La domenica contromano della Cremonese a Vercelli

8 MAR 14
Ultimo aggiornamento: 16:53 | 16 MAG 25
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L'unico a metterci la testa è Caracciolo. Ma lo fa nel modo sbagliato: infilando la porta di Galli in avvio e lasciando a piedi la Cremonese. La sua autorete è l'emblema della resa. Senza idee e con i nervi a fior di pelle, i grigiorossi perdono un'imbattibilità che durava da nove turni e abbandonano virtualmente la lotta per il secondo posto. Torrente finisce così sulla graticola. Contestantissimo a fine gara mentre esce dal campo ciondolante e con lo sguardo basso. Ma sul banco degli imputati sale anche una squadra di fantasmi, che si mette nei guai da sola e non trova l'antidoto giusto per rimettersi in pista. In confusione già nello spogliatoio, la Cremo va subito sotto e non regge la pressione tanto che finirà in dieci (espulso Bruccini, troppo spesso sopra le righe durante il big match). Torrente in un colpo solo ripesca Campo, Martina Rini e il 4-3-3 ottenendone in cambio nulla di buono. L'ex Sudtirol è l'ombra di se stesso. Evanescente e inconcludente, è anche l'uomo che a tempo scaduto sbaglia il pallone che avrebbe potuto raccontare un epilogo diverso, calciandolo a lato a porta vuota. Martina Rini gioca solo un tempo, corre parecchio ma spesso lo fa senza seguire un filo logico lasciando voragini in mediana. E il 4-3-3, sulla pressione ordinata della Pro, diventa la coperta corta che ancora una volta annulla la vena creativa di Brighenti. Il flop, però, è di tutti. Un black out completo eppure non così inaspettato. Anche Della Rocca è vittima del naufragio. Al Piola il centravanti disputa la peggior prestazione da quando indossa il grigiorosso, lasciandosi condizionare dal pessimismo cosmico che domina l'ambiente. Paradossalmente si salva la difesa, che seppur fortemente rivisitata (l'esclusione di Minelli per Caracciolo centrale col senno di poi sarà fonte di discussione) regge il confronto davanti alle avanzate di Marchi ed Erpen, sempre sostenuti da Fabiano e Statella. Il migliore però è Galli, autore di tre parate in odor di miracolo, utili solo ad addolcire il passivo. E se da una parte la Cremo torna ad essere quella squadra dalla psiche fragile che condizionò la marcia durante l'andata, la Pro conferma la propria intelaiatura robusta. Poche occasioni concesse agli avversari, tanto agonismo incarnato da Cosenza e Scavone, indubbiamente fra i migliori, e un calcio pratico che sa essere redditizio. La vittoria dei piemontesi ci sta per intero. Cremona si prepara invece ad un'altra settimana di processi e contestazioni. La piazza chiede la testa di Torrente, che forse non gode più la fiducia del gruppo. Dalla sua un alibi di ferro: in questa squadra ad essere rimpianti sono sempre e solo gli assenti. Ai quali prima o poi è concessa l'occasione di far rimpiangere anche la loro presenza.