
Due vittorie. Tre gol all'attivo e nessuno al passivo. Terzo posto in classifica. I numeri danno ragione a Davide Dionigi, il tecnico che ha rilevato Torrente sulla panchina dei grigiorossi e viaggia con il vento in poppa. Il gioco meno. La sua Cremo dopo il San Marino liquida anche il Pavia. Ma ci riesce solo all'ultimo assalto, con Filippo Giorgi che risolve una mischia omerica e azzecca il jolly da tre punti. Quella dello Zini resta però la vittoria degli equivoci. Tattici e tecnici. Gli ospiti, ad esempio, alle prese con una classifica deficitaria e con in rosa un gruppo di liceali o poco più da far impallidire la carta d'identità dei nostri, dovrebbero puntare tutto sul contropiede; invece si ritrovano a menare le danze con una certa sicumera. Dai grigiorossi, vuoi per il blasone e vuoi per i curricula infilati sul sito di Wikipedia, ti aspetteresti novanta minuti all'arrembaggio nell'area di rigore avversaria; ma non è così, perché dalle parti di Guerci ci si arriva sporadicamente e facendo leva soprattutto sulle sgroppate solitarie degli elementi dotati di fiato e gamba. Insomma, quella ammirata (poco) con il Pavia è una Cremo da minimo sindacale. Che però porta a casa l'unica cosa realmente importante e prosegue nell'operazione fiducia.
Certo, l'interpretazione che Loviso e compagni stanno dando al 3-5-2 scelto da Dionigi è roba da giurassico. Ma dato che le partite si vincono badando al sodo, si lasci ad altri l'arte del ricamo e si tenga stretto un 1-0 che non farà storia, ma classifica sì. Anche se in realtà i difensori in linea sono cinque e lo spreco di risorse davanti ad avversari educati (gli unici ammoniti sono grigiorossi) e comunque piuttosto inoffensivi appare evidente anche all'uomo della strada. O della tribuna. Nell'undici iniziale torna Brighenti e si accomoda in panchina Francoise. Il bomber grigiorosso con i reparti tanto scollegati se la passa malaccio. I palloni giocabili nel breve sono rarissimi, ma nonostante questo riesce ad infilarne lo stesso uno oltre le spalle di Guerci. Sforzo vanificato da una carica ricevuta in precedenza dal portiere pavese. Francoise, invece, negli spazi larghi e con la squadra srotolata sul campo come si fa con certi tappeti da Croisette, si trova a suo agio e accende il finale con la fiammata che vale l'angolo decisivo. Funziona a sprazzi Della Rocca, impreciso in conclusione eppure imprescindibile per l'innata capacità di difendere palla. Il centrocampo privo di Palermo si trova in difetto di fantasia, ma acquista in forza e dinamismo. Ancora una volta, però, non brilla per costanza Loviso, comunque decisivo nel frenare una ripartenza del Pavia e abile nel verticalizzare per i compagni almeno un paio di palloni interessanti. Le perplessità, stavolta, sono legate all'apporto degli esterni, con Visconti più continuo di Avogadri ma non in modo determinante a garantire l'equilibrio in fase di spinta che questo sistema di gioco imporrebbe. Troppo speso l'interminabile linea difensiva è costretta a rintanarsi a ridosso dei venti metri, lasciando al Pavia la possibilità di recuperare un numero impressionante di seconde palle poi gestite malamente. Tutto sommato Galli trascorre un pomeriggio tranquillo, fatta eccezione per una punizione di Arrigoni resa velenosa dalla pioggia battente, ma su certe sviste che coinvolgono anche Abbate e Caracciolo ci sarà da riflettere. Intanto godiamoci le due vittorie consecutive, da celebrare adeguatamente. Soprattutto nel giorno del compleanno numero 111 della Cremo.
Certo, l'interpretazione che Loviso e compagni stanno dando al 3-5-2 scelto da Dionigi è roba da giurassico. Ma dato che le partite si vincono badando al sodo, si lasci ad altri l'arte del ricamo e si tenga stretto un 1-0 che non farà storia, ma classifica sì. Anche se in realtà i difensori in linea sono cinque e lo spreco di risorse davanti ad avversari educati (gli unici ammoniti sono grigiorossi) e comunque piuttosto inoffensivi appare evidente anche all'uomo della strada. O della tribuna. Nell'undici iniziale torna Brighenti e si accomoda in panchina Francoise. Il bomber grigiorosso con i reparti tanto scollegati se la passa malaccio. I palloni giocabili nel breve sono rarissimi, ma nonostante questo riesce ad infilarne lo stesso uno oltre le spalle di Guerci. Sforzo vanificato da una carica ricevuta in precedenza dal portiere pavese. Francoise, invece, negli spazi larghi e con la squadra srotolata sul campo come si fa con certi tappeti da Croisette, si trova a suo agio e accende il finale con la fiammata che vale l'angolo decisivo. Funziona a sprazzi Della Rocca, impreciso in conclusione eppure imprescindibile per l'innata capacità di difendere palla. Il centrocampo privo di Palermo si trova in difetto di fantasia, ma acquista in forza e dinamismo. Ancora una volta, però, non brilla per costanza Loviso, comunque decisivo nel frenare una ripartenza del Pavia e abile nel verticalizzare per i compagni almeno un paio di palloni interessanti. Le perplessità, stavolta, sono legate all'apporto degli esterni, con Visconti più continuo di Avogadri ma non in modo determinante a garantire l'equilibrio in fase di spinta che questo sistema di gioco imporrebbe. Troppo speso l'interminabile linea difensiva è costretta a rintanarsi a ridosso dei venti metri, lasciando al Pavia la possibilità di recuperare un numero impressionante di seconde palle poi gestite malamente. Tutto sommato Galli trascorre un pomeriggio tranquillo, fatta eccezione per una punizione di Arrigoni resa velenosa dalla pioggia battente, ma su certe sviste che coinvolgono anche Abbate e Caracciolo ci sarà da riflettere. Intanto godiamoci le due vittorie consecutive, da celebrare adeguatamente. Soprattutto nel giorno del compleanno numero 111 della Cremo.