
Terzo posto in cassaforte. A 180 minuti dalla fine della stagione regolare, i grigiorossi mandano un segnale pesante al campionato piegando con merito il Vicenza. Una vittoria firmata da Brighenti e Armellino, i migliori del lotto nell'arco dei novanta minuti. Tre punti conquistati con temperamento e tenacia, arrivati ad una manciata di minuti dal fischio finale. Perché la zona Dionigi non è un teorema, ma la conseguenza di una precisa impronta motivazionale. Un successo arrivato in rimonta, che di questi tempi è merce in grado di mettere allegria; calibrando sforzi ed energie, come conviene a coloro che i aspirano ad un ruolo da protagonisti in playoff dove la differenza fra vittoria e sconfitta spesso risiede nel saper miscelare correttamente la forza fisica a quella mentale.
Non era cominciato bene il big match con i biancorossi di Lopez, terza forza del campionato al netto dei punti di penalizzazione prima del fischio d'inizio e ora ancorati mestamente al quarto posto. Qualche passaggio a vuoto nel prendere le misure, una svista di Palermo sull'inserimento di Castiglia e gli ospiti si sono trovati avanti di un gol. Toccata e fuga che ha avuto vita breve. Nella specularità del 3-5-2, a lungo andare la Cremo ha visto riflettere la propria immagine in modo brillante, complici la miglior disinvoltura nell'applicazione del sistema di gioco e la maggior intensità messa in campo rispetto agli avversari. Sugli esterni Visconti ha costretto Mustacchio ad una prova di contenimento e Avogadri non è andato in sofferenza davanti a D'Elia. Perso Maritato, il Vicenza si è trovato privo di un terminale offensivo capace di far soffrire i tre centrali grigiorossi (anche perché Tulli è rimasto in ombra e Tiribocchi al momento sembra essere lontano da ritmi partita accettabili). Messa in sicurezza la fase difensiva, la Cremo ha reagito alzando il baricentro e infilandosi nelle maglie biancorosse soprattutto con Armellino. Il resto, come al solito, l'ha fatto la vena realizzativa di Brighenti. L'attaccante è andato al tiro tre volte in 45 minuti, ha pescato il jolly con un sinistro rabbioso e preciso dal limite e ha dato la sensazione di poter nuocere gravemente alla salute di Alfonso in qualsiasi momento. Segnali di risveglio sono arrivati da Della Rocca, tornato ad essere prezioso nel gioco di sponda e di nuovo pericoloso alla conclusione (il portiere ospite si è dovuto superare per neutralizzare un suo colpo di testa). Non da sottovalutare la prova di Loviso in cabina di regia, immolato da Dionigi alla causa nel secondo tempo, quando la stanchezza ha allungato le squadre e, passata la strizza per un contropiede 4 contro 2 gettato alle ortiche da Tulli, per dare maggior gamba al centrocampo si è lanciato in mischia Bruccini spostando Armellino. La Cremo è piaciuta più del Vicenza. E questi tre punti non sono un semplice dettaglio da applicare al finale di stagione in vista degli spareggi, ma la prova che la Cremo, quando c'è con la testa, non è seconda a nessuno. E il fatto che il gol sia arrivato ancora a ridosso del novantesimo, come già accaduto con il Pavia, è un preciso sintomo della ritrovata capacità dei grigiorossi di rimanere sul pezzo, senza demordere. Ora il campionato si prende una pausa di riflessione. Al rientro si farà tappa a Venezia. Altro banco di prova rilevante in vista degli spareggi da vivere in apnea.
Non era cominciato bene il big match con i biancorossi di Lopez, terza forza del campionato al netto dei punti di penalizzazione prima del fischio d'inizio e ora ancorati mestamente al quarto posto. Qualche passaggio a vuoto nel prendere le misure, una svista di Palermo sull'inserimento di Castiglia e gli ospiti si sono trovati avanti di un gol. Toccata e fuga che ha avuto vita breve. Nella specularità del 3-5-2, a lungo andare la Cremo ha visto riflettere la propria immagine in modo brillante, complici la miglior disinvoltura nell'applicazione del sistema di gioco e la maggior intensità messa in campo rispetto agli avversari. Sugli esterni Visconti ha costretto Mustacchio ad una prova di contenimento e Avogadri non è andato in sofferenza davanti a D'Elia. Perso Maritato, il Vicenza si è trovato privo di un terminale offensivo capace di far soffrire i tre centrali grigiorossi (anche perché Tulli è rimasto in ombra e Tiribocchi al momento sembra essere lontano da ritmi partita accettabili). Messa in sicurezza la fase difensiva, la Cremo ha reagito alzando il baricentro e infilandosi nelle maglie biancorosse soprattutto con Armellino. Il resto, come al solito, l'ha fatto la vena realizzativa di Brighenti. L'attaccante è andato al tiro tre volte in 45 minuti, ha pescato il jolly con un sinistro rabbioso e preciso dal limite e ha dato la sensazione di poter nuocere gravemente alla salute di Alfonso in qualsiasi momento. Segnali di risveglio sono arrivati da Della Rocca, tornato ad essere prezioso nel gioco di sponda e di nuovo pericoloso alla conclusione (il portiere ospite si è dovuto superare per neutralizzare un suo colpo di testa). Non da sottovalutare la prova di Loviso in cabina di regia, immolato da Dionigi alla causa nel secondo tempo, quando la stanchezza ha allungato le squadre e, passata la strizza per un contropiede 4 contro 2 gettato alle ortiche da Tulli, per dare maggior gamba al centrocampo si è lanciato in mischia Bruccini spostando Armellino. La Cremo è piaciuta più del Vicenza. E questi tre punti non sono un semplice dettaglio da applicare al finale di stagione in vista degli spareggi, ma la prova che la Cremo, quando c'è con la testa, non è seconda a nessuno. E il fatto che il gol sia arrivato ancora a ridosso del novantesimo, come già accaduto con il Pavia, è un preciso sintomo della ritrovata capacità dei grigiorossi di rimanere sul pezzo, senza demordere. Ora il campionato si prende una pausa di riflessione. Al rientro si farà tappa a Venezia. Altro banco di prova rilevante in vista degli spareggi da vivere in apnea.
