro attraverso lenti rosa, perché fin lì i grigiorossi stavano soffrendo la freschezza ospite. Dopo quell'acuto in risposta allo 0-1 di Corazza, in campo c'è una Cremo diversa. Sicura di sé al punto giusto, propositiva e capace di mettere alle corde almeno sporadicamente gli uomini di Rastelli.
In difesa, poi, la sensazione di viaggiare in sicurezza verso il novantesimo è concreta.
Ed è lì che Caracciolo vive la sua domenica bestiale. Il visconte dimezzato dalle brutture della sfida infinita con l'Albinoleffe si prende la rivincita disputando la partita perfetta. Rammenda i buchi dei compagni, morde i polpacci agli avversari, si sciroppa la fascia raschiando dal barile delle energie quando Dionigi lo sposta a fare il terzino nel 4-4-2 scelto per contenere gli altoatesini. Finisce sulle gambe Antonio, dopo aver dato tutto e di più. Compreso un pallone a Della Rocca che avrebbe potuto spaccare in due la partita, non si fosse messo di traverso Facchin. Non averlo a disposizione nella gara di ritorno (ammonito, sarà squalificato), è un punto a sfavore.
Della Rocca, invece, è il barone rampante che tiene in piedi l'attacco con la forza dell'ostinazione, un terminale offensivo coraggioso e testardo, spesso lasciato solo dai compagni costretti a tamponare il calcio organizzato del Sutirol. Gigi non se la prende e mentre Brighenti vaga dentro una domenica anonima, lui sgobba per quattro, va a cercarsi palloni nelle terre di mezzo, si rifionda all'attacco mettendo pressione agli ospiti. Manca solo il gol alla sua prova, un dettaglio che stavolta però non può che passare in secondo piano.
L'1-1 tiene accese le speranze dei grigiorossi, messi a tratti in soggezione dalle geometrie e dalla freschezza di Kiem e compagni. Il Sudtirol anche allo Zini dimostra la solidità che l'ha portato a diventare la squadra con il miglior tasso di redditività nel ritorno. Le partenze di Iacoponi (finito all'Entella) e di Campo sono compensate dal sistema scelto da Rastelli per esaltare il dinamismo del centrocampo. Con Pederzoli vertice basso ligio alle consegne e Branca e Fink a dettare il passo, Armellino fatica a trovare la posizone, mentre ballano a lungo Bruccini e Palermo. I tre attaccanti sono terribilmente agili, giusto quanto serve per creare difficoltà ad una retroguardia poco esplosiva com'è quella grigiorossa. Corazza è l'uomo in più, tecnico se deve difendere palla e cinico opportunista nei sedici metri (il suo gol, in mischia, è propiziato da un errore di Bremec). Turchetta e Minesso sono supporti di movimento indispensabili nel gettare lo scompiglio con incursioni sul filo della velocità (stavolta è Bergamelli a rischiare il default). Al Druso, domenica prossima, sarà gara senza pronostico. Con i padroni di casa che vi arrivano forti di una condizione atletica invidiabile e con le batterie del morale a piena carica. La Cremo ha qualche certezza in meno (restano da limare errori individuali pagati pesantemente in termini di reti subite) ma molta esperienza in più da gettare in mischia. E nelle sfide senza appello spesso è quella a scavare la differenza.