
Per sapere se quella che si ha davanti può diventare una grande squadra bisogna capire se, nel dna, è una di quelle che insegue le situazioni oppure, invece, cerca di determinarle. Se si adatta, oppure “fa la partita”. Certo, ci vuole prontezza, qualità, e anche coraggio. Perché una partita sono 90’ di materia fluida, complicata da leggere e da maneggiare per quell’imprevedibilità che sta dentro ogni rimbalzo di palla e che rende interessante anche la più metodica delle sfide “a scacchi”. Avere le carte in regola per diventarlo, tuttavia, non è come essere una grande squadra. Contano i risultati: un conto è provarci, impostare una mentalità vincente. Un altro conto è vincere. Per la Cremo finora i conti tornano. Tre partite, sette punti (+2 in arrivo per altre strade) con dentro tutti gli ingredienti che servono. Se c’è una cosa evidente dopo 270’ di campionato grigiorosso, è la ricerca continua di determinare l’inerzia della partita, che spesso e volentieri ha preso direzioni opposte a quelle desiderate (e in certo modo meritate) dalla Cremo.
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