
Sbiadita, più che ingiallita. E con l'animo a pezzi, anche se non ancora in frantumi. La Cremonese annota un punto in più in classifica e una vittoria in meno sulla tabella di marcia. Stavolta ci sono pochi dubbi: l'1-1 di Pavia lascia il bicchiere vuoto per trequarti. Contro una squadra modesta, i grigiorossi hanno spedito al macero un'altra buona occasione per rifarsi la reputazione e ora navigano ad otto lunghezze dalla capolista Virtus Entella. Un divario enorme per quelle che, a detta del tecnico pavese Pala, sarebbero le "diciotto individualità più forti della Lega Pro". La classifica, però, dice ben altro. La Cremo è squadra stranamente insicura, volubile, inconcludente. Vive momenti di apatia interiore apparentemente inspiegabili, manifesta preoccupazioni al primo starnuto avversario, diffida di se stessa come farebbe del suo peggior nemico. Gli ultimi novanta minuti giocati a singhiozzo da Loviso e compagni non fanno altro che confermare quanto emerso nelle ultime settimane: qualcosa non funziona nella corteccia dei grigiorossi. Non è altrimenti spiegabile un pareggio acciuffato in rimonta, contro un'avversaria che è passata in vantaggio a sua stessa insaputa, sfruttando, con De Cenco, una topica del giovane Galli e che prima e dopo la rete si è limitata a restare in campo badando soprattutto a mantenere ordine e posizioni. A fine gara si è detto che, nonostante tutto, le occasioni non sono mancate. Vero. Più che altro concentrate nella parte centrale della ripresa. Loviso che scalda le mani a Facchin, Bergamelli che vede il suo pallone scheggiare la traversa, Brighenti rimpallato a un metro dalla linea bianca da Rinaldi. E ancora: un tirocross di Visconti rimasto senza autore, il colpo di testa di Caridi andato a morire a fil di palo, l'inzuccata di Palermo finita alta di un niente. Eppure siamo ancora qui a sospirare per la prontezza di riflessi con la quale Brighenti ha rattoppato un buco nel morale grosso così, una manciata di secondi dopo il gol subito (è il suo quinto gol in campionato). Una reazione veemente che cancella l'esito catastrofico della trasferta, ma lascia aperto il problema sulla crisi d'identità che sta vivendo la squadra. I grigiorossi hanno trascorso buona parte del pomeriggio nella trequarti avversaria, dando però solo a tratti l'impressione di voler mordere i tre punti. La mole di lavoro, stavolta, non ha trovato adeguato sostegno negli esterni. Carlini è rimasto imprigionato in un cono d'ombra e anche Casoli, pur essendo più propositivo, quasi mai è riuscito ad essere un valore aggiunto. Il recupero di Palermo offre una chance in più alla mediana. Ma la prova scostante di Armellino, ancora una volta ha limitato la politica degli inserimenti che dovrebbe essere invece il sale del 4-3-3. Le cose non sono andate benissimo neppure sul fronte difensivo. Fatta la tara con il peso (piuma) degli avversari e l'errore da matita rossa di Galli, restano una serie di indecisioni che fanno riflettere. Dall'atteggiamento poco redditizio degli esterni, ad alcune svirgole nel mezzo, che altri avversari non avrebbero perdonato. Difetto d'origine è ancora legato al modo con il quale si deve difendere sul fantasista. Manzoni, di gran lunga il più tecnico dei suoi, ha potuto giocare in assoluta libertà troppi palloni, trasformandoli in verticalizzazioni poi non andate a buon fine. E ciò deve preoccupare il giusto. Il cambio di sistema attuato con gli inserimenti di Francoise e Caridi ha portato vivacità, ma non concretezza. A dimostrazione che il nodo non lo si scioglie variando l'assetto tattico. La Cremonese vive un malessere tutto suo. E l'ipocondria è nemica dura da piegare.